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Taglieri in plastica e rischio oncologico: cosa dice la scienza

Taglieri in plastica e rischio oncologico

Gli studi mostrano che quando si utilizzano taglieri in plastica vengono prodotte centinaia di microplastiche che entrano inevitabilmente nel cibo. Queste particelle, che possono ulteriormente modificarsi durante i processi di cottura, potrebbero avere effetti negativi per la salute, ma attualmente i dati disponibili non sono sufficienti a dimostrare con certezza un legame con l’aumento del rischio di sviluppare tumori nell’uomo.


  • Utilizzare taglieri in plastica può generare frammenti di microplastiche che vengono poi ingeriti attraverso gli alimenti.
  • Non tutti i materiali plastici sono uguali in termini di rilascio di microplastiche e di potenziali effetti sulla salute.
  • Tra i possibili effetti negativi sulla salute, i dati evidenziano aumento dell’infiammazione, alterazione del microbiota e aumento di alcuni biomarcatori tumorali.
  • Gli studi ad oggi sono stati condotti soprattutto in modelli sperimentali e servono ulteriori dati per poter confermare l’impatto a lungo termine delle microplastiche derivate dai taglieri sulla salute.
  • Seguendo alcune semplici regole è possibile ridurre il rischio e utilizzare questi comodi utensili da cucina in maggior sicurezza.

Quanta plastica nel mio piatto!

Fino a una cinquantina di anni fa, il legno è stato il materiale più utilizzato per realizzare i taglieri presenti nelle nostre cucine, ma a partire dagli anni ’70 del secolo scorso hanno fatto la loro comparsa sul mercato numerosi materiali plastici che hanno in poco tempo sostituito il legno per la fabbricazione di diversi utensili da cucina.

Oggi i taglieri in plastica sono considerati estremamente pratici e sono molto diffusi, ma i recenti studi sui pericoli per la salute legati alle contaminazioni da plastica stanno facendo sorgere dubbi sulla sicurezza del loro utilizzo in cucina. Per quanto riguarda nello specifico questi utensili, preoccupano in particolare le particelle plastiche di piccole dimensioni (microplastiche e nanoplastiche) che potrebbero generarsi durante l’utilizzo e contaminare i cibi, finendo poi per essere ingerite durante il pasto.

Secondo le stime oggi disponibili, ogni persona è esposta a milioni di particelle di microplastiche rilasciate da utensili e contenitori ogni anno per un peso complessivo che potrebbe potenzialmente arrivare fino a 50 grammi.

Senza dubbio anche i taglieri in plastica hanno un ruolo nel determinare questa esposizione, ma è importante sottolineare che sono tanti i fattori che determinano la quantità di frammenti di microplastiche rilasciate nel cibo, tra i quali il materiale (molto comuni polietilene e polipropilene)

Gli autori di uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Environmental Science & Technology hanno stimato il rilascio di microplastiche da taglieri in polietilene e polipropilene:

 Numero particelle per taglioNumero particelle per anno (milioni)Quantità potenzialmente ingeribile per anno (grammi)
Polietilene1−1414,5−71,97,4−50,7
Polipropilene3−1579,449,5

Come si legge nella ricerca, i numeri riportati sono delle stime e possono inoltre variare anche a seconda di:

  • età del tagliere più vecchia (e rovinata) è la superficie, maggiore è la quantità di microplastiche rilasciate)
  • forza utilizzata nel taglio degli alimenti: più energico è il taglio (per esempio per tagliare alimenti particolarmente duri), più elevato sarà il rilascio di microplastiche.

Dal tagliere all’organismo, l’impatto sulla salute

Sempre più studi mostrano che le microplastiche e le nanoplastiche non sono inerti quando entrano nell’organismo. Ciò significa che la loro presenza o il loro accumulo nei tessuti potrebbe causare danni alla salute a breve e lungo termine.

La loro dimensione estremamente ridotta - compresa tra 0,1 micrometri e 5 millimetri per le microplastiche e tra 1 a 100 nanometri per le nanoplastiche - rende pericolose queste particelle, dal momento che i minuscoli frammenti possono interagire facilmente con i tessuti e penetrare addirittura nelle cellule.

Nel caso specifico delle particelle rilasciate nel cibo dopo l’uso di taglieri in plastica, studi condotti su modelli animali mostrano inoltre che le risposte dell’organismo sono diverse a seconda del tipo di plastica ingerita.

Aumento dell’infiammazione e della permeabilità della barriera intestinale, legato soprattutto alle microplastiche da taglieri in polipropilene.

Modifiche del microbiota intestinale, in particolare dopo esposizione amicroplastiche da taglieri in polietilene.

Per quanto riguarda il rischio oncologico, sono stati osservati aumenti nei livelli del biomarcatore tumorale CEA (Carcinoembryonic Antigen) dopo esposizione a microplastiche da taglieri in polipropilene. Queste microplastiche hanno inoltre aumentato il livello di acido L-glutammico - una sostanza collegata alla progressione del cancro - nell’intestino di topi nutriti con cibo preparato su taglieri in polipropilene rispetto a quelli nutriti con cibo preparato su taglieri di legno. In questi stessi topi si è osservata una riduzione dei livelli di riboflavina (Vitamina B2), sostanza che aiuta l’organismo a contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica, condizioni che potrebbero portare a sviluppo di tumori se protratte nel tempo.

Tutti questi dati consigliano un atteggiamento prudente quando si utilizzano taglieri in plastica, ma è fondamentale ricordare che al momento mancano studi che permettano di trarre conclusioni certe sull’effetto di questa esposizione sulla salute degli esseri umani.

In cucina in sicurezza

Con alcuni semplici accorgimenti è possibile eliminare o comunque ridurre in misura significativa il rischio di generare (e poi ingerire) microplastiche quando si usa il tagliere.

  • Scegliere taglieri in materiali diversi dalla plastica. Particolarmente utili in questo senso sono quelli in acciaio, vetro o legno. Nel caso dei taglieri in legno, è importante tenere conto che questo materiale potrebbe diventare terreno adatto alla crescita di batteri: attenzione quindi a pulirli sempre con attenzione e a sostituirli se rovinati.
  • Attenzione alla manutenzione del tagliere in plastica. Se non si vuole rinunciare alla comodità della plastica, è opportuno tenere sempre a mente il fatto che più il taglio è energico, maggiore è la possibilità di generare microplastiche. Meglio quindi usare questi taglieri per alimenti morbidi, che richiedono meno forza nel taglio e sostituire il tagliere quando la sua superficie appare rovinata.
  • Evitare temperature elevate. Il calore potrebbe alterare la superficie in plastica, meglio quindi non appoggiare cibi o piatti particolarmente caldi sui taglieri.
  • Lavare bene gli alimenti dopo il taglio. Un lavaggio prolungato (almeno 3 minuti) degli alimenti, in particolare carne o pesce, aiuta a ridurre le microplastiche che verranno ingerite a tavola, anche se non le elimina del tutto. Da notare che lavaggi di pochi secondi non riducono in maniera significativa il numero di particelle negli alimenti.

fonti

Microplastiche e nanoplastiche negli alimenti: una questione emergente (2016). 

University of Rochester. Time to throw away the plastics in your kitchen? 2025.

Habib RZ, et al. Plastic cutting boards as a source of microplastics in meat. Food Addit Contam Part A Chem Anal Control Expo Risk Assess. 2022 Mar;39(3):609-619. doi: 10.1080/19440049.2021.2017002.

Luo Y, et al. Assessment of microplastics and nanoplastics released from a chopping board using Raman imaging in combination with three algorithms. J Hazard Mater. 2022 Jun 5;431:128636. doi: 10.1016/j.jhazmat.2022.128636.

Yadav H, et al. Cutting Boards: An Overlooked Source of Microplastics in Human Food? Environ Sci Technol. 2023 Jun 6;57(22):8225-8235. doi: 10.1021/acs.est.3c00924.

Gan HJ, et al. Simulated Microplastic Release from Cutting Boards and Evaluation of Intestinal Inflammation and Gut Microbiota in Mice. Environ Health Perspect. 2025 Apr;133(3-4):47004. doi: 10.1289/EHP15472.

Castillo EF, et al. Invited Perspective: Should You Scrap Your Plastic Cutting Board? Environ Health Perspect. 2025 Apr;133(3-4):41302. doi: 10.1289/EHP17049.

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