Microplastiche e cancro: una relazione ancora da chiarire
Dall’acqua al cibo e anche nell’aria che respiriamo, le microplastiche e le nanoplastiche sono presenti praticamente ovunque ed è quasi impossibile evitare di entrare in contatto con loro. La ricerca suggerisce un potenziale ruolo di queste particelle nel dare il via a processi biologici che, nel tempo, potrebbero favorire lo sviluppo di tumori, ma ad oggi mancano dati che mostrino un legame certo e diretto tra microplastiche e cancro.
- Le microplastiche e le nanoplastiche sono presenti nell’ambiente che ci circonda, anche in luoghi insospettabili come la cima delle montagne e la neve dei poli, e possono accumularsi anche nel nostro organismo.
- Senza rendercene conto, ogni giorno entriamo in contatto con queste minuscole particelle che ingeriamo con l’acqua e il cibo, inaliamo respirando l’aria. L’assorbimento attraverso la pelle, invece, è considerato limitato e ancora oggetto di studio
- Non tutte le plastiche sono uguali e ugualmente pericolose per la salute. Le caratteristiche del materiale plastico di partenza determinano anche il tipo e la quantità di micro e nanoparticelle che si generano a causa di usura, tempo e altri fattori.
- Ad oggi non sono disponibili studi che permettano di definire un legame causa-effetto tra esposizione a microplastiche e rischio oncologico, ma i meccanismi biologici innescati da queste particelle suggeriscono un potenziale legame.
- Con alcuni accorgimenti è possibile ridurre l’esposizione alle microplastiche, ma eliminarla del tutto sembra impossibile.
Un mondo di (micro)plastica
La plastica è un materiale onnipresente che, grazie alle sue caratteristiche di versatilità e resistenza, è diventata parte integrante della vita moderna. Se da un lato però l’introduzione e il massiccio utilizzo della plastica ha portato grandi benefici, dall’altro ha creato importanti problemi ambientali e sta sollevando dubbi sempre maggiori legati al suo impatto sulla salute umana. Questi aspetti negativi sono legati in particolare alla persistenza della plastica nell’ambiente e alla sua frammentazione in particelle più piccole che sono state rilevate in ogni ambiente naturale e in diversi tessuti del corpo umano.
A ben vedere, parlare di plastica al singolare non è del tutto corretto. Esistono infatti molti materiali plastici differenti ciascuno con le proprie caratteristiche specifiche e con una propria destinazione d’uso.
In genere, le plastiche vengono suddivise nelle seguenti categorie, indicate con un codice numerico:
| Codice | Tipo di plastica | Principali utilizzi |
| 1 | PET (Polietilene tereftalato) | Bottiglie per acqua e bibite, contenitori per alimenti. |
| 2 | HDPE (Polietilene ad alta densità) | Flaconi di detersivi, giocattoli. |
| 3 | PVC (Cloruro di polivinile) | Tubature, infissi, materiali da costruzione, dispositivi medici. |
| 4 | LDPE (Polietilene a bassa densità) | Sacchetti per la spesa, pellicole alimentari. |
| 5 | PP (Polipropilene) | Tappi di bottiglie, imballaggi. |
| 6 | PS (Polistirene) | Contenitori da asporto, posate monouso. |
| 7 | Altro | Plastiche non incluse nelle prime 6 categorie |
Si definiscono microplastiche le particelle di dimensioni inferiori a 5 millimetri, mentre in genere si parla di nanoplastiche quando le particelle hanno dimensioni inferiori a 1 micrometro (un micrometro è 1000 volte più piccolo del millimetro) o per alcune definizioni quando sono inferiori a 0,1 micrometri. Dal momento che ogni plastica ha caratteristiche differenti, la frammentazione in particelle più piccole è legata in misura diversa a fattori ambientali (vento, radiazioni solari, acqua), forze fisiche (abrasione meccanica) o processi biologici e chimici.
Microplastiche, dove si trovano e come si misurano
Mai sentito parlare del “Great Pacific Garbage Patch"? Si tratta di una vera e propria isola di rifiuti, in particolare composti da materiali plastici presente nell’Oceano Pacifico e accumulatisi in specifiche aree seguendo il moto delle correnti ed è uno degli esempi più lampanti del livello di inquinamento da plastica a livello globale.
Sotto l’azione del sole e di altri eventi atmosferici, questi rifiuti si frammentano in particelle più piccole (micro e nanoplastiche) che entrano nella catena alimentare: si accumulano in pesci, crostacei e molluschi per arrivare poi fino alle nostre tavole. Oltre a queste, anche microplastiche presenti nell’aria, nel suolo e nelle acque riescono a contaminare per diverse vie l’acqua potabile e molti altri prodotti alimentari.
Misurare i livelli di esposizione alle microplastiche è uno dei principali problemi che chi studia queste tematiche deve affrontare. Le difficoltà derivano soprattutto da tre fattori:
- Esposizione universale. A differenza di fattori come il consumo di alcol o il fumo di sigaretta, è molto difficile riuscire a confrontare un gruppo esposto alle microplastiche con uno non esposto, proprio perché l’estrema diffusione di queste particelle rende quasi impossibile trovare qualcuno che non ne sia entrato in contatto.
- Estrema variabilità dei materiali. Esistono numerosi polimeri differenti e molti additivi che possono modificare le caratteristiche della plastica e la generazione di frammenti più piccoli.
- Contaminazione accidentale. Gli stessi strumenti usati per la misurazione (provette, guanti, ecc) potrebbero rilasciare microparticelle di plastica, falsando il risultato della misurazione.
Microplastiche e salute
La continua esposizione a microplastiche può portare all’accumulo di queste particelle a livello dei tessuti e, se le particelle sono abbastanza piccole, anche all’interno delle cellule, con potenziali conseguenze negative per l’organismo. Oltre all’accumulo fisico delle particelle, anche alcuni additivi contenuti nelle plastiche (per esempio ftalati o bisfenolo A) possono causare problemi alla salute.
L’impatto sulla salute dipende da tanti fattori e può interessare diversi organi e apparati come:
- Apparato respiratorio: l’infiammazione polmonare scatenata dalle microplastiche potrebbe portare allo sviluppo di asma, lesioni alle vie aeree e malattie interstiziali.
- Apparato digerente: i piccoli frammenti plastici possono modificare il microbiota intestinale e influenzare il decorso e la gravità delle malattie infiammatorie intestinali.
- Sistema cardiovascolare e nervoso: sono state trovate particelle di microplastiche nel sangue; la loro presenza, secondo alcuni studi, potrebbe causare eventi cardiovascolari avversi e problemi infiammatori. Alcune nanoplastiche potrebbero superare la barriera emato-encefalica e arrivare fino al cervello, causando eventuali effetti neurotossici.
- Sistema endocrino: alcuni additivi contenuti nelle plastiche (per esempio, bisfenolo A e ftalati, fanno parte dei cosiddetti interferenti endocrini, sostanze che possono influenzare fertilità e metabolismo.
Per quanto riguarda il rischio oncologico, non ci sono dati a supporto di un legame causa-effetto tra esposizione alle microplastiche e sviluppo di cancro. Alcuni studi hanno mostrato la presenza di concentrazioni più elevate di microplastiche nei tessuti cancerosi rispetto a quelli sani e sono state osservate particelle plastiche in diversi tessuti tumorali (colon, polmone, seno, pancreas). Sono inoltre stati identificati alcuni meccanismi biologici innescati proprio dalla presenza di queste minuscole particelle che potrebbero favorire lo sviluppo e la crescita del tumore: tra questi si possono citare infiammazione cronica, stress ossidativo e danni al DNA e trasporto all’interno dell’organismo di materiali inquinanti (metalli pesanti o composti organici).
La prudenza non è mai troppa
Non è possibile evitare completamente le microplastiche, ma è possibile ridurne significativamente l'assunzione con queste abitudini:
- Scegliere materiali alternativi alla plastica. Meglio utilizzare vetro o acciaio per conservare i cibi.
- Filtrare l’acqua. Alcunifiltri sono in grado di rimuovere una importante quota di microparticelle plastiche.
- Evitare temperature eccessive. Il calore può aumentare il rilascio delle microparticelle e per questa ragione è opportuno evitare l’uso di contenitori di plastica in microonde o lavastoviglie.
- Attenzione all’abbigliamento. scegliere tessuti naturali (cotone, lana, lino) limitando l’uso di quelli sintetici.
