Glutine, proteine del latte vaccino e lattosio vengono sempre più spesso eliminati dalla dieta dei bambini anche in assenza di una diagnosi medica. Una scelta che nasce frequentemente da convinzioni salutistiche, timori nei confronti di alcuni alimenti o semplicemente da abitudini familiari, ma che può esporre i più piccoli al rischio di carenze nutrizionali e squilibri alimentari.
A richiamare l'attenzione sul fenomeno è una survey promossa dalla Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE) in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), presentata nel corso del Congresso italiano di Pediatria di Padova.
SEMPRE PIÙ FREQUENTI LE ESCLUSIONI ALIMENTARI
L'indagine, che ha coinvolto oltre 460 pediatri distribuiti sul territorio nazionale, evidenzia quanto le diete di eliminazione siano ormai diffuse nella pratica clinica. Oltre il 95% dei pediatri riferisce di seguire bambini che non consumano glutine, circa l'85% assiste piccoli pazienti che escludono latte e derivati e più dell'80% segue bambini che limitano o eliminano il lattosio.
Nella maggior parte dei casi queste restrizioni sono legate a condizioni cliniche ben definite, come la celiachia, l'allergia alle proteine del latte vaccino o l'intolleranza al lattosio. Tuttavia, una quota non trascurabile di bambini segue regimi alimentari restrittivi senza una precisa indicazione medica. Un terzo dei pediatri riferisce infatti di avere almeno un paziente che evita il glutine per scelta della famiglia, mentre le percentuali salgono al 46% per le diete prive di proteine del latte vaccino e al 51% per quelle senza lattosio.
Tra le motivazioni più comuni figurano la convinzione che alcuni alimenti siano meno salutari di altri, il timore che possano causare problemi di salute e la tendenza a trasferire ai figli le scelte alimentari adottate dagli adulti della famiglia.
ELIMINARE NON SIGNIFICA PREVENIRE
Le diete di esclusione sono uno strumento terapeutico indispensabile quando esistono condizioni cliniche ben definite e accertate come celiachia, allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio. Tuttavia, emerge anche un ruolo importante delle scelte autonome delle famiglie ma, in assenza di una reale necessità clinica, però, eliminare intere categorie di alimenti non offre benefici dimostrati e può ridurre l'apporto di nutrienti importanti per la crescita.
Le conoscenze scientifiche più recenti hanno inoltre ribaltato alcune convinzioni diffuse in passato. Per molti anni si è ritenuto che ritardare l'introduzione di alimenti potenzialmente allergenici, come ad esempio uovo e arachidi, potesse ridurre il rischio di sviluppare allergie alimentari. Alcuni studi hanno in realtà mostrato che l'introduzione di questi alimenti durante il primo anno di vita favorisce lo sviluppo della tolleranza immunologica.
Una revisione pubblicata su JAMA Pediatrics nel 2023, che ha analizzato 23 studi clinici randomizzati, ha evidenziato che l'introduzione precoce degli alimenti allergenici è associata a una significativa riduzione del rischio di allergie alimentari, in particolare nei confronti di uovo e arachidi. I dati raccolti negli ultimi anni suggeriscono inoltre che nei Paesi che hanno adottato queste raccomandazioni si stia osservando una diminuzione delle nuove diagnosi di allergia alle arachidi. Un esempio che dimostra come evitare o ritardare alcuni alimenti senza una motivazione medica non rappresenti necessariamente una strategia di prevenzione efficace.
NO AL GLUTINE? ATTENZIONE ALLE CARENZE NUTRIZIONALI
Secondo gli specialisti, il rischio principale delle restrizioni non necessarie è quello di compromettere l'equilibrio nutrizionale dell'alimentazione. Nei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, l'esclusione di alcuni alimenti può ridurre l'assunzione di fibre, vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali per una crescita adeguata.
Per questo motivo le scelte alimentari dovrebbero sempre essere condivise con il pediatra, evitando di intraprendere autonomamente percorsi dietetici che potrebbero rivelarsi inappropriati.
«Le diete di eliminazione rappresentano una terapia indispensabile quando esiste una patologia diagnosticata, come celiachia o allergie alimentari. Il problema nasce quando restrizioni eccessive vengono introdotte autonomamente senza un reale bisogno clinico» afferma la Presidente SINUPE Elvira Verduci. «In particolare è importante ricordare che nei bambini, in assenza di una diagnosi certa di celiachia o altra patologia glutine-correlata, la dieta priva di glutine non ha dimostrato di essere più salutare rispetto ad una alimentazione equilibrata contenente glutine. Alcuni studi evidenziano inoltre che, se intrapresa senza adeguata supervisione specialistica, potrebbe associarsi a un ridotto apporto di fibre e micronutrienti», aggiunge.
«Oggi le famiglie ricevono informazioni alimentari da molte fonti diverse, non sempre corrette o scientificamente fondate. Per questo il pediatra deve restare il punto di riferimento nelle scelte nutrizionali dei bambini», sottolinea il Presidente SIP Rino Agostiniani.
LE DIFFERENZE TRA ALLERGIA AL LATTE E INTOLLERANZA AL LATTOSIO
Uno dei maggiori equivoci riguarda il latte. Oltre il 57% dei pediatri segnala infatti una frequente confusione, da parte delle famiglie, tra allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio, spesso causa di restrizioni alimentari eccessive e non necessarie.
Si tratta di condizioni molto diverse. L’allergia alle proteine del latte vaccino è una reazione del sistema immunitario verso alcune proteine presenti nel latte vaccino e può comparire già nei primi mesi di vita. L’intolleranza al lattosio riguarda invece la difficoltà a digerire uno zucchero del latte, il lattosio, ed è rara nel lattante. Nella maggior parte dei casi richiede solo una modulazione dell’assunzione di lattosio in base alla tolleranza individuale, e non l’eliminazione completa dei derivati del latte, come yogurt e formaggi.
Confondere le due condizioni può portare all'esclusione non necessaria di latte e derivati, con il rischio di ridurre l'apporto di nutrienti importanti per la crescita come calcio e proteine.
CRESCONO ANCHE LE DIETE VEGETARIANE E VEGANE
La survey segnala anche una crescente diffusione delle diete vegetariane e vegane in età pediatrica: oltre il 60% dei pediatri segue bambini con alimentazione vegetariana e circa il 30% con dieta vegana. Si tratta di scelte che possono essere compatibili con una crescita adeguata, a condizione che siano correttamente pianificate e monitorate, soprattutto nel caso della dieta vegana, che richiede particolare attenzione all’apporto di micronutrienti come la vitamina B12 e un supporto specialistico qualificato.
Dai dati emerge però che non sempre le famiglie sono seguite da professionisti della nutrizione: nel caso della dieta vegetariana solo circa una su cinque riceve un accompagnamento stabile da specialisti, mentre per le diete vegane circa il 27% dei pediatri segnala un supporto nutrizionale raro o assente.
In un contesto in cui le informazioni alimentari provengono sempre più spesso da social network e fonti non sempre validate, gli esperti sottolineano il ruolo centrale del pediatra e degli specialisti nel guidare le scelte nutrizionali.


