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Trapianti, in Galles via libera al «silenzio-assenso»

Autorizzata la procedura per ampliare il bacino dei potenziali donatori. Ma gli esperti escludono che si tratti della scelta più efficace. In Italia i donatori ci sono, ma difetta l’organizzazione

Un silenzio che varrà come un assenso. Questa è la strategia adottata nelle scorse settimane dal Galles in materia di donazione degli organi. Nella nazione celtica non sarà più necessario dichiararsi favorevoli. Basterà che una persona non si rifiuti esplicitamente e reni, fegato, cornee e altri tessuti utili potranno essere usati nei trapianti. Funziona così già in Austria e Portogallo, ma i risultati migliori li fa registrare la Spagna: con trentasei donatori ogni milione di persone, a fronte dei 23,1 dell’Italia (la media europea è di 16,1 donatori per milione). Una scelta adottata - il Galles è l’unico Paese del Regno Unito ad aver cambiato registro - nella speranza di vedere crescere la quota dei donatori.

 
IN COSA CONSISTE LA SVOLTA

Dall’1 dicembre i cittadini gallesi che vorranno diventare donatori di organi - discorso valido per tutti: reni, cuore, fegato, cornee, polmoni e pancreas - non devono fare nulla. I maggiorenni che hanno vissuto per almeno un anno durante la loro vita nel Paese e chi lì muoiono vengono presi in esame per l’eventuale prelievo di tutti gli organi sani. Addio alla dichiarazione di volontà, quel documento che ogni italiano deve compilare per comunicare l'intenzione di donare i propri organi, una volta deceduto. In Galles vale ormai quello che, in gergo tecnico, si chiama presunto consenso. Chi non intende mettere i propri organi a disposizione (86mila le comunicazioni simili già ricevute) dovrà impegnarsi nel comunicarlo finché è in vita o lasciarlo detto ai parenti di primo grado (moglie, genitori, figli), che potranno esplicitare ai medici la volontà del proprio congiunto di rinunciare alla donazione. La scelta punta a irrobustire il bacino dei potenziali donatori. «Vogliamo evitare che in Galles si muoia perché manca un organo, come accaduto a 14 nostri connazionali durante lo scorso anno (in Italia la quota di pazienti in lista d’attesa che muore ogni anno è compresa tra 100 e 150, ndr)», ha affermato il ministro della Salute, Mark Drakeford. «È il momento che anche gli altri Paesi del Regno Unito seguano l’esempio del Galles», ha fatto sapere la British Heart Foundation, sostenuta da diversi pazienti in lista di attesa.

TRAPIANTO D'ORGANI: QUANDO
E' POSSIBILE? 

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