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Un futuro in lavoro remoto? Forse sì, ma non per tutti

Nel corso di «Science for Peace and Health», Tito Boeri fornirà gli spunti per guidare la probabile transizione del lavoro in maniera equa e sostenibile

Durante i mesi del lockdown, il lavoro in remoto (da casa) ha conosciuto uno sviluppo impetuoso. Più persone hanno cominciato a utilizzarlo e, tra coloro che erano già abituati a farlo, sono aumentate le ore lavorate con questa modalità.  Per diverse settimane, al di fuori delle cosiddette attività essenziali, non c’era altro modo di lavorare. Il lavoro in remoto è sembrato durante la pandemia l’unico modo per conciliare l’imperativo di contenere l’avanzata del virus e la scelta di salvaguardare l’attività economica. Ma si tratta davvero di smart working? Abbiamo scoperto un nuovo modo di lavorare che rivoluzionerà il mercato del lavoro? O si è trattato solo di una soluzione di ripiego adottata nell’emergenza e che verrà superata non appena usciremo da questo incubo?  

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