Durante i mesi del lockdown, il lavoro in remoto (da casa) ha conosciuto uno sviluppo impetuoso. Più persone hanno cominciato a utilizzarlo e, tra coloro che erano già abituati a farlo, sono aumentate le ore lavorate con questa modalità. Per diverse settimane, al di fuori delle cosiddette attività essenziali, non c’era altro modo di lavorare. Il lavoro in remoto è sembrato durante la pandemia l’unico modo per conciliare l’imperativo di contenere l’avanzata del virus e la scelta di salvaguardare l’attività economica. Ma si tratta davvero di smart working? Abbiamo scoperto un nuovo modo di lavorare che rivoluzionerà il mercato del lavoro? O si è trattato solo di una soluzione di ripiego adottata nell’emergenza e che verrà superata non appena usciremo da questo incubo?
Un futuro in lavoro remoto? Forse sì, ma non per tutti
Nel corso di «Science for Peace and Health», Tito Boeri fornirà gli spunti per guidare la probabile transizione del lavoro in maniera equa e sostenibile

Fai una donazione regolare
Sostieni la ricerca, sostieni la vita
Articoli correlati
Il diritto e il dovere di vaccinarsi: l’appello di S4PH2021L’appello conclusivo della Conferenza mondiale Science for Peace and Health 2021 a istituzioni, scienziati, industria e cittadini, dedicato al diritto-dovere globale alla vaccinazione
La pandemia occulta: abbiamo lasciato indietro i malati di tumore?Paolo Veronesi riflette sugli effetti della pandemia da Covid-19 sulla prevenzione e la cura dei tumori. Se ne parlerà alla Conferenza Science for Peace and Health dal 15 al 18 novembre
Intelligenza artificiale: tra scienza, etica e tecnologiaCon le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale si sta affrontando la sfida di una realtà trasformata. Diversi, però, i punti da chiarire
Art for Peace Award a Joshua Cohen per «Il libro dei numeri»Il romanzo dello scrittore americano (con una lettura molto critica della rete) sarà premiato durante la conferenza «Science for Peace and Health»
Editing del genoma: il Nobel per la chimica alle pioniere di CRISPR/Cas9A Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier è stato assegnato il Premio Nobel 2020 per la chimica, per lo sviluppo della più rivoluzionaria tecnica di editing del genoma CRISPR-Cas9
