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Alimentazione

«Ubriacature» più frequenti se i genitori fanno bere alcolici ai figli

pubblicato il 17-06-2019

Se mamma e papà sono «permissivi» nei confronti dell'alcol, i figli hanno più probabilità di essere protagonisti di episodi di binge-drinking. L'esempio va dato fin dall'infanzia

«Ubriacature» più frequenti se i genitori fanno bere alcolici ai figli

Più che quel che si dice, conta ciò che si fa. A livello educativo, l'esempio lascia il segno più di qualsiasi ramanzina. Quel che nell'ambito dell'educazione alimentare è noto già da qualche anno, si scopre valere anche per i consumi di bevande alcoliche. Se mamma e papà sono consumatori abituali di birra e vino e hanno un atteggiamento più indulgente nei loro confronti, i figli hanno più probabilità di entrare a contatto con l'alcol a partire dall'età infantile. E, con il passare degli anni, sono più esposti alle ubriacature: con i rischi che possono derivarne per la salute.

I FALSI MITI SULL'ALCOL

ALCOL, GENITORI E FIGLI

Il dato emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Addiction. Dalla ricerca - una revisione di 29 pubblicazioni in cui sono state considerate le abitudini di quasi 16.500 bambini e oltre 15mila adulti - è emerso che i genitori più avvezzi al consumo di bevande alcoliche hanno maggiori probabilità di vedere i propri figli approcciare con le stesse, votati nel tempo a un consumo più frequente e in maggiori quantità. Se il gradimento da parte dei ragazzi è risultato non dipendere dalle abitudini dei loro genitori, il loro atteggiamento più permissivo è risultato correlato all'attitudine a consumare alcolici da parte dei giovani. Segno che, se mamma e papà hanno la propensione ad alzare il gomito, i loro figli potrebbero avere qualche strumento in meno per riconoscere i rischi collegati al consumo di bevande alcoliche.  


Anche il consumo moderato di alcol accorcia la vita


L'ESEMPIO A CASA FA LA DIFFERENZA

Secondo i ricercatori delle Università di Cambridge e dell'Anglia orientale (Norwich), già a due anni i bambini sono in grado di riconoscere le bevande alcoliche e di distinguerle da tutte le altre. Dall'età di quattro anni, iniziano a capire che la birra, il vino e tutte le altre possibili scelte sono eventualmente una prerogativa degli adulti. Finora, però, la comunità scientifica non era riuscita a chiarire in che modo i comportamenti osservati nell'ambiente domestico potessero riflettersi sulle azioni dei più piccoli. L'ultima pubblicazione fissa i primi punti fermi. «Se si diffonde l'abitudine ad avvicinare gradatamente i più piccoli al consumo di alcolici, in loro può maturare l'idea che i loro genitori siano più indulgenti», afferma Stephen Sutton, docente di psicologia del comportamento all'Università di Cambridge. Si può iniziare da un assaggio di birra in loro compagnia durante una serata d'estate o da un goccio di spumante a capodanno. Così, una volta divenuti adolescenti, i ragazzi possono risultare più propensi a mettere a repentaglio la loro salute

 

ALCOL: I RISCHI PER I MINORI

L'utilizzo di bevande alcoliche è uno dei principali fattori di rischio per i danni fisici che può generare negli assuntori (danno cardiovascolare e cerebrale, sovrappeso e obesità, tumori) e per le conseguenze sociali che gli stessi possono determinare (violenza personale, incidenti stradali). Per questo motivo occorrerrebbe tenere bambini, adolescenti e giovani adulti quanto più possibile al riparo dagli alcolici. Non è un caso che somministrazione e vendita siano vietati ai minori nella maggior parte dei Paesi europei. Un conto è la legge, però, un altro quanto si vede nella realtà. Uno dei problemi dell'Italia è il mancato rispetto della norma che vieta la vendita di bevande alcoliche ai minorenni: con tutti i rischi che derivano da un consumo eccessivo in giovane età. «I genitori sono chiamati a dare l'esempio, creando un ambiente familiare in cui il consumo possa essere evitato o marginale - commenta Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità e blogger di Fondazione Umberto Veronesi -. Se il capofamiglia eccede con l'alcol, anche il coniuge e i figli sono portati verso consumi eccessivi. L'esatto contrario si osserva invece nelle famiglie in cui uno o entrambi i genitori sono astemi. Parlare ai giovani fin da quanto sono bambini dei danni e dei rischi legati all’alcol è basilare. Se questi discorsi si rimandano all'età adolescenziale, può ottenere l’effetto opposto a quello desiderato».


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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