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Longevità: cosa rende speciali i centenari del Cilento?

pubblicato il 22-01-2018
aggiornato il 04-04-2018

Uno studio ha esaminato i centenari che vivono nell’area del Cilento. Dati biologici e psicologici combinati per capire il loro segreto

Longevità: cosa rende speciali i centenari del Cilento?

Hanno riunito una trentina di centenari, grandi vegliardi, età 90-101 anni (ma una loro compaesana ha compiuto 110 anni il 6 dicembre scorso), e hanno scoperto che, a volte provati nel fisico, sono però più svegli e più determinati dei loro stessi parenti di 50 o 75 anni. Una bella sorpresa alla quale gli studiosi dell’Università di San Diego, in California (Usa), sono arrivati per via di una vacanza nel Cilento (Campania) proposta da Salvatore Di Somma, responsabile dell'unità operativa complessa di medicina d’urgenza e pronto soccorso dell’azienda ospedaliera del policlinico Sant’Andrea di Roma, da anni in contatto con loro per studi in collaborazione. «Tre anni fa li ho invitati a fare un giro nel Cilento, terra che conoscevo bene, ma che non frequentavo da trent'anni. Abbiamo incontrato persone che avevo visto a 60 anni di età ed erano ancora lì, vitali e lucidissime. Non portavano occhiali per leggere, c’era chi andava a pescare, altri trafficavano nei campi: da non credere ai propri occhi. Abbiamo capito che lì c’era qualcosa di unico. E poiché i colleghi di San Diego sono coinvolti da tempo in studi sulla longevità, ne abbiamo discusso e deciso di avviare insieme una indagine pilota su questi grandi vecchi».


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COL CAMPER IN NOVE PAESI

Con un camper, gli studiosi hanno visitato nove paesini del Cilento sottoponendo gli anziani a un esame cardiologico completo, a indagine psicologica, parlando con i parenti per capire pure loro e l’ambiente. Il Cilento, situato in provincia di Salerno, non è nuovo a segnalarsi nell’ambito della salute. Intanto qui si sommano ben trecento ultracentenari. In particolare nel paesino di poche migliaia di persone, Acciaroli, la densità di chi ha passato il secolo di vita fa concorrenza a quella nell’isola giapponese di Okinawa, che è indicata leader nel settore. E perciò studiatissima. Ma il Cilento vanta una speciale primogenitura in un altro campo: è qui che il biologo americano Ancel Keys ebbe le prime intuizioni sui benefici, soprattutto per il cuore, di quella che sarà battezzata la dieta mediterranea.

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LA VITA IN MANO 

Keys era rimasto colpito dalla bassa densità di infarti e ictus e di altre malattie cardiovascolari che riscontrava nella popolazione locale rispetto alle cifre che ben conosceva per la popolazione Usa. Lui stesso si traferì a Pioppi, appunto nel Cilento, e morì a cento anni. Lo studio dell’Università di San Diego è stato pubblicato sulla rivista International Psychogeriatrics e uno degli studiosi, Dilip Jeste osserva che sono state fatte molte indagini sui supervecchi, ma quasi tutte incentrate sulla genetica e non sulla salute mentale o la personalità: «I principali tratti emersi nella nostra ricerca su questa popolazione rurale sono stati la positività, l’etica del lavoro, l’ostinazione e un forte legame con la famiglia, la religione e il territorio». Li hanno anche fatti parlare su eventi e temi della loro storia come l’emigrazione, avvenimenti traumatici, credenze. «L’amore del gruppo per la loro terra è un tratto comune e dà loro uno scopo nella vita. La maggior parte continua a lavorare in casa e nei campi», osserva la ricercatrice Anna Scelzo.

COSA DICONO 

Le risposte alle domande poste hanno anche comunicato l’impressione che i 29 sotto esame abbiano una notevole fiducia in se stessi e capacità di decidere. Per averne un’idea ecco alcune citazioni dirette:

--«Ho perso la mia amata moglie un mese fa e sono molto triste per questo. Siamo stati sposati per 70 anni. Le sono stato molto vicino per tutto il tempo che è stata ammalata e mi sono sentito vuoto dopo la sua perdita. Ma grazie ai miei figli, mi sto riprendendo e sto molto meglio. Ho quattro figli, dieci nipoti e nove pronipoti. Ho sempre combattuto in tutta la mia vita e sono sempre pronto per i cambiamenti. Penso che i cambiamenti portino vita e diano opportunità di crescere».

- «Io penso sempre in positivo. C’è sempre una soluzione nella vita. Questo è quel che mi ha insegnato mio padre: di affrontare sempre le difficoltà e sperare per il meglio».

- «Io sono sempre attivo, non so proprio cosa sia lo stress. La vita è quella che è e bisogna affrontarla… sempre».

- «Io posso dire solo questo: mi sento più giovane oggi di quando ero giovane».


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NO ALZHEIMER 

Abbiamo anche scoperto che questo gruppo di ultralongevi tende a dominare, è ostinato, ha bisogno di un senso di controllo, senza curarsi molto di quello che pensano gli altri», aggiunge la dottoressa italiana Anna Scelzo. «Questa tendenza a controllare il mondo circostante è indice di una notevole grinta che è bilanciata dal bisogno di adattarsi alle circostanze che cambiano». I ricercatori dell’Università di San Diego hanno in programma di continuare a studiare nel tempo su vari piani i grandi vecchi del Cilento e mettere a confronto i dati biologici con la salute sia fisica sia psicologica. «Studiare le strategie di persone vissute così a lungo e così bene, che non si limitano a sopravvivere bensì sono ancora creative e capaci di crescere, farà progredire le nostre conoscenze rendendoci più sensibili ad avvertire queste caratteristiche in tutte le età», osserva Jeste. Di Somma continua: «Oltre a un atteggiamento molto positivo verso la vita, i ‘nostri’ vecchi sono apparsi cardiologicamente ben protetti, non hanno scompensi cardiaci, non hanno l’Alzheimer o altre demenze. Nel fisico hanno una corporatura caratteristica: sono bassi e magri».


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CONFRONTO CON LA SVEZIA 

Sul piano fisico, il prossimo passo - informa Di Somma - sarà mettere a confronto il microbioma di nonagenari e centenari del Cilento col microbioma di persone di Malmo, in Svezia, due gruppi che hanno alimentazioni diversissime tra loro. Il microbioma  è l’insieme dei batteri dell’intestino ed è sempre più sotto l’indagine di diversi filoni della medicina, anche della neurologia (pancia “secondo cervello”, si dice). L’Università di Malmo sta conducendo studi approfonditi sulla nutrizione - e le sue conseguenze - da molto tempo. A coronamento del confronto tra due popolazioni tanto lontane ci sarà lo scambio di un certo numero di famiglie: per alcuni mesi, svedesi di Malmo verranno a vivere nel Cilento, e lo stesso numero di famiglie si trasferirà in Svezia. Ciascun gruppo mangiando come si mangia nel nuovo ambiente. Ovviamente non saranno i centenari a spostarsi, ma gruppi familiari con padre e madre nella mezza età. Lo scopo è verificare se le differenze metaboliche possono predire la durata della vita e la protezione contro le malattie cardiometaboliche ed il cancro.

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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