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17 tappa: Falzes-Cortina 186 Km Un centro per i “drogati” di sesso, gioco e Internet

pubblicato il 30-07-2012

Al Siipac di Bolzano ci si può anche ricoverare in comunità o seguire corsi e psicoterapie quando si è divenuti compulsivi nel gioco d’azzardo, nel bere, nello shopping, nell’uso del cellulare. Il dottor Cesare Guerreschi spiega i diversi metodi di disintossicazione o di decondizionamento. Sedi del centro in altre sei città

17 tappa: Falzes-Cortina 186 Km
Un centro per i “drogati” di sesso, gioco e Internet

Al Siipac di Bolzano ci si può anche ricoverare in comunità o seguire corsi e psicoterapie quando si è divenuti compulsivi nel gioco d’azzardo, nel bere, nello shopping, nell’uso del cellulare. Il dottor Cesare Guerreschi spiega i diversi metodi di disintossicazione o di decondizionamento. Sedi del centro in altre sei città

Qui si curano tutti i “vizi”. O meglio quelli che fino a non molto tempo fa erano considerati tali e che la medicina ha dimostrato essere malattie. Strane, ma disturbi seri da curare: “vizio” del bere, del gioco d’azzardo, della pornografia, anche del sesso sempre e comunque. Tutte compulsioni irresistibili delle quali i tempi moderni hanno di molto ampliato (o svelato) il ventaglio: dipendenza da Internet, dal cellulare, dai videogames, dal lavoro (i famosi “workaholics’), dallo shopping…

NO, NON E’ UNA COLPA- Il centro Siipac di Bolzano è dunque una struttura speciale, che è stata fondata nel 1999 dal dottor Cesare Guerreschi, un antesignano nella lotta verso queste spinte non controllabili «che ancora molti – dice - considerano con biasimo. Una colpa». Il centro invece è chiaro nella sua denominazione: Società italiana di intervento sulle patologie compulsive ed ha aperto da tempo sedi in altre città: Trento, Rovereto, Belluno, Mantova, Roma, Caltanissetta. Degno di nota è che si tratti di una onlus, dunque un’organizzazione a scopo non profit. Come si curano questi pazienti così “impazienti”? Guerreschi parte dal gioco d’azzardo: «Ho sempre pensato che fosse una malattia. Tant’è che sono andato in America a ‘formarmi’ sul modo di affrontarlo prima del 1980, anno fatidico in quanto solo allora, con l’uscita del Dsm III, cioè la terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il gioco compulsivo fu messo tra le patologie. E quella è la bibbia della psichiatria mondiale».

UN’ALLEGRIA DA DEPRESSI- Sul gioco, col tempo Guerreschi, psicoterapeuta, ha strutturato un proprio metodo che prevede, come per altre compulsioni, il ricovero in comunità («Da noi – sorride – le comunità sono come alberghi») e un’indagine a tutto tondo sul malato: biologia, affetti, ruolo sociale, spiritualità, inserimento in famiglia e nel lavoro. «Poi si interviene con la psicoterapia, gruppi di discussione, di auto-aiuto, di coppia, consulenza legale, psicofarmaci…». Dottor Guerreschi, c’è un tratto comune a tutte le compulsioni? «Sì, la depressione. Tutti ne soffrono o ne hanno sofferto». Che sorpresa. Chi gioca, chi spende e spande, li si immagina e li si vede belli allegri. «Ah, sì, mentre il giocatore gioca è tutto un’adrenalina. Il suo cervello, a guardarlo con una Tac o la Pet, è inondato di dopamina. Grande benessere, o pseudo-benessere. Poi, se smette di giocare, il suo cervello si prosciuga delle sostanze euforizzanti ed è il crollo dell’umore. Alcuni tentano il suicidio. Perché poi c’è anche il senso di colpa: per aver tradito la fiducia dei parenti o averli rovinati economicamente». E si guarisce da queste compulsioni? «Dal gioco d’azzardo, come dagli altri disturbi, sì. A patto però di non giocare mai più, esattamente come l’alcolista che non può più bere neanche un goccio».

IMPARARE A FAR L’AMORE- Già, ma col sesso e Internet, o pure il cellulare, come la mettiamo? Non più rapporti intimi e mai più aprire un computer? Ride Cesare Guerreschi: «No, no per carità. In questo tipo di compulsioni quel che si attua è un programma diverso, di decondizionamento: mira a togliere la compulsività e a guidare verso un uso consapevole e normale di Internet, come del telefonino. e a riprendere rapporti intimi con il o la partner ‘fisiologici’, diciamo così. Nel caso del sesso, anche la compagna può prender parte al lavoro di rieducazione, seguendo opportuni corsi. Parlo al femminile perché purtroppo è raro che un compagno stia vicino alla sua donna che si ‘disintossica’ dal sesso compulsivo. In genere scappano, disprezzando». Anche per questa diversa attitudine psicologica e affettiva il direttore del Siipac ha scelto personale quasi tutto al femminile.

Serena Zoli  


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