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ALEX ZANARDI Io ce l'ho fatta

pubblicato il 30-07-2012

Alex Zanardi che presenta in tv a ogni tappa del Giro d'Italia "Correre con la scienza", ha saputo reagire con coraggio ammirevole alla tragedia che lo privò delle gambe. E ora aiuta gli altri bambini sfortunati

ALEX ZANARDI Io ce l'ho fatta

“Se vai sul Dizionario dei sinonimi e cerchi ciclismo, dovresti trovare fatica. E l’immagine più vera è la faccia di chi taglia il traguardo dopo una tappa di montagna.”

Il pilota Alex Zanardi di fatica se ne intende, e anche di traguardi tagliati da vincitore. I suoi sport sono il kart, la Formula 1, e infine la handbike, la bicicletta spinta a forza di braccia che l’ha visto trionfare il 19 marzo scorso nella Maratona di Roma. Considera il Giro d’Italia la gara di ciclismo più importante del mondo, e con “una storia unica”. Alex è nato nel ’66, ma non ha mai tifato per Merckx  o per Gimondi: “Forse sembrerà incredibile, ma non ero un bambino sportivo, ero una specie di Brutto Anatroccolo grassottello, e alle partitelle di calcio della  mia scuola me ne stavo in panchina.”

CHI MI HA AIUTATO

Lo sport lo aspettava da un’altra parte. La sua prima gara di kart a 14 anni, poi pilota di F3, e nel 1991 di Formula 1.

Un intervallo negli Stati Uniti, dove vince il campionato della formula Cart americana nel 1997 e nel 1998, con autentiche imprese che fanno impazzire le folle.

Torna in Italia in F1, e il 15 settembre 2001 è in prima posizione sul circuito del Lausitzring, in Germania, quando avviene il terribile incidente: a tredici giri dal termine, Zanardi rientra ai box per un rabbocco precauzionale di carburante, e tornando in pista perde il controllo della vettura, che fa un testa-coda e si mette di traverso proprio mentre sopraggiunge un altro bolide.

Nell’impatto violentissimo Zanardi riporta l’istantanea amputazione delle gambe. Fu dato per spacciato, ma in- credibilmente si riprese.

Adesso è di nuovo un campione. Racconta: “Tutti mi chiedono come ho fatto. Quando sono uscito dal coma, il mio primo pensiero è stato che avevo un sacco di cose da fare, e che le avrei fatte. Anche senza gambe. Facendo sport s’impara che ogni giorno bisogna spostare l’asticella un po’ più in su, e non accontentarsi mai, non fermarsi mai. Questo vale per lo sport, e anche per la vita. No, non sono stato aiutato da uno psicologo, ma da persone che mi sono state vicine. Io penso che ognuno di noi deve trovare la chiave per entrare dentro se stesso. Nessuno ha questa chiave, ce l’abbiamo in mano noi.”

Per Alex Zanardi la vita è una sfida sempre rinnovata: “Nel 2003 sono tornato sul circuito di Lausitz con un’auto appositamente modificata. Ci tenevo a fare quegli ultimi 13 giri che non avevo potuto fare. Li ho fatti, e con un ottimo tempo: sarei stato quinto.”  Adesso il prossimo obiettivo sono le Paralimpiadi di Londra con l’handbike: “Ho il sogno di tornare con una medaglia al collo. Se m’impegno, non mi sembra così impossibile.”

DIVERSAMENTE ABILI

La sua cifra stilistica sembra quella di vincere mantenendo la semplicità, e facendo dell’ironia. A Budrio, dove c’è un centro di progettazione e produzione di protesi tra i più avanzati al mondo (“Come Italia possiamo esserne fieri”) il campione ha riavuto le gambe, gambe tecnologiche che lo servono benissimo. Che cosa ha provato a ricamminare? “Devo essere sincero? La prima cosa che mi ha reso a una dimensione di normalità è stato vedere che potevo di nuovo fare la pipì stando in piedi.”

Stesso  understatement per il gradimento che ha riscosso nella sua nuova veste di conduttore della trasmissione “E se domani” : nanotecnologie, robotica, i pericoli di un mondo invaso dalla plastica, il futuro del pianeta, design e tecnologia. Tutto presentato semplicemente, con affabilità: “Ma sono gli autori e gli inviati della trasmissione, ad essere bravi.”

BIMBINGAMBA

Ha dedicato la sua recente vittoria nella Maratona di Roma ai “diversamente abili”, con le stesse parole affettuose con cui cerca di spiegare  la vita a suo figlio Niccolò, di 14 anni: “Bisogna essere curiosi del mondo, e reagire alle cose negative. E’ importante  avere degli obiettivi, è importante tutto quello che fai per raggiungere il risultato.”

Da anni Alex Zanardi aiuta bambini e ragazzini a reagire alle cose negative. Con l’Associazione onlus “Bimbingamba” ha ridato un progetto di vita a chi è venuto al mondo senza un arto per malformazione congenita, o l’ha perso saltando in aria su una mina nei Paesi della guerra. Paesi troppo poveri per fare qualcosa. Ricorda una bimba indiana  alla quale una tigre aveva mangiato un braccio, ricorda un ragazzino che aveva perso le gambe cadendo in una fossa piena di fuoco, e soprattutto ricorda Annamaria: “Una ragazzina moldava, venuta al mondo senza un braccio. La prima volta che la vidi, camminava fissando il pavimento. Non vedere gli sguardi degli altri era la sua unica difesa. “

Grazie all’Associazione, a Budrio le dettero il braccio, la mano. Una mano talmente simile al vero che la bimba volle laccarsi le unghie. Aspettò che arrivasse Alex: “Era lì con il suo boccettino di lacca su un tavolino, e non guardava più il pavimento. Mi guardava negli occhi, con un sorriso felice.”


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