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Artroscopia: la metodica che ha rivoluzionato la chirurgia ortopedica

pubblicato il 11-12-2013

Interventi e recupero più veloci. Così operare ginocchia, caviglie e spalle è diventato più facile. Una tecnica italiana per i tendini lesi o usurati

Artroscopia: la metodica che ha rivoluzionato la chirurgia ortopedica

Menischi rimessi in sesto in meno di un’ora. Ma non soltanto: anche sui legamenti crociati delle ginocchia e delle caviglie oggi si interviene sempre più spesso in artroscopia. Di cosa si tratta? È una metodica chirurgica, non invasiva, che permette di operare all'interno delle articolazioni senza dover necessariamente aprire il distretto interessato. Tempi di intervento ridotti e recuperi più veloci: la svolta nell’ortopedia, inizialmente rivolta soltanto agli atleti, oggi ha raggiunto l’intera popolazione, con interventi anche su articolazioni fino a pochi anni fa operate in maniera tradizionale.

LEGAMENTO CROCIATO - Sottoposti a molteplici sollecitazioni, i legamenti crociati anteriore e posteriore rappresentano il punto debole non soltanto di calciatori e cestisti, ma anche di semplici casalinghe. Oggi tutti gli interventi di ricostruzione - si stima che quelli al legamento crociato anteriore in Italia riguardino quindicimila persone ogni anno - avvengono in artroscopia. Tra le varie tecniche disponibili si sceglie dopo aver valutato le esigenze del paziente, le sue aspettative e il tipo di infortunio subìto. «Ma la tendenza è quella di preferire trapianti con legamenti di tipo biologico, prelevati dal tendine rotuleo o dai flessori della coscia, della stessa persona o no - è quanto emerso dal congresso della Società Italiana di Artroscopia, appena svoltosi a Pesaro -. I tempi di recupero dopo l’intervento variano tra una persona e l’altra, ma l’indicazione per tutti, sportivi e non, è quella di attendere almeno cinque-sei mesi prima di forzare per permettere un corretto recupero biologico».

FOCUS CAVIGLIA - Se per l’artroscopia del ginocchio esiste una consolidata evidenza scientifica, la caviglia è un campo che, nei prossimi anni,  riserverà grandi sorprese. «Soltanto nel 2003 è stata confermata la possibilità di operare la caviglia per via artroscopica dalla parte posteriore - dichiara Francesco Lijoi, direttore dell’unità operativa di ortopedia e traumatologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì -. Quella svolta oggi ci permette di intervenire con efficacia anche sull’articolazione sotto-astragalica, che comanda i movimenti laterali della caviglia. Gli infortuni che interessano questa funzione sono molto frequenti, per cui l’artroscopia rappresenta una soluzione per tutti coloro che sono soggetti a ripetute distorsioni». Per le donne un consiglio pratico: attenzione ai tacchi alti. Usarli tutti i giorni, per molte ore, può dare seri problemi ai tendini della caviglia e al tendine d’Achille, in particolare. I danni per le signore, oltre che da usura, possono essere anche acuti: è il caso delle distorsioni alla caviglia. Nei casi lievi (lesione di primo grado) può bastare l’applicazione di una cavigliera elastica rimanendo a riposo per almeno dieci giorni. Nei casi più gravi invece, si rischia di ricorrere all’intervento, seppur in artroscopia.

IL PUNTO SULLA SPALLA - Una delle principali novità illustrate è la diffusione di un’eccellenza tutta italiana: la tecnica dei transfer tendinei, di recente scelta dagli esperti come best practice in tutto il mondo. Il tessuto è recuperato principalmente dal muscolo gran dorsale della schiena ed è utilizzato soprattutto per rimediare alle lesioni della cuffia dei rotatori, struttura formata da quattro tendini che concorrono al movimento dell’articolazione nei vari piani dello spazio. L’intervento, mini-invasivo, ha tempi di ripresa piuttosto brevi ed è spesso praticato in persone di mezza età: sportivi e lavoratori manuali esposti a sollecitazioni prolungate.

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro


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