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Calcoli renali? Si possono curare anche col sesso

pubblicato il 22-01-2016
aggiornato il 11-07-2017

Secondo uno studio pubblicato su “Urology” l’intimità favorisce una “naturale” guarigione dalla malattia, in aumento anche a causa di una maggiore assunzione di proteine dalla dieta

Calcoli renali? Si possono curare anche col sesso

Può l’attività sessuale migliorare l’espulsione dei calcoli ureterali? «Il movimento meccanico del rapporto sessuale e l’azione miorilassante delle endorfine rilasciate durante l’orgasmo potrebbero essere alla base di una più semplice e rapida espulsione dei piccoli calcoli posizionati nel tratto finale dell’uretere - afferma Giorgio Franco, professore associato di urologia all’Università Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Andrologia -. Una conclusione curiosa, che deve però portare clinici e ricercatori a riflettere su possibili alternative terapeutiche alle attuali, che potrebbero avere ripercussioni positive anche in termini di costi sanitari di terapia farmacologica e chirurgica e di giornate lavorative perse».

 

 

CALCOLOSI RENALE IN AUMENTO

Questa è la sintesi cui sono giunti gli urologi-andrologi della Società Italiana di Andrologia dopo un’attenta riflessione sui risultati dello studio pubblicato sulla rivista Urology, realizzato da un gruppo di clinici turchi del Dipartimento di Urologia del Clinic of Ankara Training and Research Hospital. «La calcolosi renale è una patologia in aumento anche a causa di una maggiore assunzione di proteine dalla dieta - osserva Mauro Silvani, responsabile della struttura complessa di urologia dell’ospedale degli Infermi di Biella -. Il normale approccio terapeutico alla colica renalecausata da calcoli di dimensioni inferiori ai sei millimetri prevede la somministrazione di alfabloccanti, uniti all’assunzione di abbondante acqua, agli antispastici e al suggerimento di camminare, correre, saltellare, compatibilmente con le condizioni di salute del paziente. Se dopo quattro settimane il calcolo non viene espulso per via naturale, diventa indispensabile intervenire chirurgicamente per ridurre il rischio di esclusione funzionale del rene».

 

 

BENEFICI ANCHE PER LE DONNE?

Lo studio turco è stato realizzato su pazienti maschi, maggiorenni, con colica renale o diagnosi di calcolo ureterale, randomizzati in tre gruppi. Dei novanta soggetti rispondenti ai criteri di inclusione, 75 hanno completato lo studio che prevedeva una durata di un mese, con controlli fissati a due e a quattro settimane. Al primo gruppo (con 31 pazienti) era stata data come unica indicazione quella di avere almeno tre rapporti sessuali alla settimana, al secondo gruppo (21 pazienti) è stato somministrato un alfa-litico, al terzo gruppo (23 pazienti) solo una terapia sintomatica, fungendo da gruppo di controllo. A distanza di due settimane dall’avvio dello studio gli autori hanno osservato che nel gruppo 1 la percentuale di espulsioni spontanee dei calcoli era quasi doppia (84%) rispetto a quella del gruppo 2 (47%), mentre il gruppo 3 mostrava la percentuale più bassa (34%).

Dati che sono risultati accentuati al follow-up effettuato un mese dopo aver avviato lo studio. «Le conclusioni ci portano a considerare che i rapporti sessuali abbiano un ruolo nel facilitare l’espulsione spontanea del calcoli ureterali e nel ridurne il tempo di espulsione - sottolinea Alessandro Palmieri, docente di urologia presso la clinica urologica dell'Università di Napoli Federico II -. A differenza dei colleghi turchi, però, riteniamo che la ragione sia da ricercare non tanto nella liberazione di ossido nitrico, tipica dell’erezione, ma nella combinazione di movimento e rilascio di endorfine. A beneficiarne sarebbero perciò potenzialmente anche le donne. Qualora, invece, studi più approfonditi e su una popolazione più ampia confermassero il ruolo dell’ossido nitrico, si aprirebbe la possibilità di valutare una nuova indicazione per gli inibitori delle fosfodiesterasi di tipo 5, i farmaci contro la disfunzione erettile, che ne stimolano l’azione».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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