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Invecchiare? Per il Dna solo uno spiacevole effetto collaterale

pubblicato il 20-09-2013
aggiornato il 13-11-2017

Per vent’anni si è creduto che esistessero i geni dell’invecchiamento, ora si pensa che esistano geni che sopprimono le cellule alterate e, col tempo, inducono decadimento fisico

Invecchiare? Per il Dna solo uno spiacevole effetto collaterale

Per vent’anni si è creduto che esistessero i geni dell’invecchiamento, ora si pensa a geni che sopprimono le cellule alterate e, col tempo, inducono decadimento fisico

Ai segreti della longevità è dedicata la nona edizione della Conferenza Mondiale The Future of Science, che riunirà sull'isola di San Giorgio a Venezia dal 19 al 21 settembre alcuni dei maggior esperti internazionali.
Pier Giuseppe Pelicci è Condirettore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove dirige il Dipartimento di Oncologia Sperimentale. E’ Direttore Scientifico della SEMM, Scuola Europea di Medicina Molecolare, di Milano. A Venezia terrà una opening lecture sulla genetica molecolare della longevità.

Nel nostro Dna, è ormai risaputo,  c’è scritto tutto, ma proprio tutto di noi, eppure, si scopre ora, non ci sarebbe in programma la nostra vecchiaia. Che però, se si ha la fortuna di campare a lungo, arriva. Inesorabilmente.

Allora cosa accade? Non può trattarsi di un evento “imprevisto” dalla nostra natura…

Sotto un certo profilo la risposta è sì, ma nel senso che la natura non si occupa (anzi, diciamo pure: “francamente se ne infischia”) del nostro fisico decadere: questo sarebbe soltanto uno spiacevole (per noi) “effetto collaterale” come quello delle bombe “intelligenti” che cadono per errore sui civili, mentre lei, la Natura, è impegnata in ben più “nobili” obiettivi. Per esempio, distruggere incipienti tumori per salvaguardare la vita. Non tanto del singolo quanto della specie la cui sopravvivenza è il suo unico fine.

«Non esistono i “geni dell’invecchiamento” come si è creduto per circa vent’anni», spiega infatti Pier Giuseppe Pelicci, professore di Patologia all’Università di Milano, che svolgerà il tema “La genetica dell’invecchiamento” alla Conferenza Mondiale di The Future of Science a Venezia, Secrets of Longevity (19-21 settembre). «Forse quei geni hanno una funzione utile per l’individuo giovane, per esempio sono “geni soppressori dei tumori” che impediscono a una cellula danneggiata di riprodursi».

Le cellule madri dei nostri tessuti si dividono di continuo per sostituire via via le cellule morte. Da qui il rischio di riprodurre, moltiplicato, un qualche danno verificatosi al Dna, il che darebbe origine a un tumore.

«Oggi l’idea è », continua il professor Pelicci, «che la natura abbia selezionato dei geni che uccidono una cellula ogni volta che il suo Dna risulta alterato. Azione benefica, ma il suo protrarsi nel tempo conduce inevitabilmente alla perdita di cellule e di funzioni nei vari tessuti».  Ecco allora generarsi quella ricaduta “secondaria” che è la decadenza fisica. «L’invecchiamento non ha un fine evolutivo in sé – conclude il professor Pier Giuseppe Pelicci -, è piuttosto una sorta di prezzo da pagare per un’altra funzione che l’evoluzione ha selezionato per il bene della nostra specie».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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