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Perché i dializzati non possono andare in vacanza?

pubblicato il 23-07-2013
aggiornato il 26-09-2017

Per i malati di insufficienza renale le ferie sono un miraggio: per loro non basta il posto letto, occorre il posto dialisi, ma la spending review ha tagliato i costi per il personale infermieristico e soltanto il 10% trova disponibilità. Fortunati i malati in dialisi peritoneale

Perché i dializzati non possono andare in vacanza?

Per i malati di insufficienza renale le ferie sono un miraggio: per loro non basta il posto letto, occorre il posto dialisi, ma la spendig review ha tagliato i costi per il personale infermieristico e soltanto il 10% trova disponibilità. Più fortunati i malati in dialisi peritoneale

Le vacanze scattano per tutti, ma non per i dializzati, i malati che a causa dell’insufficienza renale sono costretti a vivere legati a una macchina, il rene artificiale, che pulisce il loro sangue dalle scorie, per tre mattine o tre pomeriggi alla settimana. In Italia i dializzati sono 50.000 e, di questi malati, soltanto un decimo riusciranno a trovare un posto dialisi nelle località di vacanza. Più fortunati i 4.000 malati che per condizioni cliniche favorevoli o per scelta hanno deciso di affidarsi alla dialisi peritoneale, un sistema di filtraggio del sangue che consente una vita autonoma e indipendente dall’ospedale, ma poco diffusa nel nostro Paese. «Questo dato della dialisi peritoneale è sconcertante – spiega Valentina Paris, neo presidente dell’Aned, l’Associazione nazionale emodializzati – perché almeno il 30% dei dializzati potrebbe usufruirne, con grande vantaggio, per sé, per la famiglia e per il Servizio sanitario nazionale, ma questa opportunità non viene proposta ai malati per scarsa sensibilità alla comunicazione da parte dei medici. Invece il malato che sta per essere colpito da insufficienza renale cronica deve sapere di poter usufruire di quattro opportunità: trapianto renale da cadavere, trapianto renale da vivente (da un parente o da un donatore), emodialisi con il rene artificiale o la dialisi peritoneale. Il problema della dialisi in vacanza è un argomento che la nostra associazione deve affrontare per non arrivare impreparati l’anno prossimo».

IL POSTO DIALISI - Il malato in dialisi che vuole andare in vacanza deve preoccuparsi non soltanto di trovare casa o albergo, ma anche un posto dialisi in ospedale o in un centro limitato di assistenza. Purtroppo i reparti di dialisi sono perennemente occupati e la disponibilità per i vacanzieri aumenta soltanto con l’apertura di un terzo turno di dialisi alla sera, così da non togliere posti ai residenti. La mancanza di personale infermieristico a causa della spending review, i tagli alla sanità, il blocco dei concorsi rendono impossibile l’apertura allargata dei centri dialisi e così i malati non trovano ospitalità.  «Molte sono le telefonate di protesta che arrivano alla nostra sede di via Hoepli a Milano – dice la presidente – ma questo avviene quando i malati hanno già fatto il giro d’Italia alla ricerca di un posto dialisi. Ma anche quando il posto dialisi c’è, ci sono altre sorprese: per esempio, alcune regioni non rimborsano l’eritropoietina, un farmaco che cura l’anemia e che viene somministrato durante la dialisi. Se la regione che ospita in vacanza il dializzato non lo prevede, questi, al suo rientro nella città di residenza, deve essere trattato in maniera pesante per contrastare il forte stato anemico. Non ci possono essere differenze di trattamento per una patologia che è salvavita».

Diverse le motivazioni che tengono lontani i malati dai centri dialisi del sud d’Italia. Qui i centri sono perlopiù privati, anche se convenzionati con la regione di appartenenza, ma i malati preferiscono l’ospedale pubblico perché l’assistenza è continua e in caso di emergenza, nelle ore di chiusura dei centri dialisi, sanno di poter usufruire di un’assistenza completa.

QUI SI TROVA - Di fronte a queste carenze,  ci sono situazioni di privilegio per i malati in dialisi che scelgono la Toscana, che ha fatto una delibera per finanziare il lavoro straordinario legato alla dialisi; la regione Marche ha deliberato l’apertura dei terzi turni serali di dialisi nelle città di vacanza del mare e dell’entroterra; la  Liguria con il centro dialisi di Loano e il Centro Villa Azzurra, realizzato da un  imprenditore milanese, con la clausola di privilegiare i dializzati di Milano. Difficoltà si trovano invece in Alto Adige, mentre  la situazione è più flessibile in provincia di Trento. Buone le disponibilità in Lombardia, sia nelle zone montane, sia nelle zone di lago.

LA MALATTIA – Una nota positiva e una negativa. Il numero dei malati che ogni anno entrano in dialisi si è attestato sui 4.000 casi e da un paio di anni si è stabilizzato, grazie all’impegno dei medici nefrologi e dei medici di base che pongono più attenzione all’insufficienza renale. Grazie alla diagnosi precoce, infatti, 5 milioni di italiani sono in cura per insufficienza renale moderata, ritardando così l’accesso alla terapia dialitica. Ma altri 5 milioni di persone non sanno di essere a rischio di malattia renale e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi.  Eppure basta un semplice esame delle urine per scongiurare la dialisi: la presenza di proteine e di sangue sono un campanello di allarme. Non trascuriamolo

 


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