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Cardiologia
Fabio Di Todaro

Da Covid-19 uno stress anche per il cuore

pubblicato il 08-01-2021

Secondo uno studio americano, i casi di sindrome di Takotsubo sono aumentati durante la pandemia. Colpa dello stress accumulato durante l'ultimo anno?

Da Covid-19 uno stress anche per il cuore

Non soltanto i polmoni, bersaglio principale dell’infezione da Sars-CoV-2Covid-19 sta avendo ripercussioni pressoché a tutti i livelli. Anche il cuore è diventato una «vittima» dell’emergenza sanitaria, soprattutto per via del ritardo nella diagnosi e nella cura di alcune condizioni acute: come l’arresto cardiaco e l’infarto del miocardio. Ma un’altra insidia che lega l’attualità al muscolo cardiaco è rappresentata dallo stress. Al di là delle complicanze determinate dall’infezione, dalla reazione infiammatoria all’aumento della coagulazione del sangue, a mettere a repentaglio il muscolo cardiaco sarebbe anche la forte tensione accumulata negli ultimi mesi. A dimostrarlo è uno studio condotto dai ricercatori della Cleveland Clinic, pubblicato sulla rivista Jama Open.

ARRESTO CARDIACO: COME
COMPORTARSI AI TEMPI DI COVID-19? 

TAKOTSUBO: CASI IN AUMENTO DURANTE LA PANDEMIA 

Andando a ritroso, i camici bianchi hanno scoperto che il numero di pazienti giunti in pronto soccorso nei mesi di marzo e aprile con sintomi riconducibili a una cardiomiopatia da stress (nota anche come sindrome di Takotsubo, fu la causa di morte tra gli altri del fratello del cantante Mango) è risultato di molto superiore a quello rilevato in quattro finestre temporali antecedenti alla pandemia. A parità di avvisaglie, quasi l’8 per cento dei casi registrati tra l’1 marzo e il 30 aprile scorsi (tutti negativi al tampone per Sars-CoV-2) ha ricevuto una diagnosi di sindrome di Takotsubo. La media relativa ai quattro momenti precedenti (marzo-aprile 2018, gennaio febbraio 2019, marzo-aprile 2019, gennaio-febbraio 2020) era invece dell’1.7 per cento. Oltre quattro volte inferiore, dunque. I pazienti ricoverati con il cuore «in tilt» durante la pandemia hanno dovuto affrontare periodi di degenza più lunghi, ma l'emergenza non ha lasciato il segno sulla loro prognosi. Pressoché invariati i tassi di mortalità registrati nella struttura, prima e dopo l’arrivo del Covid-19.

Rabbia e stress aumentano il rischio di avere un infarto?

QUANDO IL CUORE VA IN TILT PER COLPA DELLO STRESS

Considerando che i pazienti erano tutti negativi, è dunque da escludere che l'infezione abbia avuto un effetto diretto sul cuore. Cosa può essere successo, allora? «La pandemia ha fatto schizzare i livelli di stress nelle persone - afferma Ankur Kalma, cardiologo interventista e autore dello studio -. Le persone convivono da mesi con la paura del contagio, per sé e per i propri cari. Ma anche con l'ansia e le preoccupazioni determinate dalla solitudine, dall'isolamento e dalle ripercussioni economiche scaturite dall'emergenza sanitaria». Da non trascurare nemmeno i lutti determinati da Covid-19: numerosi e unici, per l'impossibilità di condividere gli ultimi istanti di vita con una persona cara. Queste fonti di stress potrebbero aver avuto un effetto non soltanto sulla mente, ma anche sul cuore. Motivo per cui i medici statunitensi, per alleggerire la tensione emotiva, invitano a non trascurare in questa fase l'esercizio fisico, la meditazione e il mantenimento dei contatti sociali.

CONOSCIAMO MEGLIO LA SINDROME DI TAKOTSUBO

A prima vista, la sindrome di Takotsubo può essere confusa con un infarto. Alcuni sintomi sono comuni: dal dolore al petto all'affanno improvviso, fino all'alterazione dell'elettrocardiogramma. «Ma quando si sottopone il paziente alla coronarografia d'urgenza, eseguita nel sospetto di un infarto, le coronarie non risultano ristrette - afferma Leda Galiuto, direttrice dell'unità di cardiologia riabilitativa del policlinico Gemelli di Roma -. Una parziale affinità si riscontra soltanto nei casi secondari, che si manifestano in persone già alle prese con una malattia cronica. In questi pazienti la prognosi è peggiore, perché spesso è presente anche un danno del miocardio, il tessuto muscolare che compone il cuore». Le cause della sindrome di Takotsubo non sono ancora completamente note. Ma lo stress, con la cascata di segnali ormonali che è in grado di innescare, è l'indiziato principale. Sarebbe proprio la tempesta di ormoni a porre il cuore sotto pressione, al punto da non essere in grado (nei casi più gravi) di pompare il sangue fino alla periferie. È questo lo shock cardiogeno, una delle manifestazioni più gravi della Takotsubo. In ogni caso, il quadro diventa chiaro nel momento in cui «si riconosce un'alterazione della forma del cuore, che diventa a palloncino e simula il vaso che usano i giapponesi per raccogliere i polipi». Da qui il nome: «tsubo» (vaso) e «tako» (polipi). 


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QUALE CURA PER IL «CREPACUORE»?

Con le coronarie nella maggior parte dei casi libere, la cardiomiopatia da stress è una malattia provocata dalla costrizione dei piccoli vasi del cuore. A esserne vittime sono perlopiù le donne, dopo la menopausa. La malattia, se identificata correttamente, è quasi sempre reversibile (il tasso di mortalità si attesta al 5 per cento). Una volta completata la diagnosi, i pazienti vengono trattati con l'aspirina (anticoagulante) e con gli Ace inibitori, grazie a cui il cuore ritorna poco alla volta alla dimensione originale. Siccome «la sindrome di takotsubo è associata a una malattia neurologica o psichiatrica nella metà dei casi», la psicoterapia è raccomandata per prevenire le recidive. 


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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