Non soltanto i polmoni. Quello che si sta scoprendo, con quasi 1.5 milioni di contagi su scala globale, è che il Coronavirus può andare oltre gli organi che regolano la respirazione. Covid-19, la malattia che ne deriva, è stata definita una polmonite interstiziale, caratterizzata da un forte processo infiammatorio nello spazio tra gli alveoli in cui avviene lo scambio tra ossigeno (necessario per mantenere le funzioni vitali) e anidride carbonica (prodotto di scarto della respirazione). Quello che ne deriva è un'alterazione delle condizioni fisiologiche, definita insufficienza respiratoria duplice e caratterizzata da un deficit di gas salvavita e da un eccesso di quello di «risulta» nel sangue. Da qui in poi, con ogni probabilità, può avere origine una cascata di eventi in grado di compromettere la funzionalità di diversi organi. Ci vorrà del tempo per accertarlo, ma molti pazienti affetti da Covid-19 potrebbero essere morti per altre condizioni, sopraggiunte prima dell’insufficienza respiratoria.
DANNI POSSIBILI ANCHE PER IL CUORE
Questioni fisiologiche hanno fatto sì che il primo organo a finire sotto i riflettori, al di là dei polmoni, fosse il cuore. Come dimostrato da uno studio pubblicato nel 2011 sulla rivista Circulation, le infezioni respiratorie, a partire dall’influenza, aumentano il rischio di insorgenza di eventi cardio (infarti) e cerebrovascolari (ictus). Nel caso della pandemia di Sars-CoV-2, sono stati i cinesi i primi a registrare le complicanze cardiovascolari nei pazienti contagiati. Un’ipotesi poi confermata anche dai colleghi italiani, attraverso le colonne della rivista Jama Cardiology. I medici hanno descritto il caso di una donna di 53 anni giunta in ospedale in buona salute, ma affetta da Covid-19. Nell’arco di pochi giorni, gli specialisti hanno registrato un quadro clinico compatibile con una miocardite. La spiegazione di quanto osservato l’hanno fornita alcuni ricercatori statunitensi, sempre attraverso le colonne di Jama Cardiology. «Covid-19 determina un aumento rapido e significativo della risposta infiammatoria, che può coinvolgere anche i vasi sanguigni e il cuore». Da qui l’aumentato rischio di eventi quali le vasculiti e le miocarditi, nei casi più gravi responsabili di aritmie cardiache fatali. In diversi casi, inoltre, i medici hanno riscontrato elevati livelli di troponina, segno di un danno al cellule del tessuto cardiaco primo campanello d'allarme per l'infarto del miocardio. Ma le conseguenze per l'apparato cardiocircolatorio non sarebbero soltanto queste. L’eccessiva risposta infiammatoria fungerebbe da scompenso anche per la cascata di reazioni che portano alla coagulazione del sangue. Risultato? L'incremento della formazione di «grumi» di sangue, da cui l’aumentato riscontro di episodi quali le trombosi e le embolie polmonari.







