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Il trapianto di rene funziona anche con donatori di 80 anni

pubblicato il 05-10-2017
aggiornato il 13-03-2018

Una ricerca italiana sul trapianto di rene mostra esiti analoghi con donatori ottuagenari e con donatori più giovani. Giuseppe Remuzzi: «Possiamo ridurre le liste d'attesa anche del 20 per cento»

Il trapianto di rene funziona anche con donatori di 80 anni

Tra i trapianti d'organo, è il frequente (2086 le procedure effettuate nel 2016). Ma il trapianto di rene è pure il più atteso. Ora si consolida la possibilità di ampliare il numero degli organi a disposizione anche considerando donatori anziani.


Come funzionano le liste d'attesa per un trapianto d'organo?

LE LUNGHE LISTE D'ATTESA

Al 31 dicembre scorso, erano 6.598 i pazienti in attesa di un rene nuovo. Il motivo è presto chiaro. Il rimpiazzo è la cura più efficace per le malattie renali gravi, in grado di compromettere la funzionalità di quelli che sono i «filtri» dell'organismo. Il primo approccio terapeutico consiste nella dialisi. Ma quando la disfunzione è bilaterale, si rende necessario il trapianto. All'operazione, però, ci arrivano quattro pazienti sui dieci che ne avrebbero bisogno. Questione di carenza dei donatori, che potrebbe essere però attenuata dal prelievo di organi da persone decedute oltre la soglia degli ottant'anni.

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LO STUDIO 

Un modo per aumentare il numero di trapianti è quello di utilizzare reni di persone anziane - che una volta non si utilizzavano -  ed eventualmente trapiantare entrambi gli organi, invece che uno, nello stesso ricevente. Le percentuali di successo, come dimostrato da uno studio pubblicato sull'American Journal of Transplantation, sono paragonabili a quelle dei trapianti da donatori giovani. I ricercatori sono tutti italiani, provenienti dall'Irccs Mario Negri e dall'azienda ospedaliero-universitaria Giovanni XXIII di Bergamo e dai centri trapianti di rene dei Policlinici di Milano, Verona e Padova. Hanno confrontato gli esiti dei trapianti in un campione di pazienti (37) che aveva ricevuto uno o due organi da donatori deceduti nella nona decade di vita con quelli effettuati in altri 198 riceventi a cui l'organo era stato donato da chi non aveva più di 60 anni. Al termine della ricerca, né la sicurezza né l'efficacia dell'intervento sono risultati intaccati dall'età dei donatori.

COME AUMENTARE LE PROBABILITA' DI SUCCESSO DI UN TRAPIANTO?

LA RISORSA DEI DONATORI ANZIANI

Di fronte all'eventualità di prelevare l'organo da un paziente molto anziano, è necessario effettuare una biopsia renale per studiare il tessuto al microscopio e decidere che tipo di intervento fare. Due le opportunità: la sostituzione di uno o di entrambi gli organi, se la loro funzionalità risulta intaccata dal decorso degli anni. L'obiettivo di questo approccio, lanciato in pochi centri d'eccellenza già da una decina d'anni, è quello di ridurre le liste d'attesa. «Ricorrendo anche ai donatori ottuagenari, possiamo aumentare il numero di organi disponibili fino al venti per cento - afferma Giuseppe Remuzzi, direttore del dipartimento di medicina specialistica e dei trapianti degli ospedali Riuniti di Bergamo e coordinatore delle ricerche dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, che per i suoi studi nel 2006 fu citato dal New York Times -. Oggi possiamo affermare che gli organi dei donatori più anziani hanno una sopravvivenza simile a quella del singolo organo che rileviamo in donatori più giovani anche di due decadi». Aggiunge Piero Ruggenenti, a capo del dipartimento di medicina renale del centro di ricerche cliniche per le malattie rare del Mario Negri. «Chi accetta il trapianto di due reni non perfetti aspetta in media meno di un anno e, dopo l'intervento, vive meglio rispetto al periodo trascorso in dialisi».


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VERSO L'ABOLIZIONE DEI LIMITI D'ETA'?

Dunque così come registrato per il fegato, che peraltro è l'unico altro organo a poter essere donato da viventenon c’è un limite di età per donare un rene. L'ultimo riscontro è giunto dopo averne ottenuti di analoghi coinvolgendo donatori di 60 e 70 anni. C'è però una differenza. Nel caso dei donatori anziani, la maggior parte dei trapianti è di due reni destinati allo stesso ricevente. Ma questo, secondo Remuzzi, «non è un problema, perché i due organi in pochi casi sarebbero adatti al trapianto singolo e molto più di frequente destinati a essere scartati». 

 

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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