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Cardiologia

Un defibrillatore in ogni ambulatorio e in ogni palestra

pubblicato il 05-10-2012

La Federazione dei medici di famiglia e la Sis-118 fanno corsi di formazione perchè i dottori siano preparati alle emergenze. Avere i defibrillatori a portata di mano potrebbe ridurre di molto i decessi per arresto cardiocircolatorio. Dal ministero le nuove direttive per i centri sportivi

Un defibrillatore in ogni ambulatorio e in ogni palestra
La Federazione dei medici di famiglia e la Sis-118 fanno corsi per le emergenze, mentre dal ministero arrivano nuove direttive per i centri sportivi

Corsi di formazione perché i dottori siano preparati alle emergenze, defibrillatori a portata di mano, ma anche che ogni ambulatorio diventi il nodo strategico di una rete salva-vita che potrebbe ridurre di molto i decessi per arresto cardiocircolatorio. Anche i medici di famiglia si uniscono alla corsa ai defibrillatori. Quanto servono questi strumenti?

NEGLI STUDI MEDICI - L'ultima iniziativa arriva dalla Fimmg (la Federazione italiana medici di medicina generale, in congresso a Villasimius, Cagliari) che ha avviato corsi di formazione in collaborazione con il 118. E' ancora “carente”, infatti, la presenza di defibrillatori semiautomatici negli studi dei medici italiani, a detta di Donatella Alesso, responsabile della Divisione Formazione Fimmg-Metis. Primi a doversene dotare, secondo i promotori, gli studi aggregati e quelli nelle zone isolate. In futuro si vorrebbe allargare l'iniziativa ad altri studi professionali (architetti, notai, commercialisti, ingegneri, dentisti, veterinari), favorendo la formazione e l'acquisto di macchinari (si è parlato di incentivi economici).

PALESTRE E CAMPI SPORTIVI - Lo stesso maxi-decreto sulla Sanità presentato dal ministro Balduzzi prevede che società sportive, palestre, piscine, comprese quelle dilettantistiche, debbano dotarsi di defibrillatori semiautomatici “ed eventuali altri dispositivi salvavita”. Si vedrà i quali tempi i soggetti interpellati riusciranno a rispondere all'appello, ma soprattutto chi li saprà usare? In tutta Italia le persone abilitate ad adoperare un defibrillatore sono circa 30.000. Ancora pochi, secondo molti addetti ai lavori, che ricordano come il lasso di tempo utile per intervenire in caso di arresto cardiocircolatorio (4-5 minuti circa) sia talmente ridotto da rendere utilissimo l'intervento dei cosiddetti “laici”, ossia il personale sanitario, le persone qualunque, né medici, né infermieri o volontari del 118.

NELLE CITTA' - In Italia ha fatto scuola l'esperienza-pilota della città di Piacenza, dove 13 anni fa è stato avviato il Progetto Vita, il primo progetto europeo di defibrillazione precoce sul territorio. Sul sito internet dedicato ((http://www.progetto-vita.it/) una carrellata di volti dai 26 ai 75 anni raccontano di dover dire grazie a quelle macchinette sparse per la città (250), a chi, negli anni, ha imparato ad usarle (8.000 persone). Come ha raccontato Alessandro Capucci, direttore della Clinica di cardiologia dell’Università Politecnica della Marche e ideatore del progetto,  l'idea parte dalla «sensazione che si sarebbe potuto “fare la storia” della defibrillazione, diffondendolo e facendolo usare da tutti». La formazione del personale laico prevede un corso di due ore, dedicato esclusivamente all'uso del defibrillatore. Poi, chi lo desidera, può approfondire con altre tematiche e altre manovre di soccorso. Dal 1998 ad oggi le vite salvate sono state 78.

NELLE SCUOLE - La Società Italiana di Cardiologia (Sic) punta al  lavoro nelle scuole. Igino Genuini, responsabile del Settore di formazione permanente in Rianimazione Cardio-Polmonare della I Cattedra di Cardiologia della “Sapienza” Università di Roma, chiarisce: «Chiunque può imparare ad usarlo, a partire dai ragazzi. In caso di fibrillazione ventricolare, causa principale degli arresti cardiaci, il defibrillatore è l'unica terapia possibile. Nei luoghi pubblici dovrebbero essere diffusi come gli estintori, e si potrebbero salvare anche 20.000 vite ogni anno».

Donatella Barus


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