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Paola Scaccabarozzi

Antibiotico resistenza: un'emergenza per tutto il pianeta

pubblicato il 13-12-2021

In Italia si registrano i più alti tassi di antibiotico resistenza in Europa. Diverse le strategie da mettere in atto per invertire la tendenza. L'intervista a Giuliano Rizzardini dell'Ospedale Sacco di Milano

Antibiotico resistenza: un'emergenza per tutto il pianeta

La resistenza agli antibiotici sta diventando un fenomeno sempre più diffuso e impattante a cui far fronte con solerzia e impegno comune a livello mondiale. Questo il tema focale della Settimana Mondiale di Consapevolezza sugli Antibiotici che si è conclusa nei giorni scorsi a Milano. «Nel 2050 il numero di morti nel mondo causato da infezioni multiresistenti ai farmaci disponibili supererà addirittura il numero di decessi per cancro», spiega il Prof. Giuliano Rizzardini, Direttore di Dipartimento Malattie Infettive, ASST Fatebenefratelli Ospedale L. Sacco di Milano. E più precisamente, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il fenomeno della antimicrobico-resistenza sarà responsabile di 2,4 milioni di morti soltanto nell'area OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) con un impatto sull'economia pari a 3,5 miliardi di dollari l'anno, e un costo cumulativo di 120 trilioni di dollari, una catastrofe dunque per la tenuta dei conti sanitari.

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L'IMPATTO ECONOMICO

Secondo la Banca Mondiale l'impatto economico dell’ antimicrobico-resistenza potrebbe essere peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008-2009. I paesi a basso reddito vedrebbero ridursi il PIL di oltre 5 punti percentuali, quelli a medio reddito del 4,4 per cento, i paesi industrializzati del 3,1 per cento. Basti pensare, inoltre, che sono già circa 33 mila le persone che ogni anno muoiono in Europa per infezioni causate dalla resistenza ai batteri con un impatto di circa un miliardo e mezzo di euro sul sistema sanitario e in termini di perdita di produttività».

 

I DATI IN ITALIA

L’Italia, assieme alla Grecia e alla Romania, è uno dei paesi in Europa con i maggiori tassi di resistenza ai Gram-positivi e Gram-negativi, ossia batteri che si distinguono gli uni dagli altri per le caratteristiche della propria parete cellulare. Ad esempio, negli ospedali italiani i ceppi della Klebsiella pneumoniae sono resistenti intorno al 50% ai carbapenemi, una classe di antibiotici ad ampio spettro d'azione con struttura simile a quella delle penicilline e cefalosporine. Per l’Acinetobacter si parla addirittura di un tasso di resistenza dell’80-90%.

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LE STRATEGIE D'AZIONE

«In primis limitare l’abuso e l’uso scorretto degli antibiotici sia a livello umano, sia nell’ambito della medicina veterinaria -prosegue Rizzardini- per evitare la crescita e la diffusione di microorganismi loro resistenti. A questo riguardo, nell’ambito del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 è stato inserito il Programma PP10 Misure per il contrasto dell’antimicrobico resistenza, che richiama gli obiettivi del Piano nazionale di contrasto all’antimicrobicoresistenza Pncar 2017-2020, incentrato su sorveglianza/monitoraggio, uso appropriato degli antibiotici, prevenzione delle infezioni, formazione e comunicazione». Concretamente significa partire dalla medicina del territorio (medici di base) e dai veterinari che devono usare in maniera veramente strategica e parsimoniosa gli antibiotici con i propri pazienti e negli allevamenti.

RICERCA E RISPETTO PER L'AMBIENTE

«Bisogna poi -prosegue Rizzardini, investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi farmaci il cui percorso di immissione sul mercato deve essere attentamente monitorato e reso noto a livello globale». Infine e non ultimo, anzi prioritario e vero motore di questa enorme problematica che è stata messa in rilievo anche durante lo scorso G20 di Roma, nuove strategie collettive e individuali che mettano l’accento sempre più stringente sulla necessità di un rispetto rigoroso dell’ambiente e dell’ecosistema di cui noi umani facciamo parte. «Del resto -conclude Rizzardini- è questo uno dei messaggi principali che la pandemia da Covid-19 avrebbe dovuto insegnarci».

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Paola Scaccabarozzi
Paola Scaccabarozzi

Giornalista professionista. Laureata in Lettere Moderne all'Università Statale di Milano, con specializzazione all'Università Cattolica in Materie Umanistiche, ha seguito corsi di giornalismo medico scientifico e giornalismo di inchiesta accreditati dall'Ordine Giornalisti della Lombardia. Ha scritto: Quando un figlio si ammala e, con Claudio Mencacci, Viaggio nella depressione, editi da Franco Angeli. Collabora con diverse testate nazionali ed estere.   


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