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Antibiotico resistenza: un'emergenza per tutto il pianeta

In Italia si registrano i più alti tassi di antibiotico resistenza in Europa. Diverse le strategie da mettere in atto per invertire la tendenza. L'intervista a Giuliano Rizzardini dell'Ospedale Sacco di Milano

La resistenza agli antibiotici sta diventando un fenomeno sempre più diffuso e impattante a cui far fronte con solerzia e impegno comune a livello mondiale. Questo il tema focale della Settimana Mondiale di Consapevolezza sugli Antibiotici che si è conclusa nei giorni scorsi a Milano. «Nel 2050 il numero di morti nel mondo causato da infezioni multiresistenti ai farmaci disponibili supererà addirittura il numero di decessi per cancro», spiega il Prof. Giuliano Rizzardini, Direttore di Dipartimento Malattie Infettive, ASST Fatebenefratelli Ospedale L. Sacco di Milano. E più precisamente, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il fenomeno della antimicrobico-resistenza sarà responsabile di 2,4 milioni di morti soltanto nell'area OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) con un impatto sull'economia pari a 3,5 miliardi di dollari l'anno, e un costo cumulativo di 120 trilioni di dollari, una catastrofe dunque per la tenuta dei conti sanitari.

L'IMPATTO ECONOMICO

Secondo la Banca Mondiale l'impatto economico dell’ antimicrobico-resistenza potrebbe essere peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008-2009. I paesi a basso reddito vedrebbero ridursi il PIL di oltre 5 punti percentuali, quelli a medio reddito del 4,4 per cento, i paesi industrializzati del 3,1 per cento. Basti pensare, inoltre, che sono già circa 33 mila le persone che ogni anno muoiono in Europa per infezioni causate dalla resistenza ai batteri con un impatto di circa un miliardo e mezzo di euro sul sistema sanitario e in termini di perdita di produttività».

 

I DATI IN ITALIA

L’Italia, assieme alla Grecia e alla Romania, è uno dei paesi in Europa con i maggiori tassi di resistenza ai Gram-positivi e Gram-negativi, ossia batteri che si distinguono gli uni dagli altri per le caratteristiche della propria parete cellulare. Ad esempio, negli ospedali italiani i ceppi della Klebsiella pneumoniae sono resistenti intorno al 50% ai carbapenemi, una classe di antibiotici ad ampio spettro d'azione con struttura simile a quella delle penicilline e cefalosporine. Per l’Acinetobacter si parla addirittura di un tasso di resistenza dell’80-90%.

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