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Donatella Barus

Covid-19, quante sono le reinfezioni?

pubblicato il 04-01-2022
aggiornato il 16-06-2022

Tag:

Covid-19

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La possibilità di reinfettarsi con il virus del Covid-19 è poco frequente, ma esiste. Con Omicron, numeri in aumento. I dati su scala nazionale

Covid-19, quante sono le reinfezioni?

Sono finalmente disponibili i dati aggregati a livello nazionale sulle reinfezioni da Covid-19. A seguito di una circolare dello scorso mese di agosto, infatti, sono stati registrati i casi di seconde infezioni dal 24 agosto 2021 in avanti.

 

QUANTE PERSONE SI INFETTANO PER LA SECONDA VOLTA CON SARS-COV-2?

(*DATI AGGIORNATI AL 5 GIUGNO 2022*) In totale, fino al 13 aprile 2022 in Italia sono stati censiti 519.603 casi di reinfezione, pari al 4% del totale dei casi segnalati. Per dare un'idea dell'incremento si consideri che fino al 28 dicembre erano stati 15.195, pari all'1,4%. 

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CHE COSA SI INTENDE CON REINFEZIONE?

Conta come reinfezione chi, dopo una prima infezione da SARS-CoV-2 documentata da test molecolare o antigenico positivo, presenta una seconda infezione (sempre comprovata da test positivi) a distanza di almeno 90 giorni dalla prima diagnosi. Oppure chi a seguito di prima infezione da SARS-CoV-2 documentata da test molecolare positivo, presenta una seconda infezione con test molecolare positivo entro i 90 giorni dalla prima diagnosi purché con ceppo virale di SARS-CoV-2 diverso dal precedente, documentato da genotipizzazione.

 

CON OMICRON LA PERCENTUALE DI REINFEZIONI AUMENTA

Va detto che il quadro è cambiato a causa del rapido diffondersi della variante Omicron, che sembra contagiare con più facilità anche chi ha già avuto l’infezione. Dati preliminari, ancora non sottoposti a revisioni approfondite, raccolti nel Regno Unito fra novembre e dicembre sembrano indicare che Omicron è associata ad un rischio di reinfezione 5,4 volte più grande rispetto a Delta. In Italia, i dati del periodo agosto-dicembre ci parlano ancora prevalentemente di ciò che accade con la variante Delta. Come sottolineano gli estensori del rapporto, fino a dicembre i casi di reinfezione erano l’1 per cento del totale, abbastanza stabili. Se consideriamo soltanto la settimana del 20 dicembre si registra un balzo al 2,3 per cento del totale delle diagnosi di positività. Nella settimana del 27 dicembre la percentuale è salita al 3,1 per cento; un incremento presumibilmente, si legge nel rapporto, attribuibile all'aumento della circolazione della variante Omicron in Italia.

 

SINTOMI INESISTENTI O BLANDI

Sempre sottolineando che la situazione potrebbe cambiare sensibilmente già sotto i nostri occhi ( e ne daremo conto nelle prossime settimane), ecco cosa sappiamo al momento delle persone che sono incappate in una doppia infezione da virus Sars-CoV-2. In oltre un terzo dei casi registrati fino a dicembre, nel 35 per cento dei casi, si tratta di persone asintomatiche al momento di entrambe le diagnosi, un altro 20 per cento aveva sintomi molto lievi (paucisintomatico) alla prima infezione e nulli (asintomatico) alla seconda. Risulta una quota minima di reinfezioni in persone con una sintomatologia severa alla prima diagnosi e in generale lo stato clinico al momento delle seconde infezioni non risulta più grave rispetto alle prime. Se l’assenza di sintomi significativi è senz’altro una notizia rassicurante, è anche un motivo per ritenere ragionevole che i dati sulle reinfezioni siano sottostimati rispetto alla realtà.

 

CHI SONO I REINFETTATI?

Analizzando le reinfezioni registrate a partire da dicembre, ovvero dalla diffusione della variante Omicron, risultano un po' più esposti al rischio di una seconda infezione da virus Sars-CoV-2:

  • le persone giovani (12-49 anni)
  • le donne (forse perchè più presenti nella scuola, nel comparto sanitario e fra i caregivers)
  • le persone non vaccinate o vaccinate da più di quattro mesi rispetto a quelle vaccinate da meno di quattro mesi
  • le persone con una prima diagnosi di Covid "vecchia" di almeno sette mesi.


**EDIT: ARTICOLO AGGIORNATO IL 16 GIUGNO 2022 CON NUOVI DATI. FONTI IN CALCE**

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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