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Fumo

Attacco alla nicotina: se due farmaci sono meglio di uno

pubblicato il 16-10-2014
aggiornato il 06-02-2017

Nuove ricerche hanno dimostrato che la doppia terapia per liberare dal fumo ha maggior successo. Il test per misurare il grado di dipendenza da nicotina

Attacco alla nicotina: se due farmaci sono meglio di uno

La prima prova è col cerotto che rilascia nicotina. Se dopo una settimana non si è scesi sotto il 50 per cento in meno nel consumo di sigarette, il trattamento raddoppia. Diventa di due farmaci in pastiglia: la vareniclina e il bupropione. Oppure vareniclina e un placebo, cioè una finta pastiglia a contenuto neutro. Naturalmente nessuno dei 222 volontari così selezionati alla Duke University nella Carolina del Nord (Usa) ne sapeva niente. L’esperimento è stato fatto in doppio cieco, come si dice, e avanti così per tre mesi. Al controllo, la “vera” duplice terapia ha dato risultati di astinenza continuata del fumo molto più alti che nei fumatori trattati col placebo.

 

RISULTATI MIGLIORI TRA GLI UOMINI

Inoltre - ecco la sorpresa - risultati più soddisfacenti nei maschi che nelle femmine e più tra le persone con forte dipendenza fisica rispetto a quelle con debole dipendenza. Il dottor Paolo Pozzi del Centro antifumo dell’Istituto dei tumori di Milano commenta questi dati richiamando anche uno studio sudafricano su oltre 400 volontari pubblicato mesi fa su Jama. «Qui la ricerca ha messo a confronto l’uso della sola vareniclina con la vareniclina più il cerotto e la terapia combinata si è rivelata molto più efficace. Importante è che lo studio è stato a più lungo termine: i controlli si sono fatti anche un anno dopo. Se la terapia combinata ha dato migliori risultati antifumo, in compenso si paga qualche prezzo in effetti collaterali: più ansia e qualche sintomo depressivo, benché in effetti il bupropione sia un antidepressivo».

 

TEST DI FAGERSTROM

Perché è più efficace negli uomini? «Non si sa, forse il recettore della nicotina è geneticamente diverso nei due sessi. E’ un fatto da studiare, come medicina di genere e, ancor più, alla ricerca di terapie antifumo personalizzate, la via che perseguiamo già». Mistero anche perché il trattamento combinato agisca di più sui fumatori con forte dipendenza. Eppure, si immagina, questi pazienti avrebbero maggiori crisi di astinenza se non trattati. «È indubbio». Come si fa a sapere se si è molto “prigionieri” della nicotina o lo si è blandamente? «Si può fare da sé un test, chiamato test di Fagerström, che consiste in appena sei domande. Ma già basterebbero le risposte alle prime due per capire».

 

ASTINENZA

Come si manifesta una sindrome di astinenza da fumo? «Nervosismo, irritabilità, desiderio ardente di una sigaretta, insonnia o anedonia, cioè non provare piacere in niente, o anche stitichezza perché la nicotina in quel senso è uno stimolante. C’è poi, accanto alla dipendenza fisica, quella psicologica: legata alla gestualità, la ritualità, lo stare in compagnia…». I risultati ottenuti nelle due ricerche, american e sudafricana? «Nei primi tempi 1 su 2 smette, ma sul lungo termine, dopo un anno, il successo riguarda 1 su 3, il 30-40 per cento. Ma la vera forza di questi due studi è che creano un percorso (prima il cerotto, poi il farmaco…) per personalizzare la terapia.  Di solito con le donne il counseling si rivela importante, forse in loro le implicazioni psicologiche sono più forti. Per quanto…oggi molte sono fumatrici così accanite…».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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