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Fumo

Non facciamoci fregare dal business del fumo

pubblicato il 30-07-2012

Oggi è la giornata mondiale senza tabacco. Quest'anno l'Oms la dedica alle pesanti interferenze dell'industria nelle politiche sanitarie e perfino nella ricerca scientifica

Non facciamoci fregare dal business del fumo

Oggi è la giornata mondiale senza tabacco. Quest'anno l'Oms la dedica alle pesanti interferenze dell'industria nelle politiche sanitarie e perfino nella ricerca scientifica

Con 6 milioni di vittime ogni anno, il fumo è la prima causa di morte prevenibile al mondo.  Ma la lotta al consumo di tabacco è per definizione una spina nel fianco per l'industria che lo produce e lo distribuisce nei cinque continenti, e dietro alle politiche antifumo si agitano enormi interessi economici nonché paurose pressioni politiche e finanziarie. E' a questo scenario che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha intitola la Giornata mondiale senza tabacco 2012, chiedendo occhi aperti e trasparenza.

LE 6 TRAPPOLE DI BIG TOBACCO - “Nel corso del XXI secolo l'uso di tabacco potrebbe uccidere fino a un miliardo di persone se non si prendono misure urgenti” ricorda l'Oms. Le azioni necessarie sono contenute nella Convenzione quadro per il controllo del tabacco, finora sostenuta da 173 nazioni più l'Unione Europea.  “A questi sforzi – prosegue l'Oms – si oppone sistematicamente l'industria del tabacco, interferendo in varie forme”. Fra queste, la creazione di lobbies capaci di manovrare i processi legislativi e politici; enfatizzando l'importanza economica del settore e trascurando però il costo ambientale, sociale e sanitario del fumo; manipolando l'opinione pubblica per divulgare un'immagine rispettabile, ad esempio finanziando progetti filantropici o investendo in programmi a favore dei giovani; creando gruppi di supporto che si fanno promotori di battaglie mirate, ad esempio in difesa della libertà individuale del fumatore, oppure contro la pericolosità del fumo passivo; screditando le prove scientifiche sui danni da fumo; minacciando azioni legali per intimidire i governi dei paesi più deboli.

L’IMPEGNO DI FONDAZIONE VERONESI- Da sempre uno degli obiettivi della Fondazione è quello di promuovere corretti stili di vita. Il fumo non è certamente uno di quelli. Per questa ragione negli ultimi anni Fondazione Veronesi ha dato vita all’iniziativa No Smoking Be Happy, una campagna di comunicazione per la lotta contro il fumo di sigaretta. Secondo una recente indagine sui fumatori è emerso che l’incapacità di smettere di fumare è data dalla scarsa forza di volontà (58,2%) e dalla dipendenza psicofisica (22,9%). Ma un 23,3% si è dichiarato per nulla intenzionato a smettere o perché genericamente “non gli interessa” (37,3%) o perché vive il fumo come un piacere (27,9%). Tra i motivi che hanno spinto gli intervistati a cercare di dire basta alle sigarette domina il miglioramento della salute (62,1%) mentre ha pesato solo per il 32,6% la preoccupazione per la salute della famiglia, e dei figli in particolare, investiti dal fumo passivo. Quanto all’efficacia delle varie campagne antifumo, le ha ritenute inefficaci il 51% degli intervistati perché, hanno spiegato, la strada che porta all’addio al fumo ha bisogno di un concreto supporto esterno.

FORUM E APP PER SMETTERE - Il professor Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, commenta così gli esiti dell’indagine: «Abbiamo trovato la risposta ai due quesiti fondamentali che ci eravamo posti. Da una parte lo studio ci ha confermato che gli strumenti messi a disposizione dalla nostra Campagna No Smoking Be Happy rispondono perfettamente alle richieste non soddisfatte di supporto da parte del pubblico. Ad esempio, recentemente sul sito abbiamo creato la sezione Forum in cui è possibile confrontarsi con medici specializzati  e con chi ha intrapreso lo stesso percorso, con lo scopo di condividere i propri successi e le difficoltà. Inoltre, ecco l’Applicazione per iPhone, validissimo supporto per sostenere il cammino della disassuefazione giorno per giorno. Può essere una via difficile, ma enormi sono i vantaggi che se ne ricavano».


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