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Ginecologia

Coronavirus in gravidanza: nessun caso di trasmissione al feto

pubblicato il 18-03-2020

Diverse le gravidanze portate a termine da donne positive al Coronavirus. In nessuno di questi casi è stata rilevata la trasmissione al feto

Coronavirus in gravidanza: nessun caso di trasmissione al feto

Non soltanto - fortunatamente - ricoveri e decessi. In tempi di Coronavirus, ci sono anche vite che sbocciano. Bambini che vengono al mondo in una situazione surreale, mentre le loro mamme sono accompagnate da una preoccupazione in più. La domanda più frequente che ognuna di loro rivolge al proprio ginecologo in queste ore è: «Se fossi positiva, quale probabilità avrebbe mio figlio di contrarre l'infezione durante la gravidanza o il parto?». In entrambi casi, il messaggio da dare è rassicurante. Vediamo perché.


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NESSUN CASO DI TRASMISSIONE VERTICALE

Sulla base dell'esperienza cinese, sono due gli studi già pubblicati per fare luce sul rischio di trasmissione verticale (da mamma a feto) del Sars-Cov-2: il primo un paio di settimane fa sulla rivista The Lancet, il secondo nelle scorse ore sulle pagine di Frontiers in Pediatrics. In totale sono state osservate le gravidanze portate avanti da 13 donne positive al Coronavirus. Un campione limitato, da cui sono emerse però indicazioni univoche. Tutte le gestanti avevano sintomi associabili all'infezione (febbre, tossedolori articolari). Ma i loro neonati sono nati vivi e - complessivamente - in buona salute. In alcuni casi sono state riscontrate eruzioni cutanee, mentre per uno di loro si è reso necessario il ricovero in terapia intensiva per essere supportato nella respirazione. Nulla, però, di riconducibile all'epidemia in corso. «Il Coronavirus non attraversa la placenta - afferma Enrico Ferrazzi, direttore dell'unità operativa complessa di ostetricia dell'Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dove nei giorni scorsi è venuta alla luce la piccola Anna: la prima nata da una donna positiva al Coronavirus -. Quindi, se la mamma è infetta, non trasmette il virus al bambino: né durante la gravidanza né durante il parto». Le due fasi, peraltro, non sembrano aggravare il decorso sintomatologico né il quadro della polmonite virale.  

CORONAVIRUS, COME
PREVENIRE IL CONTAGIO? 

PARTO NATURALE O CESAREO? 

Quasi tutte le gestazioni delle donne cinesi positive al Coronavirus si sono concluse con un parto cesareo. Una scelta precauzionale, adottata considerando che in presenza si alcune infezioni virali c'è l'indicazione a prediligere la soluzione chirurgica. E che, nel caso del Coronavirus, precedenti non ce n'erano. Detto ciò, «a oggi non esistono indicazioni a eseguire il taglio cesareo in tutte le donne contagiate dal virus o affette da Covid-19, se non richiesto da altre cause», si legge in un documento firmato dall'Istituto Superiore di Sanità e dalle principali società scientifiche italiane che si occupano di gravidanza e neonatologia. La scelta deve dipendere dalle condizioni della donna, considerando soprattutto la sua età. Oltre, naturalmente, allo stato di salute del feto. Rispetto alla routine, per chi è chiamata a partorire in questa fase, è consigliabile rivolgersi a ospedali che in cui siano presenti strutture di malattie infettive e di microbiologia clinica (oltre che la terapia intensiva neonatale) per una gestione multidisciplinare di eventuali complicanze. 


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MAMMA (POSITIVA) E BAMBINO SEPARATI, ALLA NASCITA

Per tutelare tutte le gestanti, gli ospedali italiani dotati di un punto nascita hanno organizzato un percorso separato per le donne positive al Coronavirus e per quelle con un quadro sospetto, ma non accertato. «Ci sono camere e sale parto separate, sistemi di protezione ad hoc per il personale che assiste, per le mamme e per l’accompagnatore - prosegue Ferrazzi -. In questo modo evitiamo qualsiasi commistione tra le donne sane che vengono a partorire e le eventuali positive al Coronavirus ospitate nella medesima struttura». Un'altra precauzione prevede che, se la mamma ha un’infezione respiratoria sintomatica (con febbre, tosse e secrezioni respiratorie), deve essere separata dal neonato in attesa dell'esito del tampone (e in caso di positività). Nessun problema nel riunire la «coppia» invece con un esame negativo. La scelta da adottare in questo caso viene comunque discussa dalla donne e dagli specialisti, «tenendo conto del consenso informato, della situazione logistica dell'ospedale e della diffusione dell'epidemia», è quanto riportato nelle linee guida italiane.

ALLATTAMENTO AL SENO: SI, QUANDO POSSIBILE

Quanto al nutrimento del neonato, l'obbiettivo è quello di prediligere l'allattamento al seno. Al momento, infatti, non ci sono dati che documentino rischi di trasmissione del virus per via alimentare. Nessun problema dunque se il tampone della mamma è negativo e il neonato viene collocato nella sua stessa stanza. Qualche precauzione in più va assunta invece in caso di positività. In una situazione simile, occorre conciliare le esigenze nutrizionali del bambino «con un corretto approccio igienico-sanitario che limiti il contagio per via aerea e per contatto con le secrezioni respiratorie dei pazienti infetti», si legge nel documento stilato dagli specialisti. Per questo, se mamma e bambino sono separati, l'indicazione è quella di ricorrere al latte materno fresco spremuto (non è necessario bollirlo). La scelta va valutata caso per caso infine se la nascita del neonato avviene prematuramente (a causa di un aumento rischio infettivo) e se la mamma (positiva) assume dei farmaci per la cura di Covid-19

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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