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Ginecologia

Le tre vaccinazioni raccomandate per la gravidanza

pubblicato il 03-10-2017
aggiornato il 24-11-2017

Le donne in gravidanza dovrebbero vaccinarsi contro l'influenza, la pertosse e la rosolia (se non si è avuta la malattia). La profilassi è utile per evitare complicanze nel bebè

Le tre vaccinazioni raccomandate per la gravidanza

Rosolia, influenza e pertosse. Sono queste le tre malattie infettive da cui ogni donna in dolce attesa dovrebbe proteggersi. «La necessità di ricorrere ai vaccini in gravidanza deriva dall'opportunità di impedire ai patogeni di interferire con il fisiologico sviluppo intrauterino del sistema immunitario fetale e con lo stato di tolleranza tra i due sistemi che coesistono per nove mesi», afferma Mauro Stronati, direttore della struttura di neonatologia e patologia neonatale del policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia. «L'immunizzazione materna presenta pochissimi rischi e diversi benefici: sia per la donna sia per il bambino».


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LA PROTEZIONE DAL VIRUS INFLUENZALE

L'occasione per fare il punto della situazione è stato il congresso dei neonatologi italiani, appena conclusosi a Milano. L'imminente apertura della stagione influenzale ha fatto sì che l'apertura dei lavori fosse dedicata a questo argomento. Secondo Stronati, «non ci sono dubbi sulla opportunità di consigliare la vaccinazione a una donna in gravidanza, visto che in questo periodo della vita il suo sistema immunitario è alterato: di conseguenza sono più alte sia le probabiltà di contrarre l'influenza sia di sviluppare complicanze importanti». Queste ultime, nel caso in cui si presentassero, andrebbero a incidere sul rischio di parto prematuro e di una ritardata crescita intrauterina del feto. Meno solide, ma comunque da non trascurare, le evidenze che vedrebbero correlata la febbre nella gestante con un'aumentata probabilità di sviluppo di cardiopatie congenite, difetti del tubo neurale e labbro leporino nel nascituro. Aspetti a cui occorre aggiungerne un altro, non meno importante. Immunizzare la mamma permettere di registrare tassi anticorpali a sufficienza anche nel neonato, che non può essere vaccinato prima del sesto mese di vita. Motivo per cui, sopratutto i bambini che nascono tra la primavera e l'estate, corrono un rischio più alto di ammalarsi di influenza.

CHI DEVE FARE LA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE?

CON LA ROSOLIA NON SI SCHERZA

Potenzialmente più gravi possono essere le conseguenze provocate dalla rosolia, se contratta durante la gravidanza (sopratutto nel primo trimestre): si va dalle possibili malformazioni indotte nel feto al rischio di andare incontro a un aborto spontaneo. «Eppure una donna su tre intraprende una gravidanza senza conoscere il suo stato di protezione rispetto alla rosolia e soltanto il 41 per cento risulta aver effettuato il vaccino», dichiara Gaetano Chirico, direttore dell’unità di neonatologia e terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili di Brescia e coordinatore del consiglio direttivo della Società Italiana di Neonatologia. Il quadro è più rassicurante, se si prendono in considerazione i dati relativi alle mamme più giovani: il 57 per cento delle donne tra i 18 e i 24 anni si vaccinano, contro il 34 per cento della fascia compresa tra i 35 e i 49 anni. Numeri comunque ancora bassi, «dal momento che la possibilità di contrarre malattie infettive durante la gravidanza risulti più alta rispetto alle altre fasi della vita - ricorda Stronati -. Un aspetto che conosciamo da tempo, ma ciò nonostante i dati sulle coperture vaccinali delle donne in attesa, per quanto parziali, sono preoccupanti». Gli specialisti raccomandano alle donne che intendono programmare una gravidanza di effettuare il Rubeo test, al fine di valutare l'eventuale presenza di anticorpi diretti contro il Rubivirus responsabile dell'infezione. In caso di esito negativo, dal momento che la vaccinazione trivalente non è indicata nei nove mesi, la profilassi va effettuata almeno un mese prima di intraprendere la gravidanza: il vaccino è di tipo vivo attenuato e come tale non è raccomandato durante la gestazione. Oppure, con un intervallo minore o se la donna risulta già incinta, «il vaccino va somministrato gratuitamente subito dopo il parto, prima della dimissione dall’ospedale - precisa Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di virologia molecolare al policlinico San Matteo di Pavia -. La protezione, in questo modo, dura tutta la vita: esattamente come se si fosse avuta la malattia prima della gravidanza».

VACCINARSI CONTRO LA PERTOSSE

La novità, nello schema delle vaccinazioni durante la gravidanza, sta nell'indicazione contenuta nel Piano Nazionale Vaccinale, secondo cui le gestanti dovrebbero richiamare l'immunizzazione dalla pertosse con il vaccino trivalente: che in aggiunta protegge anche dal tetano e dalla difterite. Il periodo ideale è quello compreso tra la ventisettesima e la trentaseiesima settimana. «L'immunità dalla pertosse, che la sia abbia avuta durante l'infanzia o che si risulti vaccinati, non è comunque permanente - chiosa Stronati -. Ecco perché è necessario richiamare la vaccinazione, che non provoca aeffetti collaterali e garantisce una produzione adeguata di anticorpi e il loro passaggio attraverso la placenta, in modo da proteggere il neonato».

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LA DIFESA DAI VIRUS EMERGENTI

L'attualità ha portato gli esperti a discutere anche dei possibili contagi provocati da virus finora poco diffusi alle nostre latitudini: come Zika, Dengue Chikungunya. Infezioni determinate da agenti nei confronti dei quali, al momento, non esistono strategie di profilassi vaccinale. E che, come riportato in un lavoro pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, sono causate da tre dei ventisette virus che, una volta entrati a contatto con l'uomo, riescono ad arrivare nel liquido seminale. La condizione è necessaria, ma non sufficiente alla trasmissione sessuale dell'infezione. «Detto ciò - conclude Herbert Valensise,  responsabile dell'unità di ginecologia e ostetricia al policlinico Casilino di Roma - il consiglio che rivolgiamo alle donne in gravidanza è quello di non andare in vacanza fuori dall'Italia: sia per ridurre le probabilità di infezione con virus endemici sopratutto nelle zone tropicali e sia per poter eventualmente rivolgersi subito allo specialista». 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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