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Oncologia

Le vaccinazioni nei piccoli pazienti oncologici

pubblicato il 28-06-2017
aggiornato il 02-10-2017

Cosa possiamo imparare dalla tragedia del bimbo leucemico sconfitto dal morbillo? Quali vaccinazioni sono consentite a bambini e adulti in cura per un tumore? Come proteggere un caro colpito dal cancro? Le risposte di tre esperti

Le vaccinazioni nei piccoli pazienti oncologici

Il caso del bambino di sei anni affetto da una leucemia linfoblastica acuta e morto all'ospedale San Gerardo di Monza per le complicanze del morbillo ha provocato l'ultimo picco del dibattito che ruota attorno al tema delle vaccinazioni. Il piccolo paziente non era immunizzato, al momento della diagnosi. Si sarebbe potuto fare qualcosa per salvare la sua vita? È possibile vaccinare un malato di cancro - pediatrico o adulto - nel corso delle terapie oncologiche? Per approfondire la tematica, con l'obiettivo di fornire informazioni utili ai pazienti oncologici e ai loro caregiver, abbiamo scelto tre figure professionali: un oncologo pediatra (Andrea Biondi), un oncologo dell'adulto (Pierfranco Conte) e un igienista (Giancarlo Icardi).

LE VACCINAZIONI PER I BAMBINI MALATI DI CANCRO

Andrea Biondi, primario del reparto di oncologia pediatrica al San Gerardo di Monza e membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, ha seguito il decorso della malattia di Luca (nome di fantasia) da ottobre a oggi. In 35 anni di lavoro, confessa, «non ho mai visto un bambino ammalato di cancro morire di morbillo». La premessa rende l'idea dell'eccezionalità dell'evento. Per provare ad ampliare il raggio della discussione, però, è necessaria una premessa. «Non sono stati i fratelli a trasmettergli il morbillo, per il semplice fatto che si sono ammalati dopo di lui». Concetto chiaro, così come l'impossibilità di procedere alla vaccinazione una volta scoperto il «buco» nel percorso vaccinale del piccolo paziente. Le linee guida dell'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (Aieop) dirimono la questione. «Le vaccinazioni con virus vivi attenuati come quelle contro morbillo, parotiterosolia e varicella zoster (secondo l'aggiornamento del Piano Nazionale Vaccinale saranno offerte in forma quadrivalente, ndr) sono generalmente controindicate durante la chemioterapia per il rischio di malattia vaccinale e per la mancanza di dati di efficacia». È lo stato di depressione del sistema immunitario indotto dalle terapie oncologiche che porta a sconsigliare queste vaccinazioni. Il discorso vale anche per chi si sottopone a radioterapia per la cura di un tumore cerebrale o dopo un trapianto di midollo osseo.  La stessa cautela vale inoltre per i pazienti affetti da altre forme di immunodepressione congenite o acquisite. Maggiori sono invece i margini di intervento quando «si ha a che fare con vaccini prodotti con virus inattivati, con vaccini di sintesi o con materiale», aggiunge Giancarlo Icardi, direttore dell'unità operativa complessa di igiene dell'azienda ospedaliero-universitaria San Martino - IST di Genova. È il caso di quelle contro tetano, difterite, pertosse, poliomielite, epatite B, influenzaemofilo, pneumococco, meningococco e papillomavirus. «Non sono di per sé controindicate durante la chemioterapia». Detto ciò, poliomielite e difterite sono quasi debellate nei Paesi industrializzati e l'immunità di gregge svolge pressoché appieno il suo ruolo. Quanto al tetano, il rischio di contrarre la malattia è legato a un'eventuale ferita: in tal caso si può comunque ricorrere all'inoculo di anticorpi.

CANCRO E MORBILLO: COME DIFENDERSI?

Non è allora mai possibile proteggere un bambino che scopre di avere un cancro senza aver effettuato la vaccinazione contro il morbillo attraverso l'immunizzazione passiva? «Per il morbillo non ci sono dati di efficacia così solidi da suggerire la somministrazione di anticorpi dall'esterno - prosegue Biondi -. In questo caso per ottenere una strategia efficace ci si può appellare soltanto all'immunità di gregge: più alti sono i tassi di vaccinazione all'interno della popolazione, minori sono le probabilità di diffusione del virus». Biondi è convinto che sia stata la mancanza di questa - la copertura vaccinale per il morbillo è scesa all'85 per cento: dieci punti più in basso rispetto al valore di sicurezza indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - la causa principale del decesso di Luca.


Vaccini e operatori sanitari: l'obbligo non è l'unica via

IL PERSONALE SANITARIO

L'osservazione non riguarda soltanto la popolazione generale, ma anche il personale sanitario. Dei 3.074 casi di morbillo registrati in Italia nel primo semestre del 2017, 236 hanno riguardato rappresentanti del mondo sanitario: medici, infermieri, operatori socio-sanitari. La mancata protezione, in questi mesi, ha messo a rischio loro e i pazienti che vi si sono affidati. «Mi auguro che il dramma appena vissuto sia una lezione per tutti, a partire da chi pretende da altri qualcosa che non fa su se stesso», è il monito lanciato dal pediatra. Detto ciò, l'Aieop suggerisce comunque di «vaccinare i familiari (se non hanno contratto il virus in precedenza, ndr) e isolare quelli già affetti dal morbillo».

LA NECESSITA' DI «RICHIAMARE» I VACCINI 

Una diagnosi di cancro in un bambino comporta l'interruzione di un ciclo vaccinale prima di iniziare la chemioterapia. Di conseguenza, finite le cure, occorre riprendere da dove s'era interrotto. E comunque, per le vaccinazioni già completate secondo indicazioni da calendario, «occorre comunque un richiamo dopo sei mesi dalla fine delle terapie», afferma Icardi. Oggi giorno il discorso è a maggior ragione valido anche per la vaccinazione trivalente, al fine di garantire il mantenimento dell'immunità di gregge. Nessun problema infine per la vaccinazione contro il papillomavirus, a cui gli adolescenti di ambo i sessi sono invitati a sottoporsi (gratuitamente) a partire dall'undicesimo anno di età. In linea generale, ai malati oncologici pediatrici viene consigliato di non frequentare ambienti promiscui

GLI OPERATORI SANITARI DEVONO VACCINARSI?

LE VACCINAZIONI PER L'ADULTO MALATO DI CANCRO 

Il tema delle vaccinazioni nel malato oncologico non riguarda soltanto i bambini. Alcune precauzioni meritano infatti di essere considerate anche nel paziente adulto, sebbene il suo sistema immunitario sia più sviluppato e di conseguenza in grado di sopportare meglio la depressione del sistema immunitario indotta dalle cure. Spiega Pier Franco Conte, direttore della divisione di oncologia medica 2 all'istituto Oncologico Veneto di Padova e membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi: «L'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) considera sicura la vaccinazione antinfluenzale, che dovrebbe però essere effettuata il più lontano possibile dalla somministrazione della chemioterapia. La stessa è fortemente raccomandata anche nei parenti stretti del malato oncologico, oltre che nel personale sanitario. Il fine è sempre lo stesso: ridurre la circolazione del virus e quindi il rischio di infezione». Se invece la diagnosi di cancro avviene in piena stagione influenzale, «si adotta la strategia del bozzolo - prosegue Icardi -. Si tratta dello stesso approccio che si segue per proteggere un neonato, immunizzando i genitori, tutti gli altri componenti della famiglia e gli operatori sanitari». Capitolo herpes-zosterIl vaccino (vivo e attenuato) non è consigliabile in corso di terapie: va dunque posticipato o effettuato tra la diagnosi e l'inizio delle cure, purché intercorrano almeno due settimane. A differenza di quanto accade nel paziente pediatrico, all'adulto malato di cancro non viene quasi mai richiesto di ricostruire il suo percorso vaccinale. «Le vaccinazioni contro l'epatite B e il papillomavirus, se non già effettuate, vengono tralasciate. Idem dicasi per quelle che proteggono dalla pertosse e dai meningococchi», chiosa Conte. Il modus operandi cambia se il paziente è affetto da un tumore del sangue (leucemie, mielomi) o del sistema linfatico (linfomi) e risulta candidato al trapianto di midollo osseo

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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