Il caso del bambino di sei anni affetto da una leucemia linfoblastica acuta e morto all'ospedale San Gerardo di Monza per le complicanze del morbillo ha provocato l'ultimo picco del dibattito che ruota attorno al tema delle vaccinazioni. Il piccolo paziente non era immunizzato, al momento della diagnosi. Si sarebbe potuto fare qualcosa per salvare la sua vita? È possibile vaccinare un malato di cancro - pediatrico o adulto - nel corso delle terapie oncologiche? Per approfondire la tematica, con l'obiettivo di fornire informazioni utili ai pazienti oncologici e ai loro caregiver, abbiamo scelto tre figure professionali: un oncologo pediatra (Andrea Biondi), un oncologo dell'adulto (Pierfranco Conte) e un igienista (Giancarlo Icardi).
LE VACCINAZIONI PER I BAMBINI MALATI DI CANCRO
Andrea Biondi, primario del reparto di oncologia pediatrica al San Gerardo di Monza e membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, ha seguito il decorso della malattia di Luca (nome di fantasia) da ottobre a oggi. In 35 anni di lavoro, confessa, «non ho mai visto un bambino ammalato di cancro morire di morbillo». La premessa rende l'idea dell'eccezionalità dell'evento. Per provare ad ampliare il raggio della discussione, però, è necessaria una premessa. «Non sono stati i fratelli a trasmettergli il morbillo, per il semplice fatto che si sono ammalati dopo di lui». Concetto chiaro, così come l'impossibilità di procedere alla vaccinazione una volta scoperto il «buco» nel percorso vaccinale del piccolo paziente. Le linee guida dell'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (Aieop) dirimono la questione. «Le vaccinazioni con virus vivi attenuati come quelle contro morbillo, parotite, rosolia e varicella zoster (secondo l'aggiornamento del Piano Nazionale Vaccinale saranno offerte in forma quadrivalente, ndr) sono generalmente controindicate durante la chemioterapia per il rischio di malattia vaccinale e per la mancanza di dati di efficacia». È lo stato di depressione del sistema immunitario indotto dalle terapie oncologiche che porta a sconsigliare queste vaccinazioni. Il discorso vale anche per chi si sottopone a radioterapia per la cura di un tumore cerebrale o dopo un trapianto di midollo osseo. La stessa cautela vale inoltre per i pazienti affetti da altre forme di immunodepressione congenite o acquisite. Maggiori sono invece i margini di intervento quando «si ha a che fare con vaccini prodotti con virus inattivati, con vaccini di sintesi o con materiale», aggiunge Giancarlo Icardi, direttore dell'unità operativa complessa di igiene dell'azienda ospedaliero-universitaria San Martino - IST di Genova. È il caso di quelle contro tetano, difterite, pertosse, poliomielite, epatite B, influenza, emofilo, pneumococco, meningococco e papillomavirus. «Non sono di per sé controindicate durante la chemioterapia». Detto ciò, poliomielite e difterite sono quasi debellate nei Paesi industrializzati e l'immunità di gregge svolge pressoché appieno il suo ruolo. Quanto al tetano, il rischio di contrarre la malattia è legato a un'eventuale ferita: in tal caso si può comunque ricorrere all'inoculo di anticorpi.







