Le tre vaccinazioni raccomandate per la gravidanza
Le donne in dolce attesa dovrebbero vaccinarsi contro l'influenza e la pertosse. Per la rosolia invece occorre sapere se si è già immuni. In caso contrario occorrerebbe vaccinarsi, ma prima di un'eventuale gravidanza
Rosolia, influenza e pertosse. Sono queste le tre malattie infettive da cui ogni donna in dolce attesa dovrebbe proteggersi. Ma se per la prima occorre farlo - in caso non si sia già immuni - prima di un'eventuale gravidanza, per influenza e pertosse è possibile farlo anche durante la gestazione. «La necessità di ricorrere questi vaccini deriva dall'opportunità di impedire ai patogeni di interferire con il fisiologico sviluppo intrauterino del sistema immunitario fetale e con lo stato di tolleranza tra i due sistemi che coesistono per nove mesi», afferma Mauro Stronati, direttore della struttura di neonatologia e patologia neonatale del policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia. «L'immunizzazione materna presenta pochissimi rischi e diversi benefici: sia per la donna sia per il bambino».
L'occasione per fare il punto della situazione è stato il congresso dei neonatologi italiani, appena conclusosi a Milano. L'imminente apertura della stagione influenzale ha fatto sì che l'apertura dei lavori fosse dedicata a questo argomento. Secondo Stronati, «non ci sono dubbi sulla opportunità di consigliare la vaccinazione a una donna in gravidanza, visto che in questo periodo della vita il suo sistema immunitario è alterato: di conseguenza sono più alte sia le probabiltà di contrarre l'influenza sia di sviluppare complicanze importanti». Queste ultime, nel caso in cui si presentassero, andrebbero a incidere sul rischio di parto prematuro e di una ritardata crescita intrauterina del feto. Meno solide, ma comunque da non trascurare, le evidenze che vedrebbero correlata la febbre nella gestante con un'aumentata probabilità di sviluppo di cardiopatie congenite, difetti del tubo neurale e labbro leporino nel nascituro. Aspetti a cui occorre aggiungerne un altro, non meno importante. Immunizzare la mamma permettere di registrare tassi anticorpali a sufficienza anche nel neonato, che non può essere vaccinato prima del sesto mese di vita. Motivo per cui, sopratutto i bambini che nascono tra la primavera e l'estate, corrono un rischio più alto di ammalarsi di influenza.
CHI DEVE FARE LA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE?
CON LA ROSOLIA NON SI SCHERZA
Potenzialmente più gravi possono essere le conseguenze provocate dalla rosolia, se contratta durante la gravidanza (sopratutto nel primo trimestre): si va dalle possibili malformazioni indotte nel feto al rischio di andare incontro a un aborto spontaneo. «Eppure una donna su tre intraprende una gravidanza senza conoscere il suo stato di protezione rispetto alla rosolia e soltanto il 41 per cento risulta aver effettuato il vaccino», dichiara Gaetano Chirico, direttore dell’unità di neonatologia e terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili di Brescia e coordinatore del consiglio direttivo della Società Italiana di Neonatologia. Il quadro è più rassicurante, se si prendono in considerazione i dati relativi alle mamme più giovani: il 57 per cento delle donne tra i 18 e i 24 anni si vaccinano, contro il 34 per cento della fascia compresa tra i 35 e i 49 anni. Numeri comunque ancora bassi, «dal momento che la possibilità di contrarre malattie infettive durante la gravidanza risulti più alta rispetto alle altre fasi della vita - ricorda Stronati -. Un aspetto che conosciamo da tempo, ma ciò nonostante i dati sulle coperture vaccinali delle donne in attesa, per quanto parziali, sono preoccupanti». Gli specialisti raccomandano alle donne che intendono programmare una gravidanza di effettuare il Rubeo test, al fine di valutare l'eventuale presenza di anticorpi diretti contro il Rubivirus responsabile dell'infezione. In caso di esito negativo, dal momento che la vaccinazione trivalente non è indicata nei nove mesi, la profilassi va effettuata almeno un mese prima di intraprendere la gravidanza: il vaccino è di tipo vivo attenuato e come tale non è raccomandato durante la gestazione. Oppure, con un intervallo minore o se la donna risulta già incinta, «il vaccino va somministrato gratuitamente subito dopo il parto, prima della dimissione dall’ospedale - precisa Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di virologia molecolare al policlinico San Matteo di Pavia -. La protezione, in questo modo, dura tutta la vita: esattamente come se si fosse avuta la malattia prima della gravidanza».