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I nostri ricercatori

Caccia ai marcatori di fibrosi cardiaca dopo infarto del miocardio

pubblicato il 15-01-2018

Paola Gargiulo lavora alla ricerca delle molecole di Rna coinvolte nella cicatrizzazione del cuore dopo infarto, per prevenire lo scompenso cardiaco

Caccia ai marcatori di fibrosi cardiaca dopo infarto del miocardio

Gli eventi cardiovascolari avversi sono la prima causa di morte nei paesi industrializzati, anche più dei tumori. L’infarto del miocardio è la più frequente causa di scompenso cardiaco e l’estensione e la localizzazione del danno sono i principali determinanti della sua gravità. Nonostante le tecniche di angioplastica abbiano migliorato considerevolmente la prognosi, un numero significativo di pazienti va incontro, nel primo anno successivo all'episodio, a una riduzione della funzione cardiaca. Poter disporre di strumenti e marcatori per identificare i pazienti con infarto miocardico acuto più a rischio di sviluppare scompenso, permetterebbe di trattarli da subito nel modo migliore e monitorarli più attentamente. A questo lavora Paola Gargiulo all’Università degli Studi di Napoli Federico II.


In cosa consiste il tuo progetto di ricerca nei dettagli?

«Studio i fibroblasti cardiaci, cellule responsabili della formazione delle cicatrici dopo un infarto, prevalentemente formate da tessuto fibroso, che alterano la funzione del cuore e determinano insufficienza cardiaca. In particolare sembra che alcune molecole, chiamate microRna, che possono essere misurate nei globuli bianchi con un semplice prelievo di sangue, siano responsabili della regolazione del processo di cicatrizzazione del miocardio. Lo scopo della mia ricerca è, pertanto, valutare se lo sviluppo di fibrosi siano collegati ai livelli di questi microRna e in che modo».
 

Dal punto di vista pratico, come si svolge?

«Lavoriamo con pazienti che hanno avuto un infarto e sono stati sottoposti con successo ad angioplastica primaria. Eseguiamo, subito dopo l’infarto e a distanza di 3-9 mesi, un prelievo di sangue per l’analisi dei microRna, ed effettuiamo una risonanza magnetica cardiaca per valutare lo stato di cicatrizzazione del cuore».
 

Quali prospettive apre la tua ricerca, anche a lungo termine, per la salute umana?

«A oggi non abbiamo valide terapie per il trattamento della fibrosi cardiaca: chiarire il ruolo dei microRna nel processo potrebbe fornire nuovi strumenti per lo sviluppo di farmaci in grado di modularne la presenza e l’estensione».

 

Un momento della tua vita professionale che vorresti incorniciare e uno da dimenticare.

Incornicerei tanti momenti, ma in particolare il conseguimento del dottorato. Un momento che cancellerei è la prima volta in cui ho avuto la notizia della morte di un paziente». 
 

Dove ti vedi fra dieci anni?

«In un’aula universitaria a insegnare a giovani studenti di medicina, col desiderio di infondere conoscenze, ma soprattutto amore per la medicina e assoluto rispetto per gli ammalati».


Una figura che ti ha ispirato nella vita.

«Rita Levi Montalcini, per il suo elevato valore professionale e umano».
 

Qual è a tuo avviso il filone di ricerca più promettente per i prossimi decenni?

«Sicuramente la diagnosi precoce che permette, in tempi rapidi, di trovare la cura più adeguata».

 

Qual è il senso profondo che ti spinge a fare ricerca ogni giorno?

«Mi definirei una socratica perché, come Socrate, so di non sapere_ cioè non ho convinzioni che si frappongono tra me e la verità, per cui la ricerca continuamente mi spinge sempre avanti».


Cosa ne pensi dei complottisti e delle persone contrarie alla scienza per motivi ideologici?

«Le persone contrarie all’evolversi della scienza, a mio avviso, sono anacronistici, ma penso che ogni tipo di sperimentazione dovrebbe sempre essere rispettosa della morale, legge eterna e condivisibile da tutti».


Se un giorno i tuoi figli ti dicessero che vogliono fare i ricercatori, cosa diresti loro?

«Ciò che venne detto a me dai miei genitori: fai con convinzione d’impegno le tue scelte e noi ti sosterremo sempre».


Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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