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Coi ricercatori in classe la scienza arriva tra i banchi di scuola

pubblicato il 14-06-2017
aggiornato il 25-09-2017

Il progetto ha visto confrontarsi 74 scienziati e 4.500 studenti delle scuole superiori di secondo grado nei primi mesi del 2017. L'obiettivo è avvicinare i giovani alla ricerca e alla corretta divulgazione scientifica

Coi ricercatori in classe la scienza arriva tra i banchi di scuola

Il fine più significativo, per dirla con le parole dello scienziato napoletano Vincenzo Marotta, è «instillare nei giovani studenti la curiosità nei confronti della ricerca scientifica». Concetto condiviso dalla collega veneziana Giorgia Beffagna, che va più a fondo: «Portarla nelle scuole e far capire ai ragazzi l’importanza di credere che si possa arrivare a un mondo migliore: solo così saranno artefici della loro vita e del progredire della conoscenza». Se il fisico statunitense Brian Greene era convinto che gli scienziati dovessero «essere visti dai bambini come i cantanti e gli attori, per favorire il progresso della civiltà», i ricercatori finanziati dalla Fondazione Umberto Veronesi non hanno l’ambizione di sgomitare con Ariana Grande e Austin Mahone. Piuttosto «è già fondamentale scendere tra i ragazzi e far capire in parole semplici l’importanza della ricerca»: parola di Elena Ciaglia, che dell’importanza della scienza e della ricerca ha parlato agli studenti dell’Istituto Perito-Levi di Eboli (Salerno).

«RICERCATORI IN CLASSE»: 4.500 STUDENTI COINVOLTI NEL 2017

Il suo giudizio, assieme a quello degli altri ricercatori, è stato raccolto in coda agli appuntamenti del progetto «Ricercatori in Classe». L’iniziativa è stata lanciata dalla Fondazione Umberto Veronesi nel 2016. Obiettivo? «Spiegare agli studenti cosa vuole dire fare ricerca e come si svolge la vita di un ricercatore», afferma Giulia Sacchi, responsabile del progetto, che soltanto nell’anno in corso ha portato 74 ricercatori a confrontarsi con 4.500 studenti di scuole secondarie di secondo grado: nelle rispettive città di origine o di lavoro (gli incontri ripartiranno a settembre). Durante gli incontri, svoltisi in 33 città e durati nel complesso 132 ore, i ricercatori hanno avuto modo di raccontare la loro esperienza professionale e le motivazioni che li hanno spinti a credere nella ricerca scientifica: nonostante le oggettive difficoltà incontrate nel vedere realizzato questo sogno in Italia. L’attenzione e la partecipazione da parte dei ragazzi sono state di buon livello. «I ragazzi sono risultati interessati al percorso personale e formativo del ricercatore, ma soprattutto al mio progetto di ricerca - racconta Manuela Mellone, che a gennaio ha incontrato gli studenti del liceo scientifico Enriques di Legnano -. Erano curiosi di capire come noi ricercatori approcciamo le malattie, come conduciamo gli esperimenti, quali materiali usiamo in laboratorio. È stata un’esperienza formativa anche per me, dal momento che ai ricercatori oggi è richiesta la capacità di comunicare i risultati del proprio lavoro anche al grande pubblico».

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IL BILANCIO DEI DOCENTI

Il primo bilancio del progetto «Ricercatori in Classe» è positivo anche per i docenti. Come spiega Nicoletta Maniezzo, docente al liceo scientifico Fermi di Padova, «l’incontro tra i miei studenti e Diana Corallo è servito a far capire loro che il mondo della ricerca è più vicino rispetto a quel che si pensa». Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Martina Guidotti, docente all’istituto Brunelleschi-Ferraris di Empoli (Firenze), dove è stata ospitata Eleonora Vannini. «La sfida è riuscire a far comprendere quale sia il ruolo del ricercatore nella vita quotidiana e come affidarsi a persone competenti in un mondo in cui le informazioni e la disinformazione sono alla portata di tutti». Dopo aver ascoltato l'intervento di Francesca CappelliniGiovanna Poloni, del liceo scientifico Giovio di Como, è convinta che «il progetto avvicini gli studenti al mondo della ricerca, spesso percepita come una scelta impraticabile. E poi permette loro di conoscere campi di sviluppo originali, fortemente collegati alle materie studiate».

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VERSO IL 2018

L'obiettivo per il futuro è estendere il progetto agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado. «Così potremo accendere una miccia», afferma Marta Celegato, convinta come tutti i suoi colleghi che «Ricercatori in Classe» possa essere lo spunto per prendere per mano gli studenti e condurli verso l'iscrizione a una facoltà scientifica. Nella stessa direzione guarda «STEM for Youth», altra iniziativa che punta a prendere per mano i giovani e a condurli verso le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica: le cosiddette discipline «STEM». A sottolineare l’importanza che la Fondazione Umberto Veronesi riconosce al progetto, c’è la scelta compiuta lo scorso anno. Ai ricercatori, già al momento della compilazione del bando pubblico di selezione, viene richiesta la disponibilità a organizzare eventi di questo tipo nelle scuole da loro frequentate o in altri istituti presenti nella città in cui lavorano. Per altre informazioni - da parte delle scuole o di singoli docenti - è comunque possibile inviare un’email a scuola@fondazioneveronesi.it.

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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