Il fine più significativo, per dirla con le parole dello scienziato napoletano Vincenzo Marotta, è «instillare nei giovani studenti la curiosità nei confronti della ricerca scientifica». Concetto condiviso dalla collega veneziana Giorgia Beffagna, che va più a fondo: «Portarla nelle scuole e far capire ai ragazzi l’importanza di credere che si possa arrivare a un mondo migliore: solo così saranno artefici della loro vita e del progredire della conoscenza». Se il fisico statunitense Brian Greene era convinto che gli scienziati dovessero «essere visti dai bambini come i cantanti e gli attori, per favorire il progresso della civiltà», i ricercatori finanziati dalla Fondazione Umberto Veronesi non hanno l’ambizione di sgomitare con Ariana Grande e Austin Mahone. Piuttosto «è già fondamentale scendere tra i ragazzi e far capire in parole semplici l’importanza della ricerca»: parola di Elena Ciaglia, che dell’importanza della scienza e della ricerca ha parlato agli studenti dell’Istituto Perito-Levi di Eboli (Salerno).
Coi ricercatori in classe la scienza arriva tra i banchi di scuola
Il progetto ha visto confrontarsi 74 scienziati e 4.500 studenti delle scuole superiori di secondo grado nei primi mesi del 2017. L'obiettivo è avvicinare i giovani alla ricerca e alla corretta divulgazione scientifica

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