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La metformina: una nuova arma per combattere il glioblastoma

pubblicato il 23-05-2016
aggiornato il 24-10-2017

Il farmaco più usato nel trattamento del diabete sembra avere anche proprietà antitumorali. La biologa Alessia Lo Dico sta studiando il suo potenziale nella terapia combinata contro il più aggressivo tumore cerebrale

La metformina: una nuova arma per combattere il glioblastoma

Tra tutti i tumori del sistema nervoso centrale, il glioma è la più comune. La sua forma più aggressiva è il glioblastoma, che colpisce gli adulti ma purtroppo anche i bambini e attualmente è ancora difficile da curare. Una sfida che mette alla prova ogni giorno migliaia di medici e ricercatori in tutto il mondo, tra cui Alessia Lo Dico (nella foto), biologa palermitana di 31 anni, che da diversi anni lavora a Milano e all’Università degli Studi del capoluogo lombardo sta conducendo una ricerca proprio sul glioblastoma, grazie al sostegno di Fondazione Veronesi nell’ambito del progetto Gold for kids sull’oncologia pediatrica.

Alessia, quali sono le difficoltà nelle attuali terapie del glioblastoma?

«Questo tipo di tumore viene trattato tramite terapie convenzionali basate su radio o chemioterapia, come il trattamento col farmaco temozolomide, ma nella maggior parte dei casi diventa refrattario e non risponde più. La chemioresistenza è dovuta principalmente alla produzione, da parte delle cellule tumorali, di un enzima che le difende dagli effetti tossici del temozolomide. Esistono inoltre alcune cellule particolari, chiamate staminali tumorali capaci di auto-rigenerarsi, rendendo vano il trattamento. L’efficacia della chemioterapia è inoltre ridotta dalla presenza, nella massa del tumore, di aree a basso contenuto di ossigeno».

Da qui emerge chiaramente il bisogno di individuare nuove terapie per il glioblastoma

«Esattamente. Negli ultimi anni, sono emersi dati che indicano un ruolo antitumorale della metformina, farmaco usato nel diabete di tipo II. Nel glioblastoma, sembra che la metformina possa interferire con la resistenza al temozolomide, potenziando la sensibilità alla chemioterapia anche nei tumori resistenti. L’obiettivo della mia ricerca sarà volto a valutare il ruolo della metformina in associazione alla chemioterapia con temozolomide in diversi modelli di glioblastoma umano, focalizzando l’attenzione sul ruolo delle cellule staminali tumorali, sia in normali condizioni di ossigeno che in condizioni di carenza di ossigeno, per verificare se questo farmaco possa essere utilizzato per progettare terapie più efficaci contro il glioblastoma».

Secondo la tua opinione, quali saranno i più importanti progressi medici nei prossimi decenni?

«La possibilità di effettuare diagnosi precoce delle malattie, ad esempio dei tumori, mediante biopsie liquide: identificare i marcatori di malattia in maniera non invasiva, da un semplice prelievo».

Perché hai scelto la strada della ricerca?

«Ad avvicinarmi a questo mondo è stata la mia passione per la biologia nata fin dalla scuola. Una volta intrapresa la via della ricerca non ho mai pensato di trovarmi altrove: non è stata la scelta di un lavoro, ma una vera passione da coltivare».

Dove ti vedi fra dieci anni?

«Sempre nella ricerca, spero. Non riesco a immaginarmi in nessun altro campo». 

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Un connubio perfetto tra curiosità e scoperta».

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

«La scoperta continua che accompagna le mie giornate».

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La precarietà e soprattutto lo scarso riconoscimento del lavoro del ricercatore a livello nazionale».

Una figura che ti ha ispirato nella vita?

«La mia famiglia»

Descriviti con tre pregi e tre difetti

«Credo ne bastino due: determinata e puntigliosa. Non so se siano pregi o difetti».

Sei felice?

«Sono molto soddisfatta: ho un lavoro che amo, una famiglia che mi sostiene, una famiglia in divenire e amici fidati su cui contare».

Qual è il libro che più ti rappresenta?

«Piccole Donne di Louisa May Alcott, letto innumerevoli volte. Insegna che con una famiglia vicino si può superare qualsiasi ostacolo».


@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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