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L'esperto risponde

I malati reumatici rischiano di essere penalizzati dal Coronavirus

pubblicato il 15-04-2020

Continuità delle cure a rischio per sei milioni di malati reumatici, a causa della «condivisione» di alcuni farmaci con i pazienti affetti da Covid-19

I malati reumatici rischiano di essere penalizzati dal Coronavirus

Esistono più di cento malattie reumatiche, molto differenti fra loro per frequenza e gravità. Nel nostro Paese, ne soffrono circa sei milioni di persone e l’Associazione Nazionale Malati Reumatici (Anmar) lancia un appello dettato dalla preoccupazione: «Stiamo ricevendo segnalazioni di carenze di alcuni antimalarici e antinfiammatori che sono entrati nei protocolli per il trattamento della polmonite da Covid-19 - sostiene Silvia Tonolo, alla guida dell’Anmar -. Senza l’assunzione di questi medicinali, che da anni sono utilizzati anche in reumatologia, si rischiano riattivazioni di malattie gravi tra cui artrite reumatoide, spondilite anchilosantelupus eritematoso sistemico. E questo sta già avvenendo soprattutto nelle Regioni più colpite dalla pandemia, come la Lombardia e il Veneto. Molti pazienti si ritrovano quindi, senza le loro abituali cure, in precarie condizioni di salute e costretti ad assumere antidolorifici».


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A scarseggiare sono soprattutto l’antireumatico tocilizumab e l’antimalarico idrossiclorochina (utilizzato nella terapia, oltre che della malaria, anche dell'artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico), la cui produzione era bilanciata in base al fabbisogno dei pazienti reumatici, mentre ora vengono entrambi utilizzati su larga scala come cure nei pazienti contagiati dal Coronavirus. «Le difficoltà sono parzialmente rientrate - spiega Luigi Sinigaglia, presidente della Società Italiana di Reumatologia -. Per tocilizumab si è creata un’intesa con l’azienda farmaceutica che lo produce, per cui la formulazione sottocutanea viene utilizzata nei malati reumatici e  quella endovena ai malati di Covid-19. Per l’idrossiclorochina stiamo cercando la soluzione migliore, ma non tarderemo a risolvere il problema». Certo è che la soluzione che verrà individuata dev’essere valida sul lungo periodo, nel caso si verifichi la temuta seconda ondata di Sars-CoV-2 o l’attuale fabbisogno aumentato di questi medicinali si prolunghi fino a quando non si trova un vaccino contro il virus, per cui potrebbe volerci almeno un anno.

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PAZIENTI DA NON TRASCURARE

Un’altra questione che preoccupa i malati reumatici, in questo momento di emergenza sanitaria, è la continuità assistenziale: «Soffriamo di malattie croniche che quindi richiedono trattamenti ed esami diagnostici per lunghi periodi di tempo - sottolinea Toniolo -. Interrompere le cure o non tenere monitorata la nostra salute, saltando visite e controlli, può  comportare un aggravamento anche serio delle condizioni nella singola persona. Per cui va garantita la continuità terapeutica e anche il rapporto con lo specialista di riferimento». «L’emergenza Coronavirus è destinata a durare ancora a lungo - aggiunge Mauro Galeazzi, già direttore della clinica di reumatologica del policlinico Le Scotte di Siena -. Vanno trovate nuove soluzioni per salvaguardare la salute e il benessere di uomini e donne colpiti da malattie che possono anche essere fatali. Diversi reparti di reumatologia non sono più attivi perché attualmente destinati alla medicina interna o alla terapia intensiva. Lo specialista reumatologo deve però cercare di rimanere in contatto con i pazienti e rispondere ai loro dubbi e richieste. Una possibile soluzione è rappresentata dalla telemedicina di cui stiamo implementando l’uso attraverso nuove collaborazioni tra specialisti, medici di medicina generale e associazioni di pazienti. Può infatti essere utilizzata per la gestione delle cronicità, come sta già avvenendo per il diabete in alcune Regioni. Bisogna poi rivedere le liste d’attesa, per gli interventi terapeutici e diagnostici, per dare priorità ai malati più a rischio. In queste settimane siamo costretti a rinviare esami, visite e somministrazione di farmaci a causa delle grosse difficoltà in cui si trovano molte strutture sanitarie. Inoltre alcuni malati intimoriti non si recano in ospedale anche quando potrebbero farlo».


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Il timore è quello di essere contagiati dal virus, anche perché i malati reumatici sono più soggetti a malattie virali e respiratorie. Ma rischiano di più di contrarre l’infezione da Covid-19 o di soffrirne in modo più grave? «Al momento non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un maggiore rischio di infezione da Coronovirus per chi una malattia reumatologica - rassicura Rosa Daniela Grembiale, reumatologa dell’azienda ospedaliero universitaria di Catanzaro -. Invitiamo quindi tutti i pazienti a seguire le indicazioni dei medici e non sottrarsi alle cure per paura di possibili contagi. Al momento abbiamo solo i dati di un paio di studi, uno tedesco su un migliaio di pazienti reumatici e uno italiano su 320: in entrambi i casi sono stati pochissimi i casi di Covid (5 in Germania, 4 in Italia) e sempre non in forma grave. Forse potrebbero persino essere più protetti dal virus, ma i numeri sono troppo bassi per trarre qualsiasi conclusione».

NON INTERROMPERE LE CURE

L’indicazione generale è quella di non interrompere o ridurre autonomamente le terapie, ma cercare di osservare le raccomandazioni di protezione individuale e di distanziamento sociale emanate a livello nazionale. «La somministrazione di farmaci immunosoppressivi va sospesa solo se insorgono sintomi simil-influenzali, come la febbre e la tosse - conclude Grembiale -. Si tratta di una normale prassi medica, che va eseguita indipendentemente dal Covid-19. Per quanto riguarda invece l’avvio di nuove terapie immunosoppressive o con farmaci biologici, in questo periodo critico per il sistema sanitario, la scelta spetta solo al reumatologo. È preferibile iniziare questi trattamenti, che presentano un rischio infettivo, solo nei casi di alcune malattie che possono avere effetti negativi sulla salute o causare danni ad organi vitali».


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Per capire come curare al meglio i malati reumatici e quali rischi corrono, la Società Italiana di Reumatologia ha istituito il Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche che raccoglierà i dati di tutti i pazienti italiani e sarà in costante aggiornamento e collaborazione con i registri europeo e americano. «In Europa abbiamo predisposto un’apposita Task Force per promuovere e coordinare una serie di iniziative internazionali in questo periodo di pandemia - sottolinea Annamaria Iagnocco, associato di reumatologia all’Università di Torino e presidente eletto dell’European League Against Rheumatism (EULAR) -. È stato creato un database europeo in cui si stanno raccogliendo dati su casi clinici di pazienti adulti e pediatrici con SARS-CoV-2  e malattie reumatiche e muscoloscheletriche. Anche in altre nazioni europee si stanno verificando carenze di importanti farmaci. Si tratta di terapie per le quali, tuttavia, non è ancora stata dimostrata scientificamente una reale efficacia contro Covid-19. Ci vorranno diversi mesi prima che sia possibile produrre evidenze scientifiche le quali potranno consentire l’uso di diversi trattamenti nella pratica clinica».

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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