Oncologia

«Grazie all'immunoterapia ho imparato a danzare col mio cancro»

pubblicato il 10-01-2019
aggiornato il 01-03-2019

La storia di Cristina, che da cinque anni convive con un mesotelioma pleurico: «Sono ancora viva grazie all'immunoterapia. Spero di diventare un esempio per la scienza»

«Grazie all'immunoterapia ho imparato a danzare col mio cancro»

L'immunoterapia, l'ultima frontiera della lotta ai tumori, il cui valore scientifico è stato riconosciuto anche con l'assegnazione del Premio Nobel per la Medicina, sarà al centro della prossima puntata de «L'Ora della Salute» (domenica ore 12,50, su La7), dedicata alle evoluzioni e alle prospettive delle terapie in ambito oncologico. In studio, oltre a Silvio Garattini (farmacologo ed ex direttore scientifico dell'Istituto di ricerche farmacologichie Mario Negri di Milano) e Michele Maio (direttore del dipartimento di immuno-oncologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria Le Scotte di Siena), Cristina Dell'Agnello, un'ostetrica di 49 anni che da cinque convive con un mesotelioma pleurico. Lei è una dei sette pazienti su 100 a essere vivi a cinque anni dalla diagnosi, come confermano i dati sulla sopravvivenza pubblicati nel volume «I numeri del cancro in Italia», redatto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e dall'Associazione Italiana Registro Tumori (Airtum).

LA STORIA 

«Avevo qualche dolore articolare e soprattutto avvertivo una stanchezza eccessiva dopo aver fatto ginnastica», ricorderà la donna nel corso della trasmissione televisiva realizzata con il contributo della nostra redazione scientifica. Mai esposta per ragioni professionali all'amianto, considerato il primo fattore di rischio per il mesotelioma pleurico, Cristina, una volta ricevuta la diagnosi, ha seguito l'iter terapeutico tradizionale: prima l'intervento chirurgico, poi diversi cicli di chemioterapia. La massa non è mai del tutto scomparsa e una radiografia del torace effettuata a novembre del 2015 rappresentò lo spartiacque. «I medici notarono una ripresa della malattia». Segno che probabilmente il tumore era diventato resistente ai farmaci. «Fu loro l'idea di suggerirmi l'ingresso in un protocollo sperimentale di immunoterapia».

 

 

Dai tumori si guarisce di più dove funzionano le reti oncologiche

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18-07-2018
IL PERCORSO CON L'IMMUNOTERAPIA

Cristina, che vive a La Spezia, è entrata così a contatto con il centro di immunoterapia oncologica di Siena. La sua malattia, per oltre due anni, è stata stabilizzata. «Il principio alla base dell'immunoterapia è questo: cronicizzare la malattia, rendendola compatibile con la vita», spiega Maio. Poi c'è stata una lieve ripresa, fronteggiata con un aggiornamento della terapia: da un solo farmaco a un cocktail di tre molecole. «Al controllo successivo, per la prima volta, abbiamo osservato una regressione della malattia». Segnali incoraggianti, per Cristina e per le migliaia di pazienti che, in futuro, potrebbero trarre benefici da un simile trattamento. «Il cancro ha già perso? Siamo agli albori di questa partita, al momento sono 4-5 pazienti su 10 a rispondere all'immunoterapia. Ma di sicuro stiamo già vincendo la partita contro il melanoma e il tumore del polmone - aggiunge l'oncologo -. In linea teorica, agire sul sistema immunitario per potenziare la risposta contro la malattia può funzionare nei confronti di qualsiasi tumore. Al momento, però, non possiamo dire di aver trovato una soluzione per arrestare la progressione di tutte le neoplasie».

COS'E' E COME FUNZIONA L'IMMUNOTERAPIA? 

Trascrizione del video

«DANZANDO» CON IL CANCRO

L'ingresso in scena dell'immunoterapia ha cambiato il rapporto con la malattia, anche sul piano psicologico. Cristina fa una vita normale: lavora, pratica sport, nel tempo libero ama viaggiare. La maggiore tolleranza delle cure, rispetto a quelle tradizionali, è un alleato, in questo caso. «Il mio tumore vive con me, insieme abbiamo imparato a danzare: a volte si muove lui, a volte avanzo io. Adesso il mio ospite ha deciso di sedersi e allora ballo io, da sola». La speranza di Cristina, che è consapevole di quanto la sua vita rappresenti un successo, oltre che per lei, per la scienza, è quella di essere conosciuta nel mondo. «Sono consapevole di essere una piccola parte di quei numeri ancora troppo bassi - è il pensiero della donna, facendo riferimento ai tassi di sopravvivenza per il mesotelioma -. La morte? Non ci ho mai pensato più di tanto. Ho un desiderio: essere uno di quei puntini a cui i medici si riferiscono quando evidenziano i successi della ricerca. Vorrebbe dire che siamo arrivati oltre i traguardi attuali e che l'opportunità che sto avendo io, probabilmente, avrà contribuito a salvare tante altre vite».
  

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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