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Oncologia

Quando il tumore è provocato da un'infezione

pubblicato il 30-01-2020

Più di 2 milioni di casi di tumori ogni anno sono dovuti a infezioni. In cima alla lista quelli dello stomaco, a seguire quelli del collo dell'utero e del fegato

Quando il tumore è provocato da un'infezione

Indipendentemente dal tipo, un tumore è sempre causato da una mutazione che si verifica nei nostri geni. Tra le possibili cause, vi sono alcuni batterivirus cancerogeni certi per l'uomo. Nel 2018, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Global Health, sono state 2.2 milioni le persone che hanno ricevuto una diagnosi oncologica per «colpa» di uno di essi. Un paziente su 9, a conti fatti, è entrato a contatto con uno dei patogeni in grado di farci ammalare di cancro.


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ANCHE VIRUS E BATTERI POSSONO PROVOCARE IL CANCRO

Sappiamo ormai da oltre mezzo secolo che diverse infezioni possono determinare l'insorgenza di un tumore. Le prime conoscenze in questo campo risalgono all'inizio del 1900. Fu il patologo Peyton Rous, responsabile di un laboratorio di ricerca al Rockfeller Institute di New York, a scoprire che i polli avevano un rischio più alto di ammalarsi di sarcoma dopo aver contratto un'infezione virale. La sua scoperta venne ritenuta sensazionale, «perché all'epoca si pensava che i tumori fossero esclusivamente originati da cellule anomale dell'organismo», afferma Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia e autore di «Quando la cellula perde il controllo» (Zanichelli). L'agente eziologico prese il nome dello scienziato che l'aveva scoperto, premiato nel 1966 con il Nobel per la Medicina: virus del sarcoma di Rous. Successivamente furono chiariti anche i passaggi della «conversione» di una cellula sana in una cancerosa, con l'integrazione dei geni del virus con il corredo genetico del «bersaglio». E, a seguire, furono progressivamente identificati i diversi patogeni in grado di causare tumori. 

I CORRETTI STILI DI VITA DA ADOTTARE
PER PREVENIRE I TUMORI 

SONO (SOPRATTUTTO) QUATTRO QUELLI DA TEMERE

Sono più di dieci i virus e i batteri considerati cancerogeni per l'uomo. L'ultimo lavoro ha confermato però che in realtà oltre il 90 per cento di questa ristretta cerchia di tumori (2.2 milioni nel mondo nel 2018) è provocato da quattro agenti: in cima alla lista c'è l'Helicobacter Pylori (batterio), a seguire il Papillomavirus (Hpv) e i virus dell'epatite B (Hbv) e C (Hcv). Il primo microrganismo è considerato il più rilevante fattore di rischio per l'insorgenza del tumore dello stomaco. L'Hpv - nello specifico alcuni ceppi, particolarmente aggressivi - è invece implicato nello sviluppo dei tumori della cervice uterina, in altre sedi genitali (vulva, vagina, ano, pene) e nel distretto testa-collo (cavità orale, faringe, laringe). Seppur diversi tra loro, i virus dell'epatite possono invece provocare il carcinoma del fegato. Altri sicuri agenti cancerogeni sono il virus di Epstein-Barr (carcinoma del rinofaringelinfoma di Hodgkin e Non Hodgkin) e un particolare Herpesvirus (può determinare l'insorgenza del sarcoma di Kaposi). Ma la lista non è chiusa. Diversi studi hanno infatti evidenziato un possibile effetto cancerogeno del parassita che provoca la malaria (nell'insorgenza del linfoma di Burkitt), del batterio Salmonella typhi (cancro della cistifellea), del poliomavirus a cellule di Merkel (provocherebbe un tumore della pelle piuttosto aggressivo) e dei virus Hcv (rispetto al colangiocarcinoma) e di Epstein-Barr (tumore gastrico).


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DIFFERENZE TRA AREE DEL PIANETA

Virus e batteri possono provocare un tumore a tutte le latitudini. Ma dall'ultimo studio dei ricercatori dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) emergono profonde differenze tra regioni geografiche. Complessivamente, le diagnosi oncologiche legate a una pregressa infezione virale sono più frequenti nei Paesi dell'Asia orientale e dell'Africa sub-sahariana. I numeri più bassi si registrano invece in Europa settentrionale e nell'Asia occidentale. Entrando nel dettaglio, il dato più rilevante di tumori dello stomaco provocati da una pregressa infezione da Helicobacter è stato registrato in Corea del SudGiappone, Cina e Russia. Cina e Mongolia sono risultati i Paesi con i più alti tassi di cancro correlati all'infezione da Hbv, GiapponeMongolia ed Egitto per l'Hcv. Diversa è risultata l'epidemia dei tumori correlati all'Hpv: con parte dell'Asia orientale, tutta l'Africa subsahariana e diversi Stati del Sud America particolarmente falcidiati.

L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

La distribuzione di queste malattie non è casuale. Limitandosi ai quattro patogeni più diffusi, esistono diverse opportunità per fare prevenzione (vaccinazione per Hbv e Hpv) e diagnosi precoce (nel caso delle infezioni da Hpv a livello del collo dell'utero). Oltre che per curare queste infezioni: come nel caso di quelle provocate dall'Helicobacter pylori e dall'Hcv, in molti Paesi prossimo all'eradicazione. Ma la diffusione di queste soluzioni non è omogenea. Così, sebbene nel complesso si possa dire che i servizi igienico-sanitari siano migliorati rispetto alla metà del secolo scorso, nelle aree più a rischio il batterio in grado di resistere all'acidità dello stomaco (per cui non esiste un vaccino) continua a essere ancora piuttosto diffuso. Analizzando la distribuzione dei tumori attribuibili all'Hpv (di cui l'80 per cento al collo dell'utero), i ricercatori hanno registrato un'associazione inversa con i livelli economici: meno risorse ci sono in un Paese, più è facile imbattersi in queste malattie. Una tendenza che risulta dettata dalla disparità di accesso allo screening cervicale e alla vaccinazione

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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