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Oncologia

Tumore al seno: quando serve il bisturi preventivo?

pubblicato il 16-05-2013
aggiornato il 25-05-2017

Ha fatto scalpore la dichiarazione di Angelina Jolie: ma la rimozione profilattica non è l’unica risposta a una predisposizione genetica alla malattia. Spesso fattori familiari dietro la scelta

Tumore al seno: quando serve il bisturi preventivo?

A fare rumore è stata la dichiarazione di Angelina Jolie, che dalle pagine del New York Times ha raccontato di essersi sottoposta a mastectomia profilattica bilaterale.

Ha raccontato le sue ragioni: il dolore di una madre morta di cancro, un test genetico, il desiderio di poter dire ai suoi figli che non devono avere paura di perderla.

Sul piano umano, queste ragioni si capiscono senza sforzo. Ma sul piano medico?

DNA E RISCHIO

Come nel caso dell’attrice e regista americana, una particolare alterazione in due geni (Brca1 e Brca2) è associata ad un aumentato rischio di tumore del seno e dell’ovaio. In totale, circa il 5% dei tumori del seno è legato a alterazioni genetiche. Il rischio in questi casi può essere molto superiore alla media, anche dell’80-85% nell’arco della vita. Va detto che non sempre il test genetico dà un responso chiaro e non tutti i casi positivi sono poi destinati a sviluppare un tumore. Inoltre secondo molti esperti mancano dati definitivi che dimostrino la superiorità del bisturi preventivo in termini di sopravvivenza rispetto a un piano di controlli personalizzato, seguito quando occorre da chirurgia e radioterapia.

CHE FARE

In caso si sospetti una familiarità per tumore al seno è importante rivolgersi a un centro esperto, e non  sentirsi “dannate”. Emma D'Andrea, della Struttura per i Tumori eredo-familiari di mammella e ovaio presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, raccomanda: «Dai 25 anni ai 35, le linee guida nazionali ed internazionali suggeriscono ecografia, risonanza magnetica nucleare (con e senza contrasto) e visita clinica, annuali. Si tratta di persone sane, che non si devono sentire ammalate (neanche in pericolo) e, in assenza di una sintomatologia precisa, non devono frequentare troppo i presidii sanitari. In quasi ogni regione italiana ci sono unità di lavoro sui tumori ereditari della mammella e dell’ovaio».

L’INTERVENTO PROFILATTICO

Negli Stati Uniti, il ricorso a mastectomia preventiva è cresciuto in maniera impressionate. Gli ultimi dati parlano di un aumento del 12% l’anno degli interventi controlaterali (dopo un tumore a un seno, la rimozione dell’altra mammella) e del 15% l’anno delle mastectomie bilaterali (dati pubblicati nell’aprile 2013 dagli esperti di chirurgia ricostruttiva del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e riferiti al periodo 1998-2008).

AMORE E DOLORE DIETRO UNA SCELTA

Nel mentre, si moltiplicano i dati che suggeriscono di prestare maggior attenzione alle motivazioni della scelta. Una ricerca appena apparsa sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology ha anticipato in qualche modo lo scritto di Angelina Jolie: la scelta dell’asportazione preventiva dei seni da parte di donne portatrici di mutazioni nel gene Brca è legata alla propria storia familiare. Undici volte più frequente della media nelle figlie, sorelle, nipoti di donne decedute per tumore mammario, 4 volte più frequente nelle madri rispetto alle donne senza figli. Tutto il resto, l’età, gli interventi precedenti, conta poco. Le conclusioni degli autori sono quasi un appello: la percezione del rischio è influenzata da aspetti soggettivi che possono spingere verso la chirurgia profilattica più dello stesso rischio clinico reale. E’ fondamentale che la donna sia accompagnata in una scelta ponderata dalla consulenza di esperti nei vari settori, il senologo, il genetista, lo psicologo, il chirurgo plastico.

SERVE UNA CONSULENZA ATTENTA

Sottolineano il ruolo delle emozioni soggettive anche i revisori della Cochrane Collaboration, l’organizzazione internazionale che si occupa di fare il punto sull’efficacia delle terapie e che sulla mastectomia profilattica ha pubblicato alcuni anni fa una revisione di 39 studi su oltre 7.300 donne. Nella maggior parte dei casi «la mastectomia bilaterale profilattica può ridurre l’incidenza del cancro al seno e migliorare la sopravvivenza delle donne ad alto rischio, ma gli studi condotti finora presentano limiti metodologici. Dopo l’intervento, la maggior parte delle donne è soddisfatta della sua decisione, meno sul piano dell’estetica e della percezione corporea. Molte procedure necessitano di ulteriori interventi. La gran parte delle donne si sente sollevata, ma dato che potrebbero sovrastimare il loro rischio di cancro al seno, hanno bisogno di comprendere il loro reale rischio quando considerano la possibilità di un intervento preventivo». 

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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