A fare rumore è stata la dichiarazione di Angelina Jolie, che dalle pagine del New York Times ha raccontato di essersi sottoposta a mastectomia profilattica bilaterale. Ha raccontato le sue ragioni: il dolore di una madre morta di cancro, un test genetico, il desiderio di poter dire ai suoi figli che non devono avere paura di perderla. Sul piano umano, queste ragioni si capiscono senza sforzo. Ma sul piano medico?
DNA E RISCHIO
Come nel caso dell’attrice e regista americana, una particolare alterazione in due geni (Brca1 e Brca2) è associata ad un aumentato rischio di tumore del seno e dell’ovaio. In totale, circa il 5% dei tumori del seno è legato a alterazioni genetiche. Il rischio in questi casi può essere molto superiore alla media, anche dell’80-85% nell’arco della vita. Va detto che non sempre il test genetico dà un responso chiaro e non tutti i casi positivi sono poi destinati a sviluppare un tumore. Inoltre secondo molti esperti mancano dati definitivi che dimostrino la superiorità del bisturi preventivo in termini di sopravvivenza rispetto a un piano di controlli personalizzato, seguito quando occorre da chirurgia e radioterapia.
CHE FARE
In caso si sospetti una familiarità per tumore al seno è importante rivolgersi a un centro esperto, e non sentirsi “dannate”. Emma D'Andrea, coordinatore della struttura per i tumori eredo-familiari di mammella e ovaio dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova, raccomanda: «Dai 25 anni ai 35, le linee guida nazionali ed internazionali suggeriscono ecografia, risonanza magnetica nucleare (con e senza contrasto) e visita clinica, annuali. Si tratta di persone sane, che non si devono sentire ammalate (neanche in pericolo) e, in assenza di una sintomatologia precisa, non devono frequentare troppo i presidii sanitari. In quasi ogni regione italiana ci sono unità di lavoro sui tumori ereditari della mammella e dell’ovaio».







