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Pediatria

Più empatia tra genitori e bambini se si legge un libro «vero»

pubblicato il 02-12-2019

La lettura contribuisce allo sviluppo del bambino. Molti genitori, oggi, optano per tablet ed e-reader. Ma il «vecchio» libro sembra avere ancora la meglio

Più empatia tra genitori e bambini se si legge un libro «vero»

Gli esperti lo dicono da tempo. Fin dai primi mesi di vita, fare compagnia al proprio bambino leggendo un libro rappresenta un'opportunità per contribuire al suo sviluppo: cognitivo, emotivo e relazionale. Oggi, a differenza del passato, ci sono diversi modi per farlo. Prendendo in mano un libro oppure «sfogliando» le pagine su un lettore di libri elettronici o su un tablet. Ma il risultato che si raggiunge può essere considerato analogo? 


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MEGLIO IL VECCHIO LIBRO O L'E-BOOK?

Una risposta sicura ancora non c'è. E-reader e tablet sono entrati a far parte delle nostre vite da poco tempo per trarre conclusioni definitive. Ma di studi in questo ambito ne sono stati compiuti diversi. E, nonostante l'esiguità delle persone coinvolte e la durata limitata dei periodi di osservazione, le evidenze sembrano premiare i libri di carta. L'ultima, in questo senso, giunge da un ricerca pubblicata sulla rivista Jama Pediatrics. I ricercatori dell'Università del Michigan hanno indagato l'evoluzione dei rapporti tra genitori e figli in 37 «coppie» con bambini tra i 24 e i 36 mesi. Alle mamme e ai papà è stato chiesto di leggere un brano per almeno cinque minuti: attraverso un libro o su un tablet. In questo lasso di tempo, gli studiosi hanno filmato adulti e bambini, per valutare la capacità di entrare in relazione (reciprocità sociale), la comunicazione tra le parti (verbale e non), la frequenza dei comportamenti di controllo (per evitare che il bambino giocasse con il tablet) e di evitamento (il bambino respingeva il genitore). L'interazione è risultata più completa quando il «trait d'union» era un libro di carta rispetto alle circostanze in cui la lettura avveniva mediante un tablet o un e-reader.

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MENO DIALOGO SE C'E' DI MEZZO UNO SCHERMO

La voce di un genitore che legge crea un legame solido e sicuro con il bambino che ascolta. Attraverso le parole dei libri, la relazione si intensifica. Le storie e la voce sono il mastice su cu si sviluppa il rapporto tra un adulto e il proprio figlio. Questi aspetti si registrano indipendentemente dal supporto che si utilizza. Ma ricorrendo quotidianamente alla tecnologia, il rischio è quello di portare i più piccoli ad abbandonare la pratica e a utilizzare il device per altri scopi. Nello studio, un comportamento analogo ha portato il genitore in diverse circostanze a entrare in conflitto con il proprio bambino per riprendere alla lettura. Il «tira e molla», in più frangenti, ha innescato dei veri e propri litigi. Da qui le considerazioni dei ricercatori: «È difficile che un genitore e un figlio possano condividere un'esperienza significativa, se c'è l'intermediazione di uno schermo». Le loro conclusioni si vanno a sommare a quelle di altre due ricerche che avevano evidenziato come la continua intermediazione della tecnologia rischi di frammentare il rapporto tra grandi e bambini. L'ultima tra queste, pubblicata ad aprile su Pediatrics, aveva evidenziato che i dialoghi tra figli e genitori sono meno frequenti e più brevi se la lettura avviene attraverso un tablet o un e-reader.


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UOMO E TECNOLOGIA: A OGNUNO LA SUA PARTE

Attraverso la lettura, i piccoli che ascoltano imparano e acquisiscono nuovi termini, sviluppano la fantasia e coltivano l’immaginazione. Tanti benefici, a fronte di nessun rischio. Eppure, la prassi è ancora poco diffusa. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, che di recente ha registrato i comportamenti delle mamme nei primi mille giorni di vita del proprio figlio, la quota di bambini a cui non viene letta né una fiaba né una storia oscilla tra il 34 per cento (oltre i 12 mesi) e il 44.7 per cento (tra i 6 e i 12 mesi). La stessa indagine ha svelato che un bambino su 5 con più di un anno ha avuto un genitore disposto a dedicare quotidianamente del tempo alla lettura. Quanto alle modalità, i pediatri sono piuttosto cauti rispetto alla possibilità di concedere l'utilizzo degli strumenti digitali a bambini troppo piccoli. Lo si può iniziare a fare dal terzo anno di vita, purché in compagnia di un genitore. Secondo Daniela Lucangeli, ordinario di psicologia dello sviluppo all'Università di Padova, «nella fase di massima plasticità neuronale, la lettura attraverso uno schermo si ferma perlopiù in superficie. Così, anche nel caso di un bambino più grande, l'apprendimento risulta ridotto». E tale rischia di rimanere negli anni, come si vede sovente tra ragazzi e adulti cresciuti con uno smartphone tra le mani.

I COMPITI DEI GENITORI

Non si tratta di fare la guerra alla tecnologia, ma di evitare che questa faccia le veci dell'uomo. «Cosa che oggi accade troppo spesso, anche sul piano educativo e fin dai primi anni di vita - aggiunge l'esperta -. La posizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è coerente. Perché i bambini, a cui non si fanno bere il caffè e gli alcolici, dovrebbero essere lasciati davanti a uno schermo? Diversi studi hanno evidenziato che la produzione di dopamina nei bambini è più alta se hanno il tablet di fronte rispetto al momento in cui ascoltano la voce della mamma. Piuttosto che porre divieti a volte difficili da far rispettare, occorre lavorare sulla qualità dell'interazione tra genitori e figli. Alle mamme e ai papà non mi stanco mai di dire che i bambini che li aspettano a casa devono tornare a sentirsi gratificati dal loro sguardo e non dalla luce di uno schermo».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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