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Pediatria

Vaccino «Mpr» e autismo: un altro studio esclude ogni legame

pubblicato il 07-03-2019

Una delle più approfondite ricerche su vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia e autismo ribadisce l'assenza di qualunque collegamento

Vaccino «Mpr» e autismo: un altro studio esclude ogni legame

Ventuno anni dopo la diffusione su scala globale di quella che si sarebbe poi rivelata una delle più pericolose frodi scientifiche, giunge una nuova evidenza che assolve la vaccinazione trivalente (morbillo-parotite-rosolia) dal rischio di favorire l'insorgenza di un disturbo dello spettro autistico. La profilassi - la prima dose si effettua tra i 12 e i 15 mesi, la seconda tra i 5 e i 6 anni - non accresce le probabilità di sviluppare l'autismo, che con la vaccinazione tutt'al più può avere un solo punto di contatto: il momento della diagnosi, che nella maggior parte dei casi viene ottenuta dopo aver sottoposto un bambino alla prima dose vaccinale. Ma la coincidenza temporale non ha alle spalle un nesso di causalità diretta.

PERCHE' IL MORBILLO PUO' COLPIRE
ANCHE CHI E' VACCINATO? 

VACCINO E AUTISMO: NESSUNA RELAZIONE

La conferma - che equivale a un'ulteriore stroncatura delle tesi «anti-vax» - giunge da una ricerca danese condotta coinvolgendo oltre 657mila bambini nati tra il 1999 e il 2010 e monitorati fino al 2013. Obiettivo degli scienziati era quello di trovare eventuali riscontri alla tesi (già rinnegata attraverso il ritiro della pubblicazione) propugnata dall'ex medico inglese Andrew Wakefield. Per questo s'è scelto di effettuare uno studio osservazionale, mirato a comparare i tassi di insorgenza dell'autismo in relazione all'effettuazione (o meno) della vaccinazione trivalente. I ricercatori dello Statens Serum Institut di Copenaghen hanno attinto ai registri nazionali per ottenere le informazioni relative alla vaccinazione e ai tassi di diagnosi di un disturbo dello spettro autistico. Le conclusioni sono risultate rassicuranti: il vaccino «Mpr» non è risultato associato allo sviluppo dell'autismo (i numeri del disturbo erano comparabili, tra bambini vaccinati e non). In più, rispetto alle precedenti ricerche, l'ultima ha evidenziato che nemmeno l'età a cui si immunizza un bambino influisce sul rischio di malattia.


ALL'ORIGINE DEL CORTOCIRCUITO

I risultati fugano (ulteriormente) l'ipotesi avanzata da Wakefield nel 1998. Fu l'ex medico inglese - poi radiato dall'albo proprio in seguito a questa vicenda - a mettere nero su bianco (in uno studio con numeri estremamente ridotti) una possibile correlazione tra il vaccino «Mpr» e l’insorgenza dell’autismo. Il dibattito fu aperto ricorrendo alla falsificazione di alcuni risultati, dietro compensi mirati a portare a galla il presunto legame per far poi procedere cause milionarie. Ma nonostante le molteplici smentite da parte della comunità scientifica, è quanto ricorda Saad Omer, docente di epidemiologia e salute globale all'Università di Emory e prima firma di un editoriale pubblicato assieme alla ricerca, sulla rivista Annals of Internal Medicine, tra gli «anti-vax» sono ancora in molti a dare ossigeno a questa bufala. Nel contributo, l'autore si pone due domande: «È giusto parlare ancora di incertezza alla luce dei dati disponibili?». E poi, con riferimento alla conferma dei dati: «Quale impatto avranno questi ulteriori risultati sulla percezione della sicurezza della vaccinazione?». 

CONTRASTARE LE FAKE-NEWS

L'ultima ricerca ha (inoltre) permesso di stratificare anche il rischio in alcune sottocategorie di bambini: come i fratelli degli autistici e i piccoli che avevano già ricevuto diverse vaccinazioni. Ma, come rimarcato da Omer, «tutte le prove finora esibite non sono riuscite a contenere l'esitazione vaccinale», con riferimento soprattutto agli Stati Uniti: dove cinque focolai sono già stati segnalati soltanto nell'anno in corso, a essere colpiti quasi tutti bambini non vaccinati. Per lungo tempo non è andata meglio nemmeno in Italia, dove la situazione risulta in progressivo miglioramento soltanto a seguito dell'introduzione dell'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola. Si pone così un dilemma, per la classe medica: come andare oltre la «resistenza» all'evidenza scientifica che continua a farsi largo in ampi strati della popolazione? Tre sarebbero i passi da compiere, secondo l'esperto: etichettare qualsiasi falso mito come tale, puntare sugli aspetti più significativi per smontare un messaggio errato (senza perdersi in dettagli che nessuno ricorda) e fornire la versione corretta dei fatti. Nel frattempo, però, una cosa è certa: la vaccinazione trivalente non pone a rischio i bambini. Né per l'autismo né per qualsiasi altra malattia.  

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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