ROMA - Il numero di fumatori di sigarette tradizionali continua a diminuire. Ma la buona notizia si ferma qui.
Perché se è vero che le sigarette perdono terreno, la nicotina non arretra affatto, anzi. Cambia forma, si adatta, conquista nuovi spazi. E soprattutto nuovi consumatori, talmente giovani che a loro neppure sarebbe legale venderla. Nel mentre i centri antifumo, che dovrebbero aiutare chi vuole smettere, faticano a stare al passo.
È il quadro che emerge dai dati presentati nel corso del XXVIII Congresso Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione del World No Tobacco Day 2026.
ADOLESCENTI E PREADOLESCENTI
Secondo l’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nei mesi di marzo e aprile 2026, su un campione rappresentativo di studenti, oltre 850.000 ragazzi tra i 14 e i 17 anni hanno utilizzato almeno un prodotto contenente nicotina nell’ultimo mese. A questi si aggiungono circa 93.000 giovanissimi tra gli 11 e i 13 anni.
In generale rispetto all’anno scorso calano i consumi di sigarette convenzionali, ma non quelli degli altri prodotti, e non fra le ragazze. A preoccupare però non è solo la diffusione: è il modo in cui si consuma. Crescono infatti l’uso quotidiano e soprattutto il policonsumo, cioè l’utilizzo combinato di più prodotti. Tra gli 11-13enni, più di uno su due tra i consumatori usa contemporaneamente diversi prodotti contenenti nicotina.
La sigaretta elettronica è oggi il prodotto più diffuso tra gli studenti, seguita dai dispositivi a tabacco riscaldato, che per la prima volta superano l’uso delle “vecchie” sigarette.
Inoltre, una percentuale importante di ragazzi fuma o svapa spesso, e tanto. Anche fra i più piccoli, 11-13enni, aumenta la quota di chi consuma nicotina almeno 20 giorni al mese o anche tutti i giorni. Un dato che racconta una familiarità precoce con la dipendenza, spesso sottovalutata perché associata a dispositivi percepiti come “meno dannosi”.
Risultato? I tre quarti dei ragazzi fra i 14 e i 17 anni che fanno uso di nicotina dichiarano di avere iniziato a consumarla con un prodotto diverso dalle sigarette tradizionali.
GIOVANISSIMI: L'INDUSTRIA DELLA NICOTINA GUARDA A LORO
Non a caso il tema del World No Tobacco Day 2026 deciso dall’Organizzazione mondiale della sanità è, ancora una volta, dedicato al marketing dell’industria del tabacco e della nicotina: “Unmasking the appeal”, smascherare l’attrattiva.
Sacchetti di nicotina, sigarette elettroniche, tabacco riscaldato: nel corso del Congresso dell’ISS Stefania La Grutta, presidente SIMRI (Società italiana per le malattie respiratorie infantili), ha descritto come social media, giochi, packaging e altre strategie di marketing solleticano l’innata curiosità e l’indole da sperimentatori di bambini e ragazzi. E ha commentato: “Da quanto vediamo, i nuovi prodotti a base di nicotina e tabacco più che vie d’uscita dal fumo si stanno confermando vie d’accesso alla nicotina“.
L’EFFETTO NOVITÀ: LE BUSTINE DI NICOTINA
Tra le novità più recenti ci sono le bustine (o sacchetti, o ancora pouches) di nicotina, prodotti senza combustione che si usano per via orale.
Tra gli adolescenti 14-17enni, quasi uno su dieci le ha già provate almeno una volta, con un aumento costante negli ultimi anni. Una percentuale ridotta ne ha fatto uso nei 30 giorni precedenti l’intervista, ma parliamo comunque di oltre 75.000 ragazzi. Sono quasi tutti policonsumatori, vale a dire che la quantità di nicotina consumata col sacchetto (tanta!) si va a sommare a quella degli altri prodotti da fumo o da svapo. La maggior parte (61,2%) ha dichiarato di avere sperimentato effetti collaterali, come nausea o vomito, capogiro o svenimento, tachicardia. Sintomi tipici dell’intossicazione da nicotina.
DONNE E GIOVANI ADULTI: IL CAMBIAMENTO SILENZIOSO
Se tra i ragazzi si osserva un’espansione, tra gli adulti emerge un fenomeno più sottile. Lo evidenziano i dati della sorveglianza PASSI.
Dal 2008 al 2025 il consumo esclusivo di sigarette tradizionali è calato, da circa il 30% al 23% degli adulti. L’identikit del fumatore medio di oggi è un maschio 25-34enne, con basso livello di istruzione e difficoltà economiche, che fuma in media 12 sigarette al giorno. Colpisce il divario sempre più profondo sul piano socioeconomico: fuma sigarette il 20% di chi dichiara di non avere difficoltà economiche e il 35% di chi dichiara di averne molte. Si fuma un po’ più al Sud (25%) rispetto al Nord (22%) e al Centro (22%).
Ma considerando tutti i prodotti contenenti nicotina, la riduzione dei consumi nel tempo è minima: dal 30% del 2008 al 27% del 2025. In altre parole: si fuma meno, ma si consuma nicotina quasi quanto prima. Il dato è particolarmente evidente tra le donne. In questo gruppo il calo delle sigarette tradizionali non si traduce in una reale diminuzione dell’esposizione alla nicotina, segno di una sostituzione più che di un abbandono. Lo stesso vale per i giovani adulti: tra i 18 e i 34 anni il passaggio ai nuovi prodotti mantiene elevati i livelli complessivi di consumo.
«Se guardiamo il trend dei consumi globali di nicotina – ha spiegato Valentina Minardi, del’Istituto Superiore di Sanità – è evidente che sigarette elettroniche e riscaldatori di tabacco hanno interrotto un trend storico. Dalla loro introduzione il consumo di nicotina non diminuisce più, anzi fra le giovani donne tende ad aumentare».
GLI OVER65
Vale la pena sottolineare alcuni dati emersi riguardo ad una parte importante della popolazione, gli adulti oltre i 65 anni. Importante perché sempre più consistente e perché più fragile sul piano sanitario. Fuma l’11% e il 27% è un ex fumatore. Ma solo 6 fumatori coi capelli bianchi su dieci hanno ricevuto almeno una volta dal medico il consiglio di smettere, poco più dei 5 su 10 della popolazione generale. Dato, quest’ultimo, comunque desolante e per di più invariato negli ultimi 15 anni, il che dovrebbe fare riflettere sulla formazione degli operatori sanitari in tema tabagismo.
SERVIZI PER SMETTERE: PIÙ RICHIESTE, MENO STRUTTURE
Nel 2025 il Telefono Verde contro il fumo ha ricevuto circa 3.600 chiamate, per lo più da fumatori in cerca di aiuto per smettere.
Ma mentre la domanda di aiuto resta alta, l’offerta si riduce: i Centri Antifumo attivi in Italia sono oggi 221, un numero di poco inferiore a quello dell’anno scorso, di parecchio inferiore a quello che servirebbe per rispondere ai bisogni delle persone che vogliono smettere.
Secondo la rilevazione dell’ISS nei tre quarti dei centri censiti il tempo di attesa per la prima visita è inferiore ai 30 giorni. Ma – sottolineano gli stessi esperti – è un dato precedente al boom di richieste di accesso che sono seguite alla notizia della rimborsabilità della citisina, un farmaco in uso da anni in versione galenica ma che, per quegli strani effetti che a volte ha l’informazione sulla salute, ha riscosso un improvviso interesse in tanti aspiranti ex fumatori. Il che è una buona notizia, la differenza la farà la capacità del sistema di rispondere a quello che ha tutta l’aria di diventare un collo di bottiglia nell’assistenza alla disassuefazione dal tabacco e dalla nicotina.


