Per molti italiani il consultorio è ancora percepito esclusivamente come il luogo dedicato alla gravidanza e ai corsi preparto. In realtà, oggi rappresenta uno dei principali presìdi territoriali per la tutela della salute della donna, della coppia, degli adolescenti e delle famiglie. Secondo l'ultima indagine nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia operano circa 1.800 consultori familiari, un numero ancora inferiore allo standard previsto dalla normativa, che ne stabilisce uno ogni 20.000 abitanti. Nei consultori si effettuano visite ginecologiche, consulenze sulla contraccezione, assistenza durante la gravidanza e il puerperio, sostegno psicologico, percorsi dedicati agli adolescenti, mediazione culturale, ma anche attività di prevenzione, tra cui Pap test, HPV test e la promozione dei diversi programmi di screening oncologico.
Negli ultimi anni il loro ruolo è stato progressivamente rivalutato nell'ambito della sanità territoriale. Grazie all'approccio multidisciplinare e alla prossimità con le persone, i consultori rappresentano oggi un punto di accesso ai percorsi di prevenzione, assistenza e promozione della salute lungo tutto il ciclo di vita. La rete dei consultori dell'ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano racconta concretamente come questa evoluzione stia prendendo forma.
UN ESEMPIO DI COME CAMBIANO I CONSULTORI
Quando la ginecologa Paola Pileri inizia a lavorare nei consultori dell'ASST Fatebenefratelli Sacco nel 2020, dopo anni trascorsi tra sale parto e attività ospedaliera, si trova davanti una realtà inaspettata.
«Ho visto i tumori peggiori della mia vita», racconta oggi.
Donne che arrivavano con diagnosi tardive, quando la malattia era già avanzata. Oggi, a distanza di pochi anni, la situazione è cambiata. «Nell'ultimo anno tumori in stato avanzato me ne ricordo pochi. Adesso arriviamo in tempo, intercettiamo precocemente determinate anomalie».
Quella che fino a pochi anni fa era soprattutto una porta d'ingresso ai percorsi di maternità oggi è diventata anche un presidio di prevenzione. La rete dei sette consultori dell'ASST Fatebenefratelli Sacco registra circa 60 mila prestazioni all'anno e negli ultimi anni ha investito in nuove professionalità e strumenti diagnostici, a partire dagli ecografi arrivati nelle sedi territoriali.
Per capire cosa sia cambiato, basta sedersi ad ascoltare chi questi spazi li attraversa ogni giorno. Nel consultorio di Largo Volontari del Sangue, a Milano, ginecologi, ostetriche, psicologi e mediatrici culturali raccontano una trasformazione che passa sì dalla tecnologia, ma soprattutto dalle relazioni costruite con le persone che varcano quella porta.
UN LUOGO CHE GUARDA ALLA PERSONA
«Nel mondo ospedaliero ho iniziato a notare che tutti si occupavano del bambino, e nessuno della mamma», racconta Paola Pileri, oggi Responsabile del Coordinamento dei Consultori Familiari e Adozioni dell'ASST Fatebenefratelli Sacco.
Da qui nasce il suo interesse per la patologia della mammella in allattamento, dalle mastiti agli ascessi mammari, fino alla scelta di entrare definitivamente nel mondo consultoriale.
Una decisione che molti colleghi hanno faticato inizialmente a comprendere.
«Io invece sono esattamente dove voglio essere e non tornerei indietro per nulla al mondo. Nei consultori ho scoperto un mondo fatto di attenzione alla persona e non solo alla salute fisica, dove si lavora in modo multidisciplinare, con uno sguardo che va oltre il singolo problema clinico».
Una scelta condivisa da altri professionisti arrivati al consultorio dopo anni trascorsi in ospedale. Tra loro c'è Stefano Desena, ostetrico e coordinatore dell'area comparto consultori dell'ASST Fatebenefratelli Sacco.
Per anni ha lavorato nella patologia della gravidanza, nel puerperio e in sala parto, accompagnando le donne durante il travaglio. «Ho lasciato un pezzo del mio cuore in ospedale», racconta. «Ma sentivo che mi mancava il territorio. Tre anni fa ha deciso di entrare nei consultori. Una scelta maturata dalla volontà di seguire le persone lungo un percorso più ampio, che non si esaurisse nel momento della nascita».
Oggi continua a considerare fondamentale il rapporto tra ospedale e territorio. «C'è una collaborazione continua», spiega. «Le due realtà non sono separate, ma complementari».
LA PREVENZIONE PASSA ANCHE DAGLI ECOGRAFI
L'arrivo degli ecografi nei consultori ha rappresentato uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni.
Nel caso di molte patologie ginecologiche, la diagnosi precoce può fare la differenza tra un trattamento tempestivo e una malattia individuata quando è già in fase avanzata. Per questo aumentare l'accesso a visite, ecografie e controlli rappresenta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione.
«Quando sono arrivata vedevo moltissimi tumori», ricorda nuovamente Pileri. «Mi chiedevo come fosse possibile averne incontrati così pochi in ospedale e così tanti qui. Poi ho capito che molte donne arrivavano in consultorio, ma non avevano accesso immediato agli approfondimenti diagnostici».
Oggi la situazione è diversa. Le ecografie ginecologiche effettuate nei consultori della rete sono più che raddoppiate in un anno, passando da circa 800 nel 2024 a oltre 1.600 nel 2025. Sono aumentate anche le prime visite e i controlli ginecologici.
«Adesso abbiamo una potenzialità ecografica altissima», spiega la ginecologa. «Non dobbiamo aspettare che un problema venga percepito manualmente. Possiamo individuare anomalie molto prima».
Per gli operatori, il risultato più evidente è la riduzione delle diagnosi tardive perché oggi, molto spesso, si arriva in tempo.
ACCOGLIENZA E MEDIAZIONE: QUANDO LA PREVENZIONE PARLA PIÙ LINGUE
Il consultorio di Largo Volontari del Sangue si trova nel cuore di Città Studi, tra università, residenze studentesche e quartieri multiculturali.
Qui arrivano due tipologie di utenti che raccontano bene la complessità del territorio: da una parte giovani adulti e studenti universitari, spesso fuori sede o stranieri; dall'altra donne e famiglie che cercano un punto di riferimento durante la gravidanza, il parto e il periodo successivo alla nascita.
Il consultorio infatti non si occupa soltanto di visite ed esami, ma cerca di intercettare precocemente fragilità sociali, economiche, psicologiche e familiari, costruendo una rete di sostegno attorno alla persona.
«Le due aree maggiori sono proprio queste», spiega Stefano Desena, ostetrico e coordinatore dell'area comparto consultori. «I giovani adulti e tutta la parte dei primi mille giorni, dalla gravidanza all'allattamento».
IL RUOLO DELLA MEDIAZIONE
A caratterizzare il consultorio è soprattutto una forte cultura dell'accoglienza.
La mediazione culturale rappresenta uno degli strumenti più importanti. A Largo Volontari del Sangue sono particolarmente attive le mediazioni ucraina e latinoamericana, mentre a livello di rete vengono coperte molte altre comunità linguistiche e culturali.
Quando non è disponibile una mediazione specifica, il primo contatto avviene attraverso sistemi di traduzione simultanea che permettono di comprendere immediatamente il bisogno della persona. Successivamente viene attivata una vera mediazione culturale.
«La mediazione non serve soltanto a tradurre una lingua», spiegano gli operatori. «Serve a fare da ponte tra due culture».
Un aspetto fondamentale quando si parla di salute femminile, maternità e prevenzione.
CAPIRE LE CULTURE PER CURARE MEGLIO
Per i professionisti del consultorio conoscere la cultura delle persone che si rivolgono al servizio è parte integrante del lavoro di cura.
Pileri racconta come spesso la comprensione di abitudini, credenze religiose e norme sociali permetta di costruire percorsi di salute più efficaci.
Durante il Ramadan, ad esempio, molte donne in gravidanza continuano a digiunare, riportando varie problematiche di salute. Per affrontare il problema, la ginecologa ha coinvolto un imam della comunità, favorendo un dialogo che ha permesso di trasmettere informazioni corrette alle famiglie.
Allo stesso modo, conoscere il rapporto che diverse culture hanno con la contraccezione, la gravidanza o la prevenzione aiuta i professionisti a proporre soluzioni più appropriate e rispettose.
«Solo quando si comprende davvero il contesto culturale di una persona si può aiutarla fino in fondo», è la convinzione condivisa dagli operatori.
UN CONSULTORIO CHE ACCOMPAGNA LUNGO TUTTO IL CICLO DI VITA
Se l'ospedale interviene spesso nei momenti di urgenza, il consultorio lavora sulla continuità.
«La nostra peculiarità è seguire le persone nel tempo», spiega la psicologa Marcella Bellagente. «Una ragazza può arrivare qui per chiedere informazioni sulla contraccezione o per avere uno spazio di ascolto sull'affettività. Poi può tornare per la prevenzione, per una gravidanza o per affrontare altre difficoltà». È quello che Bellagente definisce un lavoro sul ciclo di vita.
Tra gli utenti ci sono anche molti giovani delle seconde generazioni, ragazzi e ragazze nati in Italia ma cresciuti tra riferimenti culturali differenti.
«Spesso si sentono tra due mondi», racconta la psicologa. «Si sentono italiani, ma non sempre vengono riconosciuti come tali. Allo stesso tempo non si sentono completamente appartenenti alla cultura di origine della famiglia. Anche per loro il consultorio può diventare uno spazio di ascolto e accompagnamento identitario».
Per Pileri è proprio sui giovani che occorre investire maggiormente.
«Ci stiamo concentrando molto sull'anziano cronico, ma quell'anziano è stato un giovane. Se non ci prendiamo cura dei giovani oggi, domani avremo più fragilità e più malattie».
La prevenzione, in fondo, comincia molto prima di una diagnosi. Comincia dalla possibilità di essere ascoltati, accompagnati e presi in carico nel momento in cui emerge un bisogno.
Ed è forse proprio questa la trasformazione più profonda vissuta dai consultori negli ultimi anni: essere passati da luoghi dedicati principalmente alla maternità a diventare presìdi di salute a tutto tondo, capaci di intercettare le persone prima che il problema diventi un'emergenza.


