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Neuroscienze

Cefalea digitale nei bambini: cosa sappiamo finora?

Scopriamo cosa dice la ricerca sull’impatto degli schermi sul mal di testa di bambini e adolescenti

L’uso crescente dei dispositivi digitali è ormai una componente stabile della vita quotidiana di bambini e adolescenti e, negli ultimi anni, numerose ricerche hanno iniziato a indagare il possibile legame tra esposizione agli schermi e cefalea in età evolutiva.

La cefalea rappresenta uno dei sintomi neurologici più comuni in età pediatrica e interessa fino al 15% dei bambini e degli adolescenti in età scolare. Sebbene il rapporto tra utilizzo dei dispositivi digitali e mal di testa sia complesso e non ancora completamente chiarito, le evidenze disponibili suggeriscono che un uso prolungato degli schermi possa contribuire ad aumentare il rischio di cefalee ed emicranie nei soggetti predisposti.

QUANTO PESA IL TEMPO TRASCORSO DAVANTI AGLI SCHERMI?

Del tema si è molto parlato all’81° Congresso Italiano di Pediatria (SIP), dove tra gli argomenti affrontati c’è proprio quello che gli specialisti definiscono sempre più spesso “cefalea digitale”: una forma di mal di testa associata a uso prolungato di dispositivi elettronici, alterazione del sonno, affaticamento visivo e sovraccarico cognitivo. Che l’esposizione agli schermi sia spesso riportata come un fattore scatenante del mal di testa, è cosa nota. Solo ultimamente, però, stanno emergendo studi che possano aiutare a capire come il tipo di schermo, la durata o la frequenza di utilizzo influenzino la cefalea pediatrica e il relativo carico di malattia.

Una recente revisione sistematica pubblicata sulla rivista Headache ha analizzato 48 studi internazionali dedicati alla relazione tra screen time e cefalea in età pediatrica. Pur evidenziando la necessità di ulteriori studi per definire con precisione un rapporto causale, l’associazione è risultata particolarmente evidente per l’uso prolungato del computer, mentre la durata complessiva dello screen time è emersa come il fattore più frequentemente correlato alla cefalea. La revisione evidenzia inoltre che, sebbene i risultati relativi alle diverse diagnosi di cefalea fossero eterogenei, l’emicrania sembrava associata a un rischio maggiore. Tra gli aspetti frequentemente segnalati negli studi inclusi compare anche la cosiddetta computer vision syndrome, caratterizzata da sintomi di affaticamento visivo legati all’uso prolungato dei dispositivi digitali.

RIDURRE LE ORE DI UTILIZZO FA LA DIFFERENZA

Ulteriori dati arrivano da uno studio caso-controllo che ha confrontato bambini con cefalea primaria e coetanei senza mal di testa. I risultati mostrano che l’utilizzo di smartphone o tablet per oltre tre ore al giorno era significativamente più frequente nei bambini che soffrivano di cefalea.

L’associazione diventava ancora più evidente nei soggetti che utilizzavano dispositivi digitali per oltre sei ore quotidiane, nei quali gli episodi di mal di testa risultavano più frequenti. Un dato particolarmente interessante emerso dallo studio è che la frequenza delle cefalee si è ridotta dopo un mese di limitazione dell’uso di dispositivi elettronici e cuffie, suggerendo un possibile beneficio derivante da una riduzione dell’esposizione.

PERCHÈ GLI SCHERMI POSSONO FAVORIRE IL MAL DI TESTA?

I fattori coinvolti nell’insorgenza di cefalee ed emicranie nei ragazzi e nei bambini sono molteplici, combinati tra loro. Come ricorda la SIP, tra i principali meccanismi troviamo l’affaticamento visivo causato dalla fissazione prolungata di contenuti rapidi e altamente stimolanti, come i video brevi e lo scrolling continuo tipici delle piattaforme social. A questo si aggiunge l’alterazione del ritmo sonno-veglia: la luce blu emessa dagli schermi può infatti ridurre la produzione di melatonina, rendendo più difficile addormentarsi e peggiorando la qualità del sonno, uno dei principali fattori associati alla cefalea.

Un altro elemento riguarda la postura. Passare molte ore con il collo piegato sullo smartphone (“text neck”) aumenta la tensione dei muscoli cervicali e può favorire dolore che si irradia verso la testa, soprattutto nelle forme di cefalea tensiva.

Ma non c’è solo una componente fisica. Le piattaforme digitali espongono inoltre i ragazzi a una stimolazione continua fatta di notifiche, video brevissimi, cambi rapidi di immagini e contenuti sempre nuovi. Questo sovraccarico cognitivo, insieme all’ansia di restare sempre connessi e di “non perdersi nulla” (la cosiddetta FOMO, Fear of Missing Out), può contribuire ad aumentare stress e vulnerabilità alla cefalea nei soggetti predisposti.

I CONSIGLI DELLA SIP

Alla luce delle evidenze raccolte dalla Commissione sulle Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria (SIP), l’esposizione ai media digitali rappresenta un fattore complesso e rilevante per la salute in età pediatrica, con possibili effetti su benessere fisico, neurocognitivo e psicologico.

Per questo la SIP propone una serie di indicazioni per famiglie e operatori sanitari.

Ecco i principali:

  • Rinvio dell’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni
  • Uso di dispositivi semplificati fino ai 18 anni
  • Limitazione dell’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni
  • Posticipo dell’accesso ai social media, idealmente fino ai 18 anni.
  • Evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti, nelle ore precedenti il sonno e all’interno della camera da letto
  • Favorire attività alternative come sport, gioco all’aperto, lettura e creatività.

«Non si tratta di demonizzare la tecnologia – spiega Antonino Gulino, pediatra di famiglia a Catania e componente del Consiglio Direttivo SIP – ma di imparare a utilizzarla in modo corretto. Oggi sappiamo che uso serale degli smartphone, binge scrolling, sonno insufficiente e iper-esposizione agli schermi possono contribuire a peggiorare cefalee ed emicranie nei soggetti predisposti».

«I dispositivi elettronici fanno ormai parte della quotidianità dei bambini e degli adolescenti – sottolinea il Presidente SIP Rino Agostiniani – ma proprio per questo è fondamentale educare famiglie e ragazzi a un utilizzo consapevole. Regole semplici come evitare smartphone e tablet prima di dormire, tenere le camere da letto device-free, limitare il tempo trascorso online e fare pause frequenti durante l’uso degli schermi possono avere effetti importanti sul benessere fisico e psicologico dei più giovani. La prevenzione oggi passa anche dall’educazione digital».

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