Una storia di emicrania può aumentare lievemente il rischio di ictus ischemico nelle donne in postmenopausa. Lo suggerisce uno studio pubblicato di recente sulla rivista Neurology, in cui sono stati analizzati i dati della Women’s Health Initiative, un ampio studio longitudinale statunitense. L’analisi ha incluso 130.277 donne in postmenopausa, seguite per un periodo mediano di circa 20 anni, durante il quale si sono verificati 5.743 ictus.
«Questa ricerca ci aiuta a colmare una lacuna: sappiamo che l’emicrania è un fattore di rischio per le malattie vascolari in generale e soprattutto per l’ischemia cerebrale nelle giovani donne. Gli studi condotti finora avevano riguardato soprattutto donne giovani o in età riproduttiva», commenta Simona Sacco, professoressa ordinaria di Neurologia all’Università degli Studi dell’Aquila, i cui campi di ricerca sono proprio l’ictus e l’emicrania.
IL NESSO FRA ICTUS ISCHEMICO E EMICRANIA
L’ictus può essere di due tipi: ischemico o emorragico. Nel primo caso, il più frequente, un vaso sanguigno del cervello viene ostruito da un coagulo di sangue o da una placca aterosclerotica. Nel secondo, invece, il vaso si rompe, provocando un’emorragia.
Lo studio ha osservato un aumento relativo del rischio di ictus ischemico del 12% per le donne con una storia di emicrania rispetto a chi non ne aveva mai sofferto. Non è stata invece trovata alcuna associazione tra emicrania e ictus emorragico.
Le ragioni di questa associazione potrebbero risiedere in una particolare vulnerabilità del tessuto cerebrale. «L’emicrania è una patologia con una forte componente genetica: le persone che ne soffrono possono avere un meccanismo di funzionamento delle cellule cerebrali un po’ diverso e, probabilmente, anche una maggiore suscettibilità di queste cellule a morire nel momento in cui c’è un insulto ischemico. In altre parole, potrebbero essere più vulnerabili», spiega Sacco.
I NUMERI REALI: PERCHÉ NON BISOGNA SPAVENTARSI
Questi dati però non devono spaventare. L’emicrania è una condizione molto comune, mentre il rischio di ictus nella popolazione generale resta contenuto. Inoltre, l’aumento osservato nello studio è modesto e va interpretato come un incremento relativo, non come un aumento elevato del rischio assoluto per la singola persona.
Per capire la differenza tra rischio relativo e rischio assoluto, possono essere utili alcuni dati disponibili in letteratura sulle donne più giovani, pur non essendo direttamente trasferibili alla popolazione in postmenopausa. Tra le donne tra i 15 e i 49 anni, la probabilità annua di avere un ictus nelle persone che non soffrono di emicrania è stata stimata intorno allo 0,02%, pari a circa 21 casi su 100.000 persone. In presenza di una diagnosi di emicrania, la probabilità sale allo 0,04% all’anno.
Un aspetto che non viene considerato nello studio è il tipo di emicrania. Il rischio di ictus, infatti, aumenta soprattutto nei casi di emicrania con aura, una forma preceduta o accompagnata da sintomi neurologici transitori, come disturbi visivi, scintille, linee a zig-zag o perdita temporanea della vista, formicolii alle braccia o al viso e difficoltà a parlare.
Sempre tra le donne in premenopausa, si calcola che l’emicrania senza aura comporti un aumento del rischio del 20%, con una probabilità annua di ictus intorno allo 0,03%. L’emicrania con aura, invece, è associata a un aumento del rischio del 130%; eppure, anche in questo scenario più sfavorevole, la probabilità reale che si verifichi l’evento è dello 0,05% all’anno. In sintesi: il rischio reale per la singola paziente rimane molto ridotto.
I LIMITI METODOLOGICI DELLA RICERCA
Lo studio presenta alcuni limiti di cui tenere conto. I dati analizzati provengono dalla Women’s Health Initiative, uno studio progettato per altri scopi: le informazioni sull’emicrania non sono state raccolte con strumenti diagnostici specifici, ma si basano su quanto dichiarato dalle partecipanti, che dovevano riferire se avessero mai ricevuto una diagnosi di emicrania dal proprio medico.
«Questo espone al rischio di stime imprecise, sia in eccesso sia in difetto», osserva Sacco. Inoltre, non era disponibile alcuna informazione sul tipo di emicrania, con o senza aura, un dato che, come si è visto, è rilevante per la stratificazione del rischio.
Infine, la coorte è stata arruolata negli anni Novanta, quando lo stile di vita, le comorbidità e il livello di attenzione verso alcuni fattori di rischio cardiovascolare erano diversi da quelli attuali. I risultati, quindi, potrebbero non riflettere appieno il rischio delle donne in postmenopausa di oggi.
PREVENZIONE: I FATTORI SU CUI INTERVENIRE
Non sappiamo se trattare l’emicrania riduca il rischio di ictus ischemico, ma sappiamo su quali fattori intervenire per limitarlo. Dopo la menopausa, l’attenzione va posta soprattutto sui principali fattori di rischio vascolare:
- pressione alta
- fumo
- diabete
- colesterolo elevato
- sedentarietà
- sovrappeso
- fibrillazione atriale.
«Le donne che soffrono di emicrania devono assolutamente evitare il fumo di sigaretta», commenta Sacco. «Nel caso delle donne più giovani, va posta attenzione anche ai contraccettivi orali combinati, quelli contenenti estrogeni e progestinico». Questi fattori possono aumentare ulteriormente il rischio di ictus e, in combinazione con l’emicrania, portare a un incremento significativo.


