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Neuroscienze

Si fanno più semplici le terapie per la schizofrenia

Nuove formulazioni di antipsicotici da iniettare ogni 15 giorni al posto di pillole quotidiane sembrano migliorare la continuità della cura e ridurre le ricadute

Una iniezione ogni 15 giorni al posto di una pastiglia al giorno. Meglio per il malato, più libero, meglio per gli effetti terapeutici. Si parla della schizofrenia e di un antipsicotico classico, il risperidone. L’iniezione, ovviamente, è a lungo rilascio e uno studio pubblicato su Jama Psychiatry lo raccomanda per la maggiore adesione del paziente alla cura (qui deve recarsi dal medico ogni due settimane e non c’è il rischio – frequente – che si scordi di prendere la pillola) e, dunque, migliori risultati sul piano cognitivo. Spariscono o si diradano molto le allucinazioni, i deliri, la disorganizzazione mentale, sostengono gli studiosi della Università di California a Los Angeles (Ucla).

5 PER CENTO CONTRO 33

In un piccolo ma significativo studio hanno messo a confronto per un anno 83 pazienti all’inizio della malattia: a una metà era prescritta la pillola quotidiana di risperidone, all’altra metà l’iniezione bisettimanale a lungo rilascio. Ebbene, tra questi ultimi i sintomi psicotici si sono ripresentati nel 5 per cento dei casi mentre negli altri addirittura nel 33 per cento. Aggiungono, i ricercatori californiani, che i risultati del risperidone iniettato sono più consistenti in chi si è ammalato da poco rispetto a chi soffre di schizofrenia da molti anni. Inoltre, ricordano da uno studio precedente, che si verifica un aumento della mielina cerebrale, il rivestimento delle fibre nervose, il che aumenterebbe la comunicazione tra neuroni.

SCHIZOFRENIA: COS'E' E COME SI CURA?

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