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Oncologia

Cachessia da cancro: può la dieta mediterranea aiutare a proteggere i muscoli?

La ricerca di Laura Salvadori, sostenuta da Fondazione Veronesi, studia il ruolo della dieta nella perdita di massa muscolare associata al cancro e il potenziale di estratti di agrumi e frutta secca nel contrastarla

La cachessia da cancro è una sindrome complessa caratterizzata da una progressiva perdita di massa e forza muscolare, per la quale non esistono ancora terapie efficaci. La ricerca di Laura Salvadori, sostenuta da Fondazione Veronesi, studia il ruolo dell’alimentazione e, in particolare, se alcuni componenti tipici della dieta mediterranea possano contribuire a contrastare l’atrofia muscolare associata alla malattia.

Come nasce l'idea del vostro lavoro? 

Il nostro progetto nasce come prosecuzione dei due precedenti progetti finanziati da FUV, durante i quali abbiamo visto che gli AGE assunti con la dieta (prodotti finali della glicazione avanzata) inducono atrofia nelle cellule muscolari e peggiorano la cachessia da cancro nei topi con tumore. Inoltre, abbiamo testato un estratto di mirtillo rosso standardizzato contenente il 40% di proantocianidine che risultava in grado di contrastare gli effetti negativi indotti dalla dieta occidentale riducendo la formazione degli AGE.

Perché avete scelto di orientarvi su questa linea di ricerca?

Da anni ci occupiamo di fisio-patologia del muscolo, inclusa l’atrofia muscolare associata a diverse condizioni. In particolare, studiamo da tempo il ruolo del recettore RAGE nelle patologie legate al muscolo, compresa la cachessia. È stato visto che in presenza di tumore, RAGE sostiene tutti i meccanismi alla base della cachessia da cancro, e abbiamo dimostrato che topi portatori di tumore in cui il recettore è assente, risultano protetti dalla perdita di massa e forza muscolare. Il recettore RAGE lega e viene attivato dagli AGE, che possono formarsi all’interno del nostro organismo o possono essere introdotti con la dieta. In particolare la dieta occidentale malsana, ricca di zuccheri, grassi e prodotti ultra-processati contiene elevati livelli di AGE. I pazienti con cancro hanno alti livelli di AGE nel sangue ma l’impatto dell’accumulo di AGE derivati dalla dieta a livello muscolare è ancora argomento di studio. Inoltre, negli ultimi anni abbiamo anche identificato diversi prodotti fitoterapici in grado di contrastare la osteosarcopenia una patologia legata all’età caratterizzata dalla contemporanea perdita di massa e forza sia del tessuto osseo che del tessuto muscolare. Recentemente, abbiamo identificato anche estratti erboristici in grado di ridurre la formazione/accumulo di AGE, che potrebbero contrastare gli effetti dannosi del consumo della dieta occidentale nel muscolo e in altre componenti, come quella infiammatoria e lo stesso tumore, coinvolte nello sviluppo della cachessia.

Quali sono gli aspetti poco noti da approfondire?

La cachessia da cancro che determina la morte di circa il 20% dei pazienti con tumore in stadio avanzato, è una sindrome multifattoriale ancora sottovalutata in ambito oncologico, i meccanismi molecolari che ne portano all’insorgenza non sono delucidati, e non esistono terapie efficaci nel contrastare la perdita di massa muscolare che la caratterizza. Noi abbiamo visto che il consumo di una dieta occidentale ricca di AGE aggrava la cachessia da cancro portando all’accumulo di AGE nei muscoli e nel siero di topi con tumore e attivando il recettore RAGE. Questa condizione viene parzialmente contrastata dal consumo di un estratto standardizzato di mirtillo rosso americano attraverso la riduzione dell’accumulo degli AGE. In primo luogo, vogliamo studiare il ruolo dell’asse AGE/RAGE nella cachessia da cancro aggravata dal consumo di una dieta occidentale malsana. Inoltre, andremo a valutare se estratti tipici di una dieta mediterranea con attività anti-AGE come estratti di agrumi e frutta secca possano essere in grado di prevenire o attenuare l’atrofia muscolare in diversi modelli sperimentali di cachessia.

Come intendete portare avanti il vostro progetto durante quest’anno?

Nella borsa biennale che mi è stata finanziata prevediamo di iniziare subito un esperimento in vivo alimentando con una dieta occidentale ricca di AGE topi che non hanno il recettore RAGE (Ager-/-). Infatti, dati preliminari hanno mostrato che nei topi Ager-/- nonostante il consumo di una dieta occidentale non si osserva l’atteso aumento del peso corporeo e neanche una ridotta espressione della catena pesante della miosina, la proteina sarcomerica maggiormente espressa a livello muscolare. In questo esperimento i topi saranno poi anche inoculati con cellule tumorali per vedere se c’è una protezione anche della cachessia da cancro aggravata dal consumo di una dieta malsana. Paragonando quindi l’assenza del recettore RAGE al trattamento con l’estratto di mirtillo rosso testato in precedenza. Presumendo che anche nei topi Ager-/- possano non essere accumulati gli AGE a livello muscolare e sierico. Contemporaneamente, inizieremo una serie di esperimenti in vitro su cellule muscolari per valutare se gli estratti di agrumi e frutta secca tipici della dieta mediterranea sono in gradi di contrastare l’atrofia indotta dalla co-coltura con cellule tumorali o dal trattamento con AGE tipici della dieta. Durante il secondo anno, andremo a valutare gli effetti degli estratti tipici della dieta mediterranea direttamente sulle cellule tumorali e andremo anche a identificare i principali metaboliti in essi contenuti potenzialmente responsabili della loro attività anti-AGE. Infine, testeremo in vivo su topi alimentati con dieta occidentale e tumore gli estratti di agrumi e frutta secca risultati efficaci nei test sulle cellule.

Quali prospettive apre, anche a lungo termine, per la conoscenza biomedica e le eventuali possibili applicazioni alla salute umana?

Il nostro progetto permetterebbe di valutare il coinvolgimento dell’asse AGE/RAGE negli effetti dannosi a livello muscolare indotti dal consumo di una dieta malsana sempre più diffusa nel mondo occidentale industrializzato. Inoltre, potremmo andare a testare come una dieta mediterranea diametralmente opposta a quella occidentale possa invece andare a contrastare gli effetti del consumo di cibi ricchi di grassi, zuccheri e prodotti ultra-processati, mimando la dieta mediterranea con estratti di agrumi e frutta secca di cui è ricca e che hanno anche attività anti-AGE. Andremo quindi, a promuovere nella popolazione mondiale il consumo di una dieta sana a base di frutta, verdura e fibre anziché una dieta caratterizzata da cibi pronti e confezionati. Dimostrando come l’accumulo degli AGE possa essere una delle cause dei danni indotti dalla dieta occidentale malsana, i quali possono essere contrastati da cibi che ne contrastano l’accumulo o la formazione.

Quali sono i risultati raggiunti e le eventuali pubblicazioni rilevanti già effettuate sul progetto?

Abbiamo pubblicato il seguente lavoro inerente agli effetti dannosi indotti dagli AGE tipicamente presenti nella dieta occidentale su cellule muscolari e sull’efficacia di un estratto di mirtillo rosso americani nel contrastare tali effetti. Inoltre, abbiamo già visto ma non ancora pubblicato gli effetti dannosi del consumo di una dieta occidentale ricca di AGE a livello del tessuto muscolare anche in presenza di cancro e la capacità de un estratto di mirtillo rosso americano di ridurre l’accumulo di AGE nei tessuti contrastando gli effetti indotti dalla dieta malsana.

Sei mai stato all’estero a fare un’esperienza di ricerca?

Non c’è mai stata l’occasione e neanche le condizioni economiche per poterlo fare. Non è un’esperienza che escludo, ma sicuramente andrebbe valutata con estrema accuratezza, in quanto non vorrei farlo con l’idea di non tornare in Italia, perché vorrei continuare a fare ricerca nel mio paese, dove ho so studiato dove sono cresciute le mie conoscenze e la mia esperienza.

Perché hai scelto di intraprendere la strada della ricerca?

Non c’è un momento preciso in cui ho deciso che la ricerca sarebbe stato il mio futuro, sono sempre stata una bambina curiosa che non si accontentava di quello che sentiva in classe e andava a fondo per trovare sempre una risposta ai suoi dubbi o cercava di toccare con mano la realtà delle cose. Nel tempo poi questa mia curiosità si è accompagnata alla voglia di poter essere d’aiuto agli altri e di migliorare le vite delle altre persone. Queste due caratteristiche negli anni si sono affiancate facendomi capire che la ricerca scientifica mi avrebbe permesso di dare delle risposte a delle domande ancora aperte e che con quelle risposte avrei potuto aiutare altre persone.

Un momento della tua vita professionale che vorresti incorniciare e uno invece da dimenticare?

Sicuramente il giorno in cui il mio poster è stato premiato ad una conferenza internazionale rimarrà uno di quei giorni indimenticabili, perché vedevo premiato dopo tanti anni di sacrifici il lavoro del gruppo di ricerca di cui facevo parte e il progetto che c’era dietro a quel poster, ma di momenti da incorniciare ce ne sono tanti, a partire dal giorno in cui ho ricevuto la mail che ero entrata al dottorato di ricerca. Momenti che vorrei dimenticare in realtà non ce ne sono, perché ogni volta che ho fatto un errore (e ce ne sono stati tanti) o qualcosa è andato storto in un esperimento per cause esterne, è stato comunque un evento dal quale ho potuto trarre un insegnamento.

Come e dove ti vedi fra 10 anni?

Spero sempre dentro ad un laboratorio di ricerca, ma con qualche certezza in più sul futuro.

Cosa ti piace di più della ricerca? E cosa invece eviteresti volentieri?

La parte sperimentale, quella in cui disegno gli esperimenti per un nuovo progetto e inizio ad ottenere i primi risultati, belli o brutti che siano, mi riempie di carica per andare avanti e trovare nuove risposte alle domande che mi sono posta.

Non amo molto la parte di scrittura di un lavoro scientifico, quando raccogliamo tutti i dati e iniziamo a scrivere un articolo per un giornale internazionale un po’ mi spengo. Sicuramente perché sono giorni in cui passo meno tempo in laboratorio, ma essendo consapevole che è una fase cruciale del nostro lavoro e che soprattutto a quella seguirà una nuova fase di esperimenti cerco sempre di trovare la motivazione giusta per farlo.

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente il lavoro più bello del mondo, quello fatto di cellule, esperimenti, provette, microscopi, test, campioni, reazioni, sostanze e chi più ne ha più ne metta.

Una figura che ti ha ispirato (reale o meno) nella tua vita personale e/o professionale?

Una figura che da sempre vedo come un esempio da seguire è mia madre, che con il mondo della ricerca non c’entra assolutamente niente, ma fin da quando ero piccola e anche negli anni successivi la vedevo sempre impegnarsi al massimo nel suo lavoro, dedicandogli tantissime energie, ma nonostante questo aveva sempre tempo per la famiglia e quando avevamo bisogno incredibilmente lei c’era sempre. Lei mi ha fatto capire che la passione e la costanza sono le caratteristiche principali per andare avanti in qualsiasi ambito, che non dobbiamo farci scoraggiare da niente quando vogliamo ottenere un risultato nella nostra vita e che dedicarsi ad un lavoro non significa non poter avere tempo anche per la propria vita privata.

Cosa avresti fatto se non avessi fatto il ricercatore?

Se non avessi fatto il ricercatore mi sarei dedicata ad un lavoro completamente diverso all’aria aperta, probabilmente circondata da cavalli.

Al di là dei contenuti scientifici, qual è per te il senso profondo, “filosofico”, che ti spinge a fare ricerca e dà un significato profondo alle tue giornate lavorative?

La ragione per cui ogni giorno vado in laboratorio felice di fare i miei esperimenti è la speranza che quegli esperimenti mi diano delle risposte con le quali potrò essere d’aiuto a qualcun altro, di migliorare le vite future di tutti coloro che hanno patologie muscolari di vario tipo e di far sì che possano passare anche solo 24 ore in più in buone condizioni con le proprie famiglie.

In cosa, secondo te, può migliorare la scienza e la comunità scientifica?

Purtroppo il mondo della ricerca scientifica in Italia è prima di tutto sottovalutato a livello governativo, la mia è sicuramente un’affermazione scontata e non vuole essere polemica, ma la carenza di fondi per la ricerca ne è la dimostrazione. Per non parlare della “carriera”, se così si può definire di un ricercatore in Italia, con contratti ai limiti della legalità. La ricerca in Italia va avanti solo grazie a fondazioni private come FUV, che permettono sia di portare avanti dei progetti di ricerca di elevato livello che di andare avanti a chi vuole continuare a fare ricerca nel nostro paese. Quindi il Ministero dell’Università e della Ricerca dovrebbe iniziare a porsi delle domande, a capire in che condizioni il nostro mondo cerca di andare avanti, perché la ricerca è il futuro di un paese. Quello che manca è anche una sensibilizzazione verso la popolazione, che continua a vedere il mondo della ricerca come un qualcosa di lontano, incomprensibile e difficile, quando invece il nostro è un lavoro che dovrebbe interessare tutti, perché mette le basi per il futuro di un paese e perché ha un riscontro diretto nelle vite di tutti noi.

Pensi che ci sia un sentimento antiscientifico in Italia?

Percepisci fiducia intorno alla figura del ricercatore? Il grosso problema è la mancanza di comunicazione, la società non sa ancora oggi cosa fa il ricercatore e perché lo fa, invece questo è fondamentale. Dovrebbero essere favorite delle campagne di divulgazione scientifica, per avvicinare la popolazione al mondo della ricerca, per far capire che dentro un laboratorio non si fanno cose incomprensibili e lontane dalle loro vite, bensì vengono fatti vari tipi di esperimenti per mimare al meglio le varie condizioni patologiche che vengono studiate in modo da ottenere maggiori informazioni. Soprattutto perché solo ottenendo maggiori conoscenze riguardo ad una qualsiasi patologia si possono scoprire nuove metodologie o farmaci per ritardarla, contrastarla o prevenirla a seconda della malattia in questione. Potrebbero essere fatte delle campagne televisive dove viene mostrato il lavoro di un ricercatore e anche a quali risultati ha portato negli anni, ma farei anche una campagna per far vedere quante persone hanno dovuto abbandonare questo mondo per mancanza di fondi, dopo anni di duro lavoro e ottimi risultati ottenuti, rischiando così che molti progetti non possano essere stati portati avanti.

Cosa fai nel tempo libero?

Ho la passione dell’equitazione, ma da quando sono diventata mamma cerco di sfruttare ogni momento di tempo libero per stare con mia figlia.

Hai famiglia?

Sì sono sposata e ho una figlia.

Se un giorno tua figlia ti dicesse che vuole fare il ricercatore, come reagiresti e cosa le diresti?

Sarebbe difficile, sono sincera. Probabilmente la prima reazione sarebbe quella di farla riflettere sulla scelta perché è un mondo bellissimo ma allo stesso tempo difficile e insicuro, poi però certo se quella dovesse essere la sua scelta non potrei certo fermarla ma cercherei di appoggiarla per quello che posso.

Una cosa che vorresti assolutamente fare/vedere almeno una volta nella vita?

Vorrei fare una cavalcata in un ranch del Texas.

Sei felice e soddisfatto della tua vita?

Sono felice della mia vita perché sono circondata da persone che amo, stimo e con cui mi trovo bene. Sono felice perché riesco ancora a fare ciò che più mi piace cioè ricerca, ma la soddisfazione vera e propria potrà solo arrivare più avanti.

La cosa che più ti fa arrabbiare?

Mi arrabbio quando mi trovo davanti studenti che non hanno alcun interesse, che non sono mossi dalla curiosità e che non c’è niente che li fa intrigare. Ma forse la società di oggi frenetica e social ci porterà verso un mondo sempre più piatto.

La cosa che ti fa ridere a crepapelle?

Rido come una matta quando mia figlia prova a parlare a modo suo.

Un ricordo a te caro di quando eri bambino?

Tutti i ricordi legati a mio nonno, con il quale passavo gran parte delle giornate sono ricordi bellissimi. Da quando mungevamo le pecore insieme, a quando mi portava con lui al pascolo, a quando passavamo le serate a guardare film western sul divano.

Il libro o film che più ti piace o ti rappresenta?

Il libro che mi rappresenta per la determinazione rappresentata da più personaggi all’interno del racconto è “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, perché con gli animali, così come con le persone non dobbiamo mai arrenderci al primo tentativo.

Una “pazzia” che hai fatto?

Ho deciso di arrivare in chiesa il giorno del mio matrimonio con una Mietitrebbia del 1977 di mio padre, come avrebbe voluto mio nonno se fosse stato presente e mentre tutti dicevano che non era una cosa fattibile, mio padre aveva già chiesto il permesso ai vigili per passare su strade a traffico urbano.

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera cosa ti piacerebbe chiedergli?

Vorrei togliermi una volta la soddisfazione di andare a cena con Presidente del Consiglio e Ministro dell’Università e delle Ricerca (indipendentemente da chi siano in quel determinato momento) e vorrei chiedere loro come si immaginano le nostre giornate in laboratorio, cosa pensano che facciamo, come arriviamo la sera a casa e sapere a microfoni spenti cosa pensano veramente del mondo della ricerca in Italia, perché negli anni si sono sentite tante chiacchiere ma si sono visti pochi fatti.

Cosa vorresti dire alle persone che scelgono di donare a sostegno della ricerca scientifica?

A tutti coloro che donano a favore della ricerca scientifica, che sostengono una fondazione privata qualsiasi essa sia, non posso che dire GRAZIE. Grazie perché la ricerca in Italia va avanti solo grazie a voi, perché un ricercatore potrà continuare il proprio lavoro e portare avanti il proprio progetto solo grazie alle vostre donazioni, grazie perché la vita di qualche famiglia, di qualche paziente,di qualche bambino cambierà grazie al lavoro che voi avete sostenuto. Ma anche grazie perché avete capito il senso vero della ricerca scientifica, perché avete deciso di avvicinarvi al nostro mondo, perché avete provato a credere in noi, nei nostri esperimenti, nelle nostre idee strampalate di scienziati pazzi quali siamo. Perché infondo ogni ricercatore è mosso da un briciolo di pazzia.

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