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Oncologia

Fentanyl e controllo del dolore: sette miti da sfatare

Il fentanyl rappresenta una risorsa terapeutica consolidata per controllare il dolore, ma il suo uso illecito rischia di generare paure e reticenze. La parola agli esperti per fare chiarezza

Il fentanyl è un farmaco utilizzato da decenni come antidolorifico negli interventi chirurgici e nella terapia del dolore intenso come quello post-operatorio o causato da lesioni traumatiche, malattie croniche o oncologiche. Negli ultimi anni, purtroppo, il fentanyl è entrato nel dibattito pubblico soprattutto per il suo uso illecito, spesso associato a scenari allarmanti. Una narrazione che rischia di generare confusione e timori anche tra i pazienti che potrebbero averne bisogno in ambito medico.

Proprio per fare chiarezza su questo punto, gli esperti sottolineano la necessità di distinguere nettamente tra uso illegale e uso terapeutico del farmaco.

L’USO ILLECITO È LIMITATO IN ITALIA

In Italia il fenomeno dell’uso illecito del fentanyl è molto più ristretto rispetto a quanto avviene, ad esempio, negli Stati Uniti.

«Quando si parla di fentanyl illegale e di fentanyl utilizzato in ambito medico si fa spesso confusione tra due realtà completamente diverse», precisa la professoressa Silvia Natoli, responsabile dell’Area Culturale Dolore SIAARTI, Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. «Si tratta infatti di due modalità di produzione e di utilizzo totalmente distinte. Nel caso del mercato illegale non si parla solo di fentanyl in senso stretto, ma spesso di sostanze prodotte in laboratori clandestini e mescolate ad altri composti, che contribuiscono agli effetti più estremi di cui si sente parlare. L’uso medico, invece, segue standard di produzione e controllo completamente differenti».

FENTANYL E  DOLORE ONCOLOGICO

Il fentanyl è un farmaco utilizzato in diversi contesti clinici. In ambito anestesiologico, ad esempio durante gli interventi chirurgici, viene impiegato per la sua azione rapida e potente nel controllo del dolore e nella sedazione del paziente.

Tuttavia, una delle principali aree di utilizzo è la gestione del dolore cronico oncologico e non. Il fentanyl rappresenta una risorsa terapeutica consolidata raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali come opzione nel trattamento del dolore da cancro moderato-severo. Grazie all’elevata potenza analgesica e alla rapidità d’azione, è particolarmente indicato nel dolore episodico intenso: crisi improvvise di breve durata ma molto intense, che si sovrappongono al dolore di base anche quando questo è ben controllato.

COME SI SOMMINISTRA IL FENTANYL TERAPEUTICO

«Nel contesto del trattamento del dolore oncologico – prosegue Silvi Natoli –, la somministrazione del fentanyl può essere gestita anche al di fuori dell’ospedale, in ambito domiciliare, sempre sotto stretto controllo medico. Le modalità di somministrazione variano in base alle esigenze del paziente: accanto ai cerotti transdermici, utilizzati per il controllo del dolore di base, esistono formulazioni a rapido assorbimento, come gli spray nasali o altre formulazioni transmucosali, impiegate soprattutto per gli episodi acuti».

L’USO CORRETTO DELLA TERAPIA

Accanto agli aspetti clinici, resta però centrale il tema della percezione del farmaco da parte dei pazienti, spesso intimoriti quando viene proposto come terapia.

«Uno dei timori più diffusi tra i pazienti e i caregiver riguarda la dipendenza», ricorda la professoressa Natoli. «Ma in questo caso il problema non è tanto la sostanza in sé, quanto il suo utilizzo corretto. Il rischio non riguarda le dosi in senso assoluto, ma la frequenza e le modalità di somministrazione. Per questo motivo è fondamentale che la prescrizione venga accompagnata da istruzioni chiare e da una valutazione attenta del contesto del paziente, compreso il livello di autonomia e la presenza di un caregiver. Quando queste condizioni sono rispettate, il rischio di uso improprio è molto basso».

«La prescrizione del fentanyl – continua – è affidata a medici con competenze specifiche nella gestione del dolore, come anestesisti, oncologi e altre discipline con competenza nella terapia del dolore. Anche il medico di medicina generale contribuisce alla gestione in autonomia o in coordinamento con gli specialisti, purché adeguatamente formato. Il consiglio fondamentale ai pazienti è quello di affidarsi al proprio medico e non lasciarsi condizionare dai timori legati agli oppioidi, in particolare alla paura della dipendenza. È importante seguire attentamente le indicazioni sulla somministrazione e mantenere un dialogo costante con i curanti».

IL FENTANYL ASSOCIATO ERRONEAMENTE AL FINE VITA

Il timore della dipendenza, tuttavia, non è il principale problema che emerge nella pratica clinica. Le paure più frequenti sono legate soprattutto alla percezione del fentanyl come farmaco associato alle cure palliative e alle fasi terminali della malattia. 

«Molti pazienti tendono ad associare l’uso degli oppioidi, come il fentanyl o la morfina, al fine vita, cioè al momento in cui non c’è più nulla da fare. Ma questa è una rappresentazione che non corrisponde alla realtà clinica. Il fentanyl, così come altri oppioidi, non viene utilizzato solo nelle fasi terminali. È impiegato anche in altri contesti, ad esempio nella gestione del dolore cronico non solo oncologico e nel dolore intra e post-operatorio, anche dopo grandi interventi chirurgici».

I 7 MITI DA SFATARE

Il tema della disinformazione è stato al centro anche del Congresso dell’Area Culturale Dolore della SIAARTI, dove gli esperti hanno ribadito come il dolore oncologico rappresenti una componente frequente e spesso sottovalutata della malattia. Interessa circa un paziente su due lungo il percorso di cura e può compromettere qualità di vita, aderenza alle terapie ed esiti clinici.

Da qui l’esigenza di chiarire alcuni falsi miti ancora molto diffusi. «Solo superando paure e pregiudizi – ricorda la professoressa Natoli – è possibile favorire un accesso appropriato alle terapie e migliorare la qualità di vita dei pazienti». 

Di seguito i sette miti più diffusi sull’uso del fentanyl, sfatati uno ad uno, dagli esperti della Siaarti.

1. Il dolore oncologico riguarda pochi pazienti e solo le fasi finali di malattia

FALSO. È una condizione frequente che richiede attenzione e una gestione adeguata

“Il dolore è una delle manifestazioni più frequenti nella malattia oncologica e interessa un paziente su due lungo tutto il percorso di cura. Può manifestarsi già nelle fasi iniziali, durante i trattamenti (chirurgia, chemioterapia, radioterapia) e, in alcuni casi, anche dopo la guarigione. Limitare il dolore alle fasi avanzate significa sottostimarlo e ritardarne la gestione”.

2. Il dolore è un sintomo inevitabile (e va sopportato)

FALSO. Il dolore va riconosciuto e trattato come parte integrante della cura oncologica

“Il dolore è una condizione clinica complessa, con impatto fisico, psicologico e sociale. Non trattarlo adeguatamente compromette qualità di vita, aderenza alle terapie e l’efficacia complessiva delle cure”.

3. Il dolore oncologico è sempre continuo e cronico

FALSO. Esistono diverse tipologie di dolore e ciascuna richiede una gestione specifica

“Accanto al dolore persistente, definito come tale quando dura oltre le 12 settimane, esiste il dolore legato al trattamento o allo stadio della malattia. Inoltre molti pazienti sperimentano episodi improvvisi e intensi di dolore acuto (Breakthrough Cancer Pain), che richiedono un trattamento rapido e mirato”.

4. I picchi di dolore non si possono controllare

FALSO. Anche il dolore improvviso può essere gestito in modo efficace

“I picchi di dolore possono essere trattati efficacemente con terapie a rapida insorgenza. Il fentanyl, in formulazioni a rapido assorbimento come quella transmucosale, è indicato proprio per questi episodi, consentendo un sollievo tempestivo”.

5. Gli oppioidi si usano solo nelle fasi terminali

FALSO. L’uso appropriato degli oppioidi è guidato dal bisogno clinico, non dallo stadio di malattia

“Gli oppioidi rappresentano uno strumento fondamentale nella gestione del dolore oncologico anche in fasi non terminali, quando il dolore è moderato-severo e non controllato da altre terapie”.

6. Gli oppioidi sono tutti uguali

FALSO. La terapia deve essere personalizzata sulle specifiche esigenze del paziente

“Gli oppioidi differiscono per caratteristiche farmacologiche, velocità d’azione e indicazioni. Il fentanyl transmucosale orale o intranasale, per esempio, è indicato per il trattamento dei picchi di dolore e, grazie anche a dispositivi innovativi con sistema elettronico di sicurezza e controllo della dose, può essere utilizzato in modo sempre più sicuro e appropriato”.

7. Devo preoccuparmi se assumo fentanyl

FALSO. Il fentanyl è un farmaco sicuro ed efficace nella gestione del dolore

“Se prescritto e monitorato dal medico, il fentanyl è un farmaco efficace e sicuro, utilizzato da oltre sessant'anni nella pratica clinica in tutto il mondo. L’innovazione tecnologica contribuisce ulteriormente a ridurre il rischio di uso improprio, sovradosaggio e abuso”.

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