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Oncologia

L’allattamento al seno è uno scambio immunitario

L'allattamento porta benefici a lungo termine per bimbo e mamma (anche sul rischio di tumore al seno). Si studia il ruolo delle cellule T

L’allattamento al seno fa bene alla salute della madre e alla salute del bambino, e questo è un fatto noto. Meno noti in quanto meno studiati sono i meccanismi biologici sottostanti a questi effetti. Un recente studio ha descritto come alcune cellule del sistema immunitario diano forma al sistema immunitario del bambino, favoriscano lo sviluppo di una flora batterica salutare e riducano il rischio di tumore della mammella nella madre. 

LO STUDIO 

I risultati sono apparsi sulla rivista Trends in Immunology, in un articolo che ha riassunto gli esiti di ricerche recenti che puntano l’obiettivo sulle cellule T, globuli bianchi del sangue con un ruolo fondamentale nel sistema immunitario. 

Secondo questi studi, le cellule T presenti nella ghiandola mammaria, oltre a essere coinvolte nel suo profondo rimodellamento in preparazione, durante e dopo la lattazione, sembrerebbero svolgere un ruolo fondamentale nella regolazione a lungo termine del sistema immunitario della madre, conferendo fra l’altro protezione contro il rischio di tumore al seno. A ciò si aggiunga che le cellule T e i batteri presenti nel latte materno contribuirebbero anche alla modulazione dello sviluppo del sistema immunitario del neonato

NON SI TRATTA SOLO DI NUTRIZIONE

L’autrice senior della ricerca, Deepshika Ramanan, del Salk Institute for Biological Studies di San Diego (California, Usa) afferma: «L’allattamento al seno non è soltanto un processo nutritivo: si caratterizza per la presenza di meccanismi immunologici che sottendono i profondi cambiamenti che avvengono durante la lattazione, con conseguenze a lungo termine per la salute sia della madre sia del bambino. Noi sottolineiamo l’evidenza che sta emergendo sulle cellule immunitarie, in particolare le cellule T, in quanto regolatrici della lattazione e coinvolte nella produzione di latte».

Di recente, continua la scienziata, la ricerca sia con gli animali di laboratorio sia con il latte umano, ha cambiato il modo di comprendere come i diversi tipi di cellule immunitarie contribuiscono all’allattamento. Storicamente, si pensava che i cambiamenti immunitari associati all’allattamento coinvolgessero soprattutto le cellule mieloidi, che non hanno alcuna influenza sulla produzione del latte.

LE CELLULE T PROTAGONISTE DELLO SCAMBIO

«Diversi studi recenti dimostrano che alcuni tipi di cellule T si espandono durante la lattazione, con funzioni che favoriscono la maturazione della ghiandola mammaria e la produzione del latte, con un effetto a lungo termine di protezione contro il tumore del seno», osserva la dottoressa Abigail Jaquish, sempre del Salk Institute.

La ricerca evidenzia che queste cellule T materne potrebbero contribuire anche alla salute del bambino. Per esempio, le cellule T trovate nel latte potrebbero modulare lo sviluppo del sistema immunitario del neonato, promuovere lo stabilirsi di comunità microbiche precoci oltre a influenzare le risposte immunitarie precoci del neonato in un’ottica di continuum immunologico con la mamma.

GRANDI ATTESE DA QUESTI STUDI

Il gruppo dei ricercatori osservano che studiare come avviene la regolazione immunitaria durante l’allattamento potrebbe anche aiutare a capire perché alcune neo-madri incontrino difficoltà nella produzione del latte o contraggano infezioni come la mastite; da qui, infine, potrebbero venire suggerimenti su quali strategie introdurre per migliorare gli effetti sulla salute sia della madre sia del figlio. La dottoressa Ramanan dichiara: «Dal lato del bambino, stiamo solo cominciando a capire se e come le cellule immunitarie trasmesse attraverso il latte al seno possano plasmare lo sviluppo immunitario neonatale».

Conclude la dottoressa Jaquish: «Ci auguriamo che i progressi in questo campo trovino risonanza tra i clinici e gli specialisti della salute pubblica per ridefinire l’allattamento al seno come un processo pilotato dal sistema immunitario con implicazioni sulla salute a lungo termine. Ci aspettiamo, dunque, che la nostra review stimoli nuove discussioni interdisciplinari ed evidenzi la necessità che la ricerca immunitaria si focalizzi sull’allattamento al seno».

IL LATTE SOLO PER PROTEGGERE IL NEONATO?

«In chiave evolutiva è stato ipotizzato che l’allattamento al seno fosse voluto dalla natura per la protezione del bambino, protezione immunitaria- esordisce la dottoressa Lorella Giannì, neonatologa alla Mangiagalli e professore associato di Pediatria all’Università di Milano- l’ipotesi più accreditata è infatti che la ghiandola mammaria si sia evoluta come una piccola ghiandola tegumentale in grado di sintetizzare una secrezione mucosa contenente una varietà di molecole antimicrobiche per proteggere il neonato. Solo successivamente il latte materno ha incorporato la funzione di nutrimento per il neonato, pur continuando a svolgere un ruolo di interconnessione immunitaria tra la mamma e il suo bambino». 

PER 12 MESI IL RISCHIO CALA DEL 4,3 PER CENTO

Per la donna è notorio ormai che la sua scelta di allattare il figlio genera una risposta immunitaria che dura nel tempo e si traduce – come dimostrano i dati epidemiologici – in un minor rischio di tumore al seno. «Si è calcolata anche la “dose-dipendenza” di questo rischio: si abbassa quanto più a lungo si allatta nel corso della vita– informa la dottoressa Giannì. - Per esempio, per 12 mesi di allattamento la diminuzione del rischio è del 4,3 percento, ad indicare un effetto cumulativo».

I TEMPI RACCOMANDATI DALL’OMS

Continua, con entusiasmo, la neonatologa: «Ai miei studenti dico sempre che non basta promuovere un buon avvio dell’allattamento, ma occorre sostenere la diade mamma-bambino perché l’allattamento possa proseguire nel tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento in maniera esclusiva nei primi sei mesi di vita, poi come parte importante della nutrizione fino a un anno di età, e raccomanda di continuare almeno fino ai 2 anni del figlio, e oltre».

Apprendiamo – e non è così noto - che per la donna l’allattamento al seno si associa anche ad una diminuzione del rischio di tumore all’ovaio e di malattie metaboliche come il diabete di tipo 2.

OGNI MAMMA PRODUCE UN LATTE DIVERSO

Per tutto questo è importante il rimodellamento della ghiandola mammaria, prima, in previsione della lattazione, poi durante, e il riassetto definitivo alla fine dell’allattamento. 

Parlando con la dottoressa Giannì delle implicazioni complesse inerenti l’allattamento al seno si arriva a percepire qualcosa di “magico” in questo dono reciproco della diade mamma-bambino. La neonatologa della Mangiagalli aggiunge un ultimo tocco: «Il latte di ogni mamma è diverso, ogni mamma lo produce specifico per il suo bambino, in questa comunicazione così stretta, ed “esclusiva”, come è l’allattamento al seno».

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