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Oncologia

Tumore al seno: l'analisi del genoma può far evitare la chemioterapia

Il test (70 Gene-Signature) è in grado di individuare la presenza di settanta geni responsabili delle metastasi del tumore al seno. L’obiettivo è prevedere il rischio e ridurre il ricorso alla chemioterapia

La chemioterapia adiuvante è una delle armi più utilizzate nel trattamento del tumore al seno. Le pazienti operate per rimuovere una neoplasia allo stadio iniziale (1 e 2) vengono sottoposte alla terapia farmacologica quando la lesione tumorale della mammella è stata asportata, ma rimane il rischio che alcune cellule possano avere abbandonato la sede del tumore mammario ed essere in circolo. Finora la valutazione s’è basata sull’esito dell’esame istologico, l’esame dei tessuti prelevati, ma il futuro potrebbe riservare un ruolo di rilievo alla genomica. Un test genetico, abbinato all’analisi del tessuto asportato chirurgicamente, potrebbe essere utile a ridurre il numero delle pazienti chiamate a sottoporsi alla chemioterapia.

 SERVE LA CHEMIOTERAPIA? LO DICE UN TEST GENETICO

L’ultima conferma a riguardo giunge da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. Gli autori, un gruppo di ricercatori olandesi, hanno valutato l’affidabilità di un test genetico (70-Gene Signature) nella definizione della strategia terapeutica più adeguata con cui trattare un gruppo di 660 pazienti. Di queste, sulla base della valutazione clinica, a 270 è stata prescritta la chemioterapia adiuvante. Per altre 107, invece, l’ipotesi è stata esclusa. Nel mezzo sono rimaste 283 donne, rientranti in quella «zona grigia» che porta gli oncologi a valutare caso per caso quale strategia adottare. Subito dopo gli specialisti hanno sottoposto tutte le pazienti al test genetico.

I RISULTATI DEL TEST GENETICO

Il test è stato condotto su un campione di tessuto tumorale asportato con l'intervento chirurgico, e ha permesso di individuare la presenza di settanta geni ritenuti responsabili della diffusione metastatica della malattia. Una volta noti i risultati, nella metà dei casi per cui era stata prevista la chemioterapia s’è deciso di fare un passo indietro. Complessivamente, nella valutazione dell’opportunità di sottoporre o meno una donna alla chemioterapia adiuvante, le indicazioni del test genetico sono risultate in linea nel 96 cento dei casi con quelle che erano le raccomandazioni fornite dagli specialisti.  

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