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Pediatria

Sindrome emolitico-uremica: il rischio aumenta in estate

Nei mesi caldi aumentano le infezioni da E. coli che possono portare alla sindrome emolitico-uremica. Il caso di Mattia Maestri riaccende l'attenzione, ma i dati ISS parlano di una malattia rara

Lo scorso 2 agosto è venuto a mancare Mattia Maestri, il ragazzino trentino che nel giugno 2017, a 4 anni, aveva mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli. Da allora viveva in stato vegetativo permanente: l'infezione aveva scatenato una sindrome emolitico-uremica (SEU), che gli causò danni neurologici irreversibili. Dopo nove anni di cure, la sua morte ha riportato l'attenzione pubblica su una malattia che, pur rara, colpisce quasi sempre i bambini più piccoli.

Non è un caso che la vicenda torni alla ribalta proprio in questi mesi. Il nuovo report dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), basato sui dati del Registro Italiano SEU relativi al 2025, conferma che l'incidenza della malattia segue un andamento stagionale preciso, con un picco tra luglio e agosto: nel 2025 sono stati segnalati 19 casi solo tra fine luglio e fine settembre, a fronte di un calo marcato nel mese di giugno. Il caldo favorisce infatti la proliferazione dei batteri negli alimenti e le occasioni di contaminazione, in particolare in prodotti come carne poco cotta, verdure crude e latticini a latte crudo — proprio la fonte all'origine del caso di Mattia Maestri.

COS'È LA SINDROME EMOLITICO-UREMICA E COME SI CONTRAE

La SEU è una malattia rara ma grave, che nella grande maggioranza dei casi colpisce bambini sotto i 15 anni, con una concentrazione particolare nei primissimi anni di vita. È causata da ceppi di E. coli produttori di Shiga tossina (STEC), un batterio che si trasmette soprattutto per via alimentare: carne bovina poco cotta, latte e formaggi non pastorizzati, verdure contaminate da terreno o acqua infetti, ma anche per contatto diretto con animali o persone infette.

Una volta ingerita, la tossina prodotta dal batterio può danneggiare i vasi sanguigni di reni, intestino e, nei casi più gravi, sistema nervoso. Il risultato è la triade clinica tipica della sindrome: distruzione dei globuli rossi (anemia emolitica), riduzione delle piastrine e insufficienza renale acuta, che nei bambini rappresenta una delle cause principali in assoluto.

COME SI CURA

Non esiste una terapia specifica contro la tossina STEC: il trattamento della SEU è essenzialmente di supporto, mirato a sostenere le funzioni vitali compromesse mentre l'organismo affronta la fase acuta della malattia. Nei casi più severi è necessaria l'emodialisi, per sopperire temporaneamente alla funzione renale compromessa, insieme a trasfusioni di sangue o piastrine quando necessario. Fondamentali sono la diagnosi precoce e il monitoraggio in centri specializzati di nefrologia pediatrica, che permettono di intervenire rapidamente sulle complicanze e, nella maggior parte dei casi, di portare il paziente a una guarigione della funzione renale. Proprio per questo l'Italia dispone dal 1988 di un Registro Italiano SEU, che coordina la sorveglianza clinica e microbiologica dei casi a livello nazionale.

COSA DICE IL REPORT ISS: NUMERI PICCOLI, ATTENZIONE ALTA

Nel 2025 il Registro ha raccolto 43 casi di SEU in tutta Italia, segnalati da 12 centri clinici in 15 Regioni e Province Autonome. Il tasso medio di segnalazione resta molto contenuto: 0,61 casi ogni 100.000 bambini l'anno, con differenze significative tra le Regioni — dal minimo della Sicilia (0,16) al massimo del Molise (3,3). Tutti i casi registrati nel 2025 hanno riguardato pazienti in età pediatrica.

I test diagnostici hanno confermato l'infezione da STEC nel 95,3% dei casi, e il sequenziamento genomico dei ceppi isolati — tecnica ormai centrale nella sorveglianza — ha permesso di identificare tre distinti cluster epidemiologici, incluso il collegamento di un caso italiano a un focolaio avvenuto in Germania nello stesso anno.

Il messaggio che emerge dal report è duplice, e non contraddittorio: la SEU resta una malattia estremamente rara, con numeri assoluti bassi anche a livello nazionale, ma la sua concentrazione stagionale nei mesi estivi e la gravità potenziale delle sue complicanze — come dimostra la vicenda di Mattia Maestri — giustificano un'attenzione costante, soprattutto rispetto all'origine alimentare del contagio: cottura adeguata delle carni, attenzione ai prodotti a latte crudo e corretta igiene degli alimenti restano le misure di prevenzione più efficaci, in particolare per i bambini più piccoli.

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