Dona ora
Pediatria

Vitamina K alla nascita: l’iniezione che protegge dalle emorragie

Da oltre mezzo secolo, poco dopo la nascita, ai neonati viene somministrata un’iniezione di vitamina K. Una procedura semplice, entrata da tempo nella routine assistenziale, che serve a prevenire una complicanza rara ma potenzialmente molto grave: il sanguinamento da carenza di vitamina K.

Negli ultimi anni, però, una quota crescente di genitori ha scelto di rifiutare questa profilassi. Un fenomeno ancora minoritario, ma osservato in diversi Paesi. A riportare l’attenzione sul tema è ora un ampio studio nazionale condotto in Svezia e pubblicato su JAMA Pediatrics: nei bambini che non avevano ricevuto la vitamina K per via intramuscolare il rischio di sanguinamento nei primi sei mesi di vita è risultato significativamente più elevato, soprattutto per quanto riguarda le emorragie intracraniche.

PERCHÉ AI NEONATI SERVE LA VITAMINA K

La vitamina K è indispensabile per il funzionamento di diversi fattori della coagulazione, le proteine che permettono al sangue di formare un coagulo e arrestare un’emorragia.

Alla nascita, però, tutti i bambini possiedono riserve molto ridotte di questa vitamina. Solo piccole quantità attraversano la placenta. Inoltre, l’intestino del neonato non ospita ancora i batteri capaci di produrla e il latte materno ne contiene concentrazioni modeste. Per alcuni mesi, quindi, il bambino rimane più vulnerabile alla carenza.

In assenza di profilassi può verificarsi il sanguinamento da carenza di vitamina K, indicato con la sigla VKDB. Le emorragie possono comparire nelle prime ore di vita, nei giorni successivi oppure, più tardivamente, fino ai sei mesi.

Il sanguinamento può interessare il cordone ombelicale, il naso o l’apparato gastrointestinale. Nei casi più gravi coinvolge il cervello, con il rischio di danni neurologici permanenti o di morte. Soprattutto nelle forme tardive, spesso non compaiono segnali premonitori evidenti.

Una singola dose di vitamina K nel muscolo della coscia consente di creare una riserva sufficiente a proteggere il bambino durante questa fase vulnerabile. Non si tratta di un vaccino, ma della somministrazione di una vitamina necessaria alla coagulazione.

AUMENTANO I GENITORI CHE RIFIUTANO L’INIEZIONE

La profilassi intramuscolare viene raccomandata dagli anni Sessanta e ha quasi eliminato il sanguinamento da carenza di vitamina K nei Paesi in cui viene praticata regolarmente. Nonostante questo, gli studi più recenti mostrano un aumento dei neonati che non la ricevono.

Negli Stati Uniti, un’analisi su oltre cinque milioni di nascite registrate in 403 ospedali tra il 2017 e il 2024 ha mostrato che la quota di bambini senza iniezione è passata dal 2,92% al 5,18%. Nel complesso, quasi 200 mila neonati non avevano ricevuto la profilassi.

In altri Paesi, come Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito, le percentuali rilevate sono generalmente comprese tra circa l’1 e il 3%. I rifiuti risultano più frequenti nei parti domiciliari e nei centri nascita.

Tra le motivazioni indicate dai genitori compaiono la paura del dolore o di possibili effetti avversi, la convinzione che l’intervento non sia necessario e una più generale sfiducia verso le procedure mediche preventive.

LO STUDIO SVEDESE SU DUE MILIONI DI NEONATI

I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.020.302 bambini nati in Svezia tra il 2003 e il 2021, dalla trentacinquesima settimana di gestazione in poi. Tutti sono stati seguiti fino ai sei mesi di età.

Nel complesso, 24.089 neonati, pari all’1,19%, non presentavano una registrazione della somministrazione intramuscolare di vitamina K.

La percentuale era scesa dall’1,32% del 2003 allo 0,66% del 2006, per poi aumentare progressivamente fino all’1,50% nel 2021. Il dato rimane basso, ma mostra un’inversione di tendenza significativa.

I bambini senza profilassi hanno registrato 636 episodi di sanguinamento ogni 100 mila nati, rispetto a circa 380 ogni 100 mila tra quelli che avevano ricevuto l’iniezione.

Dopo aver tenuto conto di diversi fattori materni, ostetrici e neonatali, la mancata somministrazione risultava associata a un aumento del 52% della probabilità di sanguinamento entro i primi sei mesi.

La differenza era ancora più evidente per le emorragie intracraniche: circa 220 casi ogni 100 mila bambini senza iniezione, contro 63 ogni 100 mila tra quelli sottoposti alla profilassi. La probabilità risultava quindi quasi triplicata.

Anche limitando l’analisi ai primi 28 giorni di vita, i neonati senza vitamina K presentavano un rischio maggiore di sanguinamento e di emorragia cerebrale. I risultati sono rimasti sostanzialmente invariati nelle diverse analisi di sensibilità.

LA VITAMINA K PER BOCCA È UN’ALTERNATIVA?

Quando i genitori rifiutano l’iniezione, in alcuni Paesi viene proposta la somministrazione orale. Questa soluzione richiede però dosi ripetute ed è considerata meno affidabile, perché dipende dall’assorbimento intestinale e dall’aderenza dei genitori al programma.

Nello studio svedese, solo una piccola parte dei bambini senza iniezione aveva ricevuto la vitamina K per bocca. Anche in questo gruppo il rischio di sanguinamento risultava più elevato rispetto alla profilassi intramuscolare.

Il dato va però interpretato con prudenza: il numero di bambini trattati per via orale era limitato e non erano disponibili informazioni sulla regolarità delle dosi successive.

Le raccomandazioni pediatriche continuano quindi a considerare l’iniezione intramuscolare come la modalità più efficace. La somministrazione orale rappresenta soprattutto una seconda scelta quando la profilassi standard viene rifiutata.

UN RISCHIO RARO, MA EVITABILE

Lo studio presenta alcuni limiti: si tratta di una ricerca osservazionale e l’assenza di una registrazione non consente di distinguere con certezza un vero rifiuto da un errore di documentazione. Gli autori, inoltre, hanno considerato tutte le diagnosi di sanguinamento e non soltanto i casi confermati di carenza di vitamina K.

Il lavoro non dimostra quindi che ogni emorragia osservata sia stata provocata dalla mancata profilassi. La numerosità della popolazione analizzata e la coerenza con le conoscenze accumulate in decenni di utilizzo rafforzano però l’evidenza dell’effetto protettivo dell’iniezione.

In termini assoluti, il rischio per il singolo bambino rimane raro. Tuttavia, aumenta nettamente quando la profilassi non viene eseguita e, nelle forme tardive, una quota importante delle emorragie coinvolge il cervello.

Il messaggio da comunicare ai genitori è dunque semplice: si tratta di un evento poco frequente, ma imprevedibile, potenzialmente molto grave e prevenibile con una sola iniezione alla nascita.

Fai una donazione regolare

Sostieni la ricerca, sostieni la vita

Frequenza di donazione
Importo della donazione