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bioetica

Addio a Emma Bonino, una storia di impegno condiviso per la pace e la scienza

La collaborazione con Science for Peace, il legame con Umberto Veronesi, la malattia oncologica, il filo di un’amicizia e di battaglie comuni per la libertà, i diritti e la cultura scientifica

«Indomita. È l'aggettivo che mi viene in mente per primo quando penso a Emma Bonino». Così nel 2013 Umberto Veronesi scriveva di Emma Bonino, a cui lo legavano anni di lotte civili e politiche affini, nonché anni di quella che il professore definiva esplicitamente “amicizia” e “consonanza mentale”.

Nel 2013 Emma Bonino, che è scomparsa oggi a Roma,  veniva nominata ministra degli Esteri per il governo Letta, e Umberto Veronesi volle esprimere pubblicamente il suo apprezzamento, ricordando un rapporto costruito nel tempo, ben prima dell’impegno congiunto per Science for Peace, il progetto di Fondazione Veronesi voluto dal professore al quale Bonino avrebbe partecipato con convinzione.

Emma Bonino è stata esponente di spicco del radicalismo liberale e del femminismo, segnando la storia politica e civile italiana negli ultimi 50 anni. Esponente di spicco del Partito radicale e poi di +Europa, più volte eletta parlamentare in Italia e in Europa, esperta di relazioni internazionali, diritti umani e di conflitti, ha ricoperto incarichi di assoluto rilievo (vicepresidente del Senato, ministra degli Affari Esteri, ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee, commissaria europea, promotrice della Corte penale internazionale).

Ad Umberto Veronesi e alla sua Fondazione la avvicinava il comune impegno nelle battaglie per la libertà individuale, nella difesa della ricerca scientifica e nella convinzione che la conoscenza potesse contribuire a rendere la società più libera e più giusta.

Scienza, ragione e libertà

Le prime tracce pubbliche di questa sintonia risalgono almeno agli anni in cui Veronesi era ministro della Sanità. È il 2000-2001 e al centro del dibattito ci sono temi destinati a diventare terreni di confronto decisivi: la bioetica, le cellule staminali, la libertà della ricerca, la RU486.

Bonino guarda con attenzione al lavoro del ministro e ne apprezza soprattutto il modo di affrontare questioni difficili e controverse. Nel maggio 2001, durante una maratona su Radio radicale, parla della «popolarità indiscutibile» raggiunta da Veronesi e la attribuisce anche alla «chiarezza» con cui affronta «temi difficili», citando fra gli altri le droghe, la ricerca scientifica e le cellule staminali. D’altro canto, pochi giorni prima, Bonino aveva ricordato anche un giudizio attribuito a Veronesi sulle battaglie radicali, definite caratterizzate dalla «razionalità» e in linea con i risultati del mondo della scienza. «Razionale è un aggettivo che mi piace tanto», commenta.

La scienza per la pace

Negli anni successivi le occasioni di incontro aumentano. Quando nasce Science for Peace, nel 2009, Bonino (nella foto*, accanto a Umberto Veronesi) abbraccia quel progetto che mette la scienza al servizio di una cultura della pace. Partecipa alle conferenze, interviene sui temi del disarmo e dell'Europa, nella seconda edizione della conferenza internazionale del movimento, nel novembre 2010, interviene sulla possibilità di un esercito unico europeo.

Nel 2013, proprio mentre la nuova ministra degli Esteri si prepara ad affrontare il suo incarico, Veronesi decide di dedicarle sul sito di Fondazione un ritratto personale. Lo intitola «La mia cara, indomita Emma». Ricorda le battaglie condivise: la non proliferazione degli armamenti, la lotta contro lo sterminio per fame, la difesa dei diritti individuali e, in particolare, dei diritti delle donne. E definisce Bonino, insieme a sé, fra i fondatori e i più appassionati sostenitori di Science for Peace.

Uno sguardo nuovo alla malattia oncologica

Nel 2015 Emma Bonino rende pubblica la sua diagnosi di tumore al polmone e decide di raccontare la malattia senza nasconderla, trasformando anche questa esperienza in un'occasione di confronto pubblico.

Veronesi interviene sulle pagine di la Repubblica e interpreta quella scelta come una vera battaglia civile. Il titolo del suo intervento è «Non pazienti ma persone: la battaglia civile della Bonino nel nome di tutti i malati». È un'espressione che sembra ben rappresentare la sua idea di medicina e di cura: la persona viene prima della malattia.

Bonino, dal canto suo, parlerà di Veronesi come del medico che aveva saputo starle accanto con umanità. Ma soprattutto continuerà a ripetere un concetto: non sono il mio tumore. È un messaggio straordinariamente vicino al percorso di una vita di Umberto Veronesi: la medicina non deve ridurre una persona alla sua diagnosi.

«Umberto è stato al mio fianco»

Quando Umberto Veronesi muore, nel novembre 2016, Emma Bonino è fra gli oratori che lo ricordano durante la cerimonia laica a Milano. In quell’occasione vengono pronunciate parole che ancora oggi – o forse oggi in modo particolare – hanno un peso importante.

Emma Bonino ricorda l'uomo, il medico, lo scienziato, ma soprattutto il compagno di strada nelle battaglie civili. Le sue parole restituiscono il senso di una relazione durata decenni.

«Umberto è stato al mio fianco nelle battaglie laiche più difficili», dice. E gli si rivolge direttamente: «Quando ero ragazza sulla strada della lotta contro l'aborto clandestino oltre ai compagni radicali ho trovato solo te», ringraziandolo inoltre per aver affrontato da uomo di scienza e di medicina «il tabù della morte dignitosa».

«I doveri della libertà»

Nel ricordo di Bonino c'è anche un altro elemento che accomuna profondamente le loro storie: l'idea che la libertà non sia soltanto un diritto individuale, ma comporti responsabilità.

Parlando di Veronesi, Bonino ricorda il suo impegno per le unioni civili, per i diritti nel fine vita, per la libertà della ricerca e per l'autodeterminazione. E rivolgendosi direttamente a lui pronuncia una frase che sembra quasi una sintesi della loro lunga amicizia: «Tu sentivi i doveri della libertà».

Due percorsi diversi, ma una stessa idea: che la libertà abbia bisogno della ragione, della responsabilità e del coraggio di affrontare anche i temi più difficili. E che, come aveva intuito Veronesi descrivendo la sua «cara, indomita Emma» («Non c’è nulla che la scoraggi, non c’è nulla che la fermi, non c’è nulla che le metta paura, non c’è nulla che le sembri impossibile») non ci siano battaglie impossibili quando si è disposti a non arrendersi.

*Nella foto, Emma Bonino e Umberto Veronesi in occasione della prima Conferenza internazionale Science for Peace, 21 novembre 2009. Foto di Nanni Fontana.

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